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Scoppia il caso Accademia diplomatica Ue: fermati Mogherini, Sannino e Zegretti. Indaga la Procura europea

Un nuovo terremoto scuote le istituzioni comunitarie. La Procura europea ha avviato un’indagine su presunti illeciti legati all’appalto per la futura Accademia diplomatica dell’Unione, portando al fermo tre figure note della scena politica e istituzionale italiana: Federica Mogherini, già Alto rappresentante dell’Ue, l’ambasciatore Stefano Sannino e il dirigente del Collegio d’Europa Cesare Zegretti.

Gli inquirenti ipotizzano una serie di reati, tra cui corruzione, frode, conflitto d’interessi e violazione del segreto professionale. Secondo la ricostruzione preliminare, il Collegio d’Europa avrebbe potuto accedere in anticipo a informazioni riservate sul bando per l’assegnazione dell’Accademia, ottenendo così un vantaggio indebito.

L’intervento è scattato all’alba a Bruxelles: agenti della polizia federale fiamminga, coordinati da Eppo e Olaf, hanno perquisito il Servizio europeo per l’azione esterna, acquisito documenti e dispositivi e effettuato controlli in abitazioni private e nella sede del Collegio d’Europa. Per ora nessuna imputazione ufficiale; Mogherini, Sannino e Zegretti sono sotto interrogatorio in attesa delle decisioni del giudice istruttore.

Da fonti europee trapela che la Commissione ha autorizzato la revoca dell’immunità di Sannino per permettere agli investigatori di esaminare il suo telefono. Massimo riserbo dal suo entourage e dal team di Mogherini, mentre il Collegio ha espresso collaborazione piena con le autorità.

Il caso arriva in un momento già critico per l’Unione, alle prese con la crisi ucraina e con difficoltà interne nel definire una linea diplomatica unitaria. In Italia la vicenda ha scatenato richieste di trasparenza immediata, mentre il ministro Antonio Tajani ha richiamato alla presunzione di innocenza.

Sul fronte internazionale, Russia e Ungheria hanno colto l’occasione per mettere sotto accusa Bruxelles. Mosca ha accusato l’Ue di doppio standard sulla corruzione, mentre Budapest ha parlato dell’“ennesimo scandalo europeo”, riaprendo idealmente i capitoli ancora irrisolti del Qatargate e delle recenti indagini su Huawei.

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