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Sicurezza stradale, Roma in presidio su via Cristoforo Colombo per giornata mondiale vittime sulla strada

ROMA- In occasione della Giornata Mondiale in ricordo delle Vittime sulla Strada, le associazioni e i familiari delle vittime sulla strada si uniscono Domenica 16 Novembre dalle 11 alle 13 in un presidio di commemorazione e protesta in via Cristoforo Colombo (incrocio via Giustiniano Imperatore), luogo in cui Francesco Valdiserri, 19 anni, veniva investito e ucciso 3 anni fa, non lontano da dove solo pochi giorni fa è morta Beatrice Bellucci, 20 anni. Una strada con troppe croci, paurosamente sempre uguale a sé stessa e simbolo dell’assuefazione alla velocità e alla violenza.

Il presidio vuole commemorare ognuna delle vittime a Roma, ma chiede anche un forte cambio di rotta politico e culturale: mettere al centro la sicurezza e la vita, non la velocità. Perché come sulla Cristoforo Colombo, in tutta Roma si continua a morire.

In Italia, ogni anno, restano uccise oltre 3000 persone sulle strade, pari a 16 aerei che precipitano senza sopravvissuti, a cui vanno aggiunti 200.000 feriti. Accogliamo con speranza ma non senza rammarico le stime ISTAT per il primo semestre 2025 che mostrano una modesta riduzione delle vittime (-6.8% vs I semestre 2024) e una stabilità dei feriti (-1.2%).
Quante persone in più si sarebbero salvate, se la riforma del Codice della strada e i decreti MIT non avessero osteggiato tanti strumenti di prevenzione salvavita come autovelox e città30, che in altri Paesi stanno velocemente riducendo le vittime? Siamo lontani dal target atteso di riduzione del 50% delle vittime dal 2019 al 2030, che è parte del nostro Piano Nazionale Sicurezza Stradale, ancora senza fondi attuativi.

Di fronte ai numeri nazionali, la città di Roma spaventa, perché è ferma al palo. Da gennaio 2025 contiamo già 97 vittime, (più di 160 a Roma e provincia) prossime alle tristi cifre del 2024, confermate da ISTAT che ha contato 115 decessi e 17.000 feriti. Siamo indignati, ma non sorpresi, perché ancora troppe cose non vanno.

La narrazione mediatica e pubblica non è più accettabile: non sono fatalità, non è sfortuna, non sono (solo) droghe e “corse clandestine”. La verità è banale e conosciuta: la velocità uccide. E Roma continua a essere progettata e gestita come uno spazio che invita a correre, non a vivere.

La velocità è normalizzata ma superare i limiti uccide: la velocità eccessiva, che (fonte OMS), è responsabile di uno scontro stradale su tre, e aggrava sempre le conseguenze. Anche stare nei limiti può uccidere se la velocità è inadeguata allo stato dei luoghi: fondo stradale compromesso, visibilità scarsa, presenza di diversi flussi di utenti.

All’amministrazione chiediamo di intervenire con coraggio e urgenza sulle cause profonde delle morti stradali, moderare la velocità e mettere in sicurezza strade ed incroci con infrastrutture, controlli e comunicazione. Se ci sono ostacoli e incertezze, vanno affrontati e superati con senso di responsabilità verso i cittadini.

Ci aspettiamo soluzioni, anche se in un primo tempo impopolari, che tutelino l’incolumità delle persone, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili, come pedoni, ciclisti (ma anche motociclisti) e con fragilità come bambini, persone anziane e con disabilità.

E poi le cose devono cambiare. E’ inaccettabile che gli scontri mortali si ripetano, uno uguale all’altro, negli stessi luoghi, perché non si vogliano riconoscere e ridurre i rischi. Abbiamo tutt* diritto di restare viv*, e di tornare a casa, indipendentemente dal mezzo di trasporto che si sceglie di usare.

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