di CINZIA DICHIARA-
Per la Rassegna Giovani Concertisti 2025/2026 di Sincronìa, fondazione impegnata in attività didattiche e concertistiche, è giunta a Roma, il 10 Aprile scorso, Sofia Tolstova, pianista moscovita sedicenne, per un recital presso la Sala Baldini.
Vivaio di giovani artisti eccellenti, la scuola interna all’istituzione romana, diretta con opera costate e valoriale ̶ musicalmente e culturalmente- dalla violinista Barbara Agostinelli, ha visto avvicendarsi, tra i suoi migliori allievi, interpreti oggi acclamati. Esempi: Giuseppe Gibboni, vincitore del premio Paganini, e Ettore Pagano, violoncellista in ascesa, di recente esibitosi nella Protomoteca del Campidoglio, diretto da Flavio Emilio Scogna con Yes Orchestra, compagine nata nell’ambito dei corsi di strumento.
Anche la giovane allieva della Scuola Centrale di Musica di Mosca, al pianoforte dall’età di 5 anni, ha seguito lezioni della fondazione, nella masterclass di Konstantin Lifschitz, immenso interprete bachiano. Borsista del programma “New Names of Russia”, della Fondazione Yuri Rozum e della Fondazione Internazionale Vladimir Spivakov a sostegno di giovani artisti, nonché vincitrice di alcuni concorsi internazionali, “Vocation of a Musician” (Mosca, 2017), “Colors of Music” (Mosca, 2018), Villahermosa (Messico, 2022), “Champion’s Keyboard” (Milano, 2024), Sofia è figlia d’arte, padre violoncellista nei Solisti di Mosca, madre pianista, nonna restauratrice.
Il programma, è strutturato sulla sua personalità, in evoluzione, ma già determinata, assertiva, monolitica. A vederla, appare timida, introversa, oltremodo seriosa; a sentirla suonare, si capisce che è già una personalità.
In apertura, la Suite Inglese n 2 in La minore di J.S.Bach: cantabilità nel disegno delle linee melodiche, un filo unico fraseggiato attimo per attimo, una voce incessante a tracciare il percorso melodico. Nell’Allemanda trova una quiete elegante, e parlante. Nella Corrente articola il pensiero, in movimento, con solido appoggio di polso. È grave, lenta, meditativa, e sceglie un suono ascetico, nella Sarabanda; poi attacca, un poco aggressiva, la Bourrée: sembra poco serena, ma vuole evidenziare con forza il contrasto con la Bourrée II, in ‘pianissimo’. Nella vivacità, in rapida progressione di scalette staccate, della Giga, è tecnicamente attenta allo scatto di dito.
Quando passa alla Sonata n. 2 in Sol minore di Schumann, entra in pieno dramma romantico: in alta concentrazione, apre parentesi come aiuole fiorite di pura poesia, pronte a dileguarsi nell’agitazione del canto, e mostra piglio giovanilmente eroico. Nell’agitazione ha più a cuore il flusso, che non i cambi d’armonia, in un lirismo pieno che si espande. Ma con carattere. Nell’Andante, struggente, i suoni paiono poggiati sull’anima, il legato, per esprimere tutto. Più attenta alle dinamiche, nella discorsività, e, forse, meno al fraseggiare, non concede molto alla briosità, anche nella tenerezza, ben costruita con i colori, nel Trio dello Scherzo, che accenta con rigore. Nella cadenza finale del Rondò mostra un uso del pedale di effetto organistico, riconoscibile nello stile esecutivo del maestro Lifschitz, chiudendo i passaggi di agilità in progressione di ottave all’acuto, con virtuosismo esposto come manifesto espressivo.
