Sei domande al flauto d’oro Monica Moroni, in attesa del concerto di sabato sera a Tuscania

c3Cosa succede quando Chopin incontra Mclachlan? E se il classico sposa il pop moderno? Sabato sera alle 21 gli appassionati di musica potranno scoprirlo perché all’ex Tempio Santa Croce di Tuscania si esibiranno la cantante Laura Corbelli, il pianista Cristian Menghi ed il flauto d’oro Monica Moroni.

Tre esperienze e sensibilità diverse, tre “strumenti” che cercheranno di regalare ancora una volta emozioni indimenticabili ai presenti. L’organizzatore dell’evento, Gaetano Cici, è sicuro che sarà un successo. Il secondo, dopo quello estivo, ancora una volta ad ingresso libero. Noi, già ansiosi di vivere un’esperienza unica nel suo genere, abbiamo rivolto sei domande a Monica…

 

Il concerto si avvicina, è emozionata, oppure dopo tanti anni il suo approccio è più professionale e “distaccato”?

 

“La professionalità c’è sempre, però non sai mai che tipo di pubblico ci sarà, come ti accoglierà. Per questo, non dico che è sempre la prima volta, ma l’emozione c’è e sarebbe brutto se non fosse così. E’ l’emozione che spinge ad essere più concentrati per dare il meglio di sé stessi…”.

 

Quali novità rispetto alla precedente esibizione sempre al Tempio Santa Croce?

 

“Beh, ci sarà la cantante – che tra parentesi è mia figlia – che presenterà brani di musica pop celtica, anche se sinceramente si fa sempre fatica a classificare la musica con un’etichetta. Si tratta, comunque, di autori che provengono dall’Irlanda, una musica cantata, non lirica, ma una musica dolce che può aprire benissimo un concerto come questo”.

 

Lei è riuscita a mietere numerosi successi in un campo, quello musicale, vastissimo e nel quale non è facile emergere. Quanta fatica, quante delusioni hanno accompagnato il suo percorso?

 

“Il cammino non è stato facile, tutto il contrario. E’ stato un cammino di grande studio. Lo è tuttora perché si esige sempre il

massimo. Da 10 anni sono seguita dal prof Morini, un caposaldo della musica classica contemporanea. Lei mi segue e prepara costantemente. Delusioni sì, ci sono state… pensi sempre di dare il massimo poi, però, ci sono gli incidenti, gli imprevisti. Capita che all’ultimo tu debba trovare un il pianista, trovare un pezzo che avevi previsto, ma che non si può fare con un determinato organista… rinfrescare la memoria nel giro di poco tempo… non è semplice. Serve grande, grande studio. Non si finisce mai di studiare”.

 

Cosa ne pensa dei cosiddetti talent show?

 

“M’è capitato di seguirli… (Monica sbuffa, ndr)… non riesco delle volte a capire come vengono scelte le persone in base ad un’esibizione di pochi minuti e su quali parametri le giurie fanno le selezioni. In realtà rendono questo mondo (la musica) semplice. Tutti si improvvisano. Non lo rendono per quello che è. La voce impostata male si rovina. Faccio un po’ fatica… non si vedono esercizi di riscaldamento della voce, come migliorare il tono. Fanno vedere che è tutto semplice. Mi piacerebbe che fossero più realistici”.

 

Che musica ascolta?

 

“Dopo aver studiato tanto… ascolto radio, ma in casa amo il silenzio. (Ride, ndr) Non dovrei dirlo, ma sinceramente dopo

tante ore che suoni… in macchina non ho cd particolari. Ascolto tutto, poi ci ragiono su…”.

 

Qual è, secondo lei, il livello generale della musica italiana commerciale?

“Molti cantanti sono maturati, ora mi piacciono di più. Parlo di Zucchero e Jovanotti ad esempio. Ho sentito l’ultimo della

Pausini. Mi pare ci sia un buon livello generale… ora, comunque, mi interessano di più”. 

   

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