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Smettiamola di “andare” a Messa

di DON GIANNI CARPARELLI-

Spiegare in maniera comprensibile il valore del linguaggio detto simbolico non è affatto facile. C’è chi pensa al “simbolico” come a una astrazione da passatempo che poco ha a che vedere con la realtà. Questo libretto: “Smettiamola di ‘andare’ a Messa” è un invito a rivedere tutto il nostro modo di “vivere il rapporto con il sacro”, presente in ogni ricerca religiosa e in ogni fede. E’ per me, il quarto tentativo di scendere in mezzo ai banchi delle chiese. Ho iniziato nel 2013 a Canepina, con un lavoretto pensato in Inghilterra, a Londra. Ascolto e leggo lavori veramente interessanti, uno scritto anche dall’Arcivescovo di Westminster (Londra), Vincent Nichols (Promise of Future Glory, 1997) e uno, recente, del nostro vescovo Piazza (in: Liturgia e vita cristiana, 2023, pag. 25). L’unico punto che mi fa riflettere è: ma, e la nostra gente dei banchi, che è poi la maggioranza? A quando un cibo buono come quello citato ora, ma masticato e preparato per denti non allenati al linguaggio spesso accademico e certamente non commestibile tra i santini e i foglietti infarciti di giaculatorie e devozioncelle non raramente un po’ povere di contenuti di una fede in cammini di maturazione? Il nostro popolo ha il diritto di poter capire i cammini della fede cristiana in un mondo che sta eliminando tutte le abitudini devozionali delle tradizioni paesane. I banchi si svuotano, ci si attacca a visioni senza contenuto, si ascoltano discorsi pieni di parole e non di “Parola”, ci mettono in mano documenti che richiederebbero una laurea in teologia per essere letti non dico poi capiti, si parla di chiesa sinodale e dove “sinodo” appare come: “io ti dico cosa devi fare” e quando ci si chiede un parere in realtà è solo richiesto un assenso. La teologia deve scendere tra la gente e parlare il linguaggio della vita. Se la nostra gente non inizia a digerire i cammini della fede non meravigliamoci se poi “vede” madonne dappertutto e chiede miracoli invece di darsi da fare per costruirli. E la Messa cosa c’entra? Ecco il senso della Liturgia che potrebbe aiutare a “vivere” il sacro che ci avvicina a Dio, anche se non lo vediamo, e farci capire che dovremmo darci da fare per rendere “Sacro” il mondo che siamo e dove viviamo in modo da offrirlo come dono sull’altare della vita e della storia quotidiana. Nella Liturgia ci sono “nascosti”, tra i riti che “significano” un futuro da prendere in mano, i cammini di una vita di fede vera e non solo recitata nelle preghiere. Non so se ci riesco, ma il tentativo ce lo metto. Aiutare a capire il senso nascosto nei simboli che ci scorrono davanti agli occhi, se assistiamo alla celebrazione. Dobbiamo smettere di assistere ed entrare invece dentro i “segni”, viverli, vederli nella vita quotidiana, metterli a confronto con quello che facciamo, che diciamo, che non diciamo, che giudichiamo… La gente, noi… dovremmo uscire dalla Chiesa arricchiti di “senso” nuovo: cosa faccio, se posso fare? Cosa dico, se posso dire? Cosa cambio, se posso cambiare? Sono onesto? Sono sincero? Sono educato e rispettoso? Rispetto le cose, la natura nelle sue forme diverse? Sono un cittadino che ama la propria città e la tiene pulita? Guido e parcheggio con attenzione agli altri? Rispetto chi non la pensa come me o i cosiddetti “diversi”? Sto attento a non offendere gli altri con il mio stile di vivere, di parlare o con il mio modo di vestire? Mostro attenzione gentile a chi fa fatica a vivere: gli anziani, gli ammalati, i diversamente abili? Sto attento a non sprecare e a non strafare? …. (potete continuare voi).

Smettiamola di “andare” a Messa e iniziamo a “Viverla”, (ovviamente se ci crediamo)

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