di REDAZIONE-
VITERBO – In risposta alle polemiche scaturite dalle dichiarazioni di Bonelli e Boldrini riguardo a un’opera d’arte presentata a Lucca, il noto critico d’arte ed assessore alla Bellezza del comune di Viterbo, Vittorio Sgarbi ha sottolineato l’ignoranza e il giustizialismo che caratterizzano tali esternazioni. Sgarbi ha difeso la sua reputazione, affermando che le accuse si basano su ricostruzioni sommarie e infondate.
L’opera in questione, secondo Sgarbi, era effettivamente inedita, mai vista né pubblicata prima. L’artista ha dichiarato di averla ritrovata e sottoposta a un restauro, respingendo le insinuazioni secondo cui si tratterebbe di un furto o di una falsificazione.
Sgarbi ha chiarito che l’opera rubata non era attribuibile a Rutilio Manetti e veniva considerata una “riproduzione”. Inoltre, ha evidenziato che non era stata segnalata né notificata come opera d’arte dalla Soprintendenza, nonostante il Castello di Buriasco, luogo del presunto furto, fosse vincolato dalla stessa.
L’artista si difende dall’accusa di aver attribuito un’esistenza, restauro e attribuzione a un’opera che non era precedentemente registrata o catalogata. Sgarbi ha affermato che l’opera è nata con lui e che è stata presentata a Lucca con una chiara provenienza da Viterbo, nello Stato pontificio, e non da un Castello in Piemonte, descritto come ricco di copie e “riproduzioni”.
Infine, Sgarbi ha annunciato l’intenzione di citare in giudizio Bonelli e Boldrini per le loro dichiarazioni, affermando che le due figure pubbliche non comprendono appieno la situazione. La controversia sembra destinata a svilupparsi ulteriormente in tribunale.