Ma è con Rachmaninoff che la sua sensibilità guadagna terreno. Dalle Etudes-Tableaux op.33 la n.8 inaugura una melodia semplice per giungere a un precipizio, spaventoso. Ora estatica, sorpresa, in vaga ricerca, con suono dal volume sottile, di tipo impressionista, entra in ansia, su note scolpite fino al frastagliato virtuosismo. Tutto è un divenire dall’interno. Nella seconda Etude op.39 n.1 opta per la delicatezza, e il tema sembra lambire, come alga sinuosa nell’acqua, lo scoglio, in un disegno cantabile dalla profondità espressiva quanto oscura. Potente il suono, ad alta dimensione.
Nei Pezzi op.12 Prokofiev ̶ n.5 Capriccio, e n.9 Humorous scherzo ̶ la prima melodia è scandita con matematica consapevolezza, in odore di Šostakóvič: suono pizzicato, cellule ritmiche in ostinato, quale motore che gira sullo stesso motivo; possanza ieratica nei passaggi di scrittura accordale, supercontrollo evidente.
Chiude con la Sonata n.3 op.28, che attacca con la consueta grinta, potente, all’insegna del meccanicismo percussivo, alleggerendo l’inciso ossessivo nel prosieguo tematico. In febbrile corsa verso il basso estrae la linea cantabile con lieve poesia, della melodia ingenua, sottovoce, del secondo tema (Moderato); dal senso della contemplazione, ai più bruschi accessi di collera, per la violenza dello sviluppo, voce che si agita dall’intimo, evidenzia energia di forte temperamento.
Splendida è la comparsa della ripresa, con il ritorno della ritmica agitazione, sgranato il tema in ‘fortissimo’; sui ribattuti il suono rinasce ad effetto, dallo spegnimento del precedente accordo dissonante. La mano, scattante in impennate improvvise e controllate, appoggio di macigno in elastica sinuosità, appare immobile, attaccata com’è ai tasti, lasciando appena percepire gli spostamenti di posizione, dei quali si ha contezza solo dopo che è partita all’impazzata. Fino alla coda (Poco più mosso) un continuum di difficili agilità, con facilità!
Molto applaudita concede due bis, dall’imprinting giovane, moderno, attuale: sono due composizioni sue.
– Il suo rapporto con Bach?
Profondo, filosofico.
– La tecnica, quale valenza ha?
Sostiene l’espressione, e l’illusione.
- Qual è il suo pensiero prima di suonare?
Stabilire un feeling, affinché il pubblico riesca a capirmi
- In fase di studio come si prepara?
Ascolto molto, la scuola aiuta molto. Anche psicologicamente. La maestra mi parla in maniera amichevole, fa fugare l’ansia, mi dà molta sicurezza, importante per me.
- E gli amici?
Non ho amici, sto sola ma sto bene così. Ho ottime relazioni con i colleghi di studio ma non ho tempo di frequentarli oltre la scuola.
- Come supera i momenti critici?
Non provo ad uccidere la tristezza. Ci convivo.
- La sua pianista preferita è la Argerich
Sì, l’ho conosciuta proprio qui, a Roma, due anni fa, in auditorium, e le ho donato, con dei fiori, un ritratto che ho realizzato a matita da lei molto apprezzato: «Questo è un ricordo indimenticabile.» ̶ mi ha detto.
- Quali autori ama di più nell’arte?
«Albrecht Dürer, Leonardo e Magritte. In letteratura, Puškin. Non posso dire quale sia la sua opera più bella, lui è un genio, ma adoro Evgenij Onegin».
- Dove abita, a Mosca?
Vicino al Cremlino.
- Progetti di carriera?
Non mi interessa la grande carriera, e non amo questo mondo nel quale viviamo; voglio avere contatti solo con chi mi sappia capire. Suono per me stessa, in un mondo che non mi appartiene. Se ciò non piace, a me non importa. Amo molto il rock, e i Nirvana, poiché loro fanno ciò che vogliono. L’intento della musica è trasmettere qualcosa, pur senza sapere a chi. Desidero sempre rimanere me stessa, artista libera.




