Simone Vallerotonda in concerto presenta “Roma”

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO – “La bellezza si circonda di persone belle”. Come si usava un tempo, si sono riuniti nel salotto buono di Palazzo Brugiotti (Sala delle Assemblee) i raffinati amanti della musica che hanno potuto ascoltare in anteprima il godibile recital di Simone Vallerotonda per arciliuto e chitarra dal titolo “Roma, liutisti e chitarristi romani tra ‘600 e ‘700”, registrato ieri nel Palazzo dei Papi e dedicato a due grandi figure: al maestro e compositore romano Giovanni Zamboni (XVII sec.) e al presidente dell’AVAM (Associazione Amici della Musica) Giorgio Foschi scomparso pochi mesi fa.

Dopo i saluti del presidente della Fondazione Carivit e padrone di casa, Mario Brutti, entra nella sala il Maestro giovane alto e bello Simone Vallerotonda che porta con sé i preziosi strumenti musicali, si siede e spiega brevemente la musica di Lorenzino, Kapsberger, Valdambrini, Zamboni che andrà ad eseguire.

“Normalmente inizio i mei concerti suonando – spiega il Maestro Vallerotonda – ma in questa occasione vorrei cominciare diversamente. E’ la fine di una settimana di lavori che mi hanno tenuto qui a Viterbo. Abbiamo registrato “Roma”, un disco dedicato alla musica di Giovanni Zamboni e verte su tutto il programma della musica romana nel Seicento e Settecento, liutisti e chitarristi. La cosa bella è che grazie a una serie di persone che hanno vegliato su questo progetto, come Giorgio Foschi, è stato possibile realizzare questo lavoro, a cui tengo molto”.

La figura di Giovanni Zamboni – continua Simone Vallerotonda – è l’ultima importante del panorama liutistico romano, in quanto arriva a stampare la sua raccolta di 12 sonate nel 1718, periodo tardo per la letteratura liutistica italiana. Ulteriore particolarità della sua produzione è stata che nel 1718 il linguaggio dell’intavolatura, la maniera di scrivere per liuto che era già utilizzata dal Cinquecento, era caduta in disuso. Quindi stampare una raccolta di sonate con intavolatura, cioè linguaggio di numeri, era un rischio. La curiosità sta nel fatto che nel frontespizio di quest’opera, conservato come unico esemplare nella Biblioteca del Conservatorio di S. Cecilia a Roma, non sono presenti dediche di mecenati e committenti e questo perché, oltre a essere strumentista, liutista, chitarrista, mandolinista, attivo tra Roma e Pisa, era anche un abile tagliatore di pietre preziose. E’ probabile quindi che lui stesso abbia inciso sulle lastre di rame la propria musica e poi l’abbia portata all’editore per la stampa. E’ una musica che risente degli influssi di tutto il mondo romano del Settecento. Potete quindi ascoltare un retaggio di quello che c’era prima del Seicento, trasformazione ed evoluzione del linguaggio che va verso lo stile galante”.

E ora silenzio in sala, inizia il concerto. In un gioco di specchi che rimanda riflessi l’uno nell’altro i magnifici affreschi parietali, spicca la figura in nero del maestro Vallerotonda che avvolge in un abbraccio affettuoso prima il liuto e poi la chitarra, ne pizzica le corde con le sue dita affusolate e inonda la sala di una musica che sembra un inno all’amore. Dopo i calorosi applausi il Maestro concede un bis, non romano, con una aria di Francesco Corbetta.

www.simonevalleroronda.com  www.fondazionecarivit.it

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