Sold out per lo spettacolo “L’attesa” al teatro dell’Unione (VIDEO)

di ANNA MARIA STEFANINI –

VITERBO – È andato in scena ieri sera, 17 novembre, alle ore 21, al Teatro dell’Unione di Viterbo, per la Stagione di Prosa 2022 – 2023, lo spettacolo di Remo Bijosi intitolato “L’attesa” con Anna Foglietta, Paola Minaccioni, con la regia di Michela Cescon; una produzione Teatro di Dioniso Teatro Stabile del Veneto, in collaborazione con Fondazione Musica per Roma, Teatro Stabile di Bolzano, ATCL Circuito Multidisciplinare del Lazio per Spazio Rossellini Polo Culturale Multidisciplinare della Regione Lazio.
È stato un grande successo. Il teatro era gremito di pubblico.

Presenti, fra gli altri, il prefetto Antonio Cananà, il questore Giancarlo Sant’Elia, l’assessore Stefano Floris.
Binosi ha una grande forza drammatica coinvolgente, alla quale è difficile rimanere indifferenti.

“L’Attesa” sembra essere un testo contemporaneo, sebbene sia ambientato nel 700, caratteristica che solo le grandi opere hanno.

E’ uno spettacolo completo, infinitamente bello e forte, che della clausura e delle confidenze di una “serva” e una padrona, entrambe in attesa di un figlio, fa uno dei suoi punti di forza.

Funziona tutto alla perfezione, dalle scene (i pannelli che salgono e scendono sono una meraviglia, i rumori in sottofondo sono originali), costumi, drappi, le stupende luci. E’ il coraggio di un’attesa, di una grande prova d’amore, con il grande seduttore Casanova, la maternità, il male, la morte, raccontati con cambi continui di registro narrativo: dalla commedia al dramma.
Molte le battute che hanno fatto sorridere il pubblico in sala. Tanti anche i momenti di forte tensione emotiva.

Il linguaggio usato è originale e ricercato per Cordelia; in dialetto veneto quello di Rosa, con una naturale vis comica, paragonabile a quella dei testi di Goldoni e di Eduardo.

Esiste un forte dualismo e un’attrazione fatale tra le due donne protagoniste, bravissime ad interpretare i loro ruoli, che sono state recluse in campagna perché entrambe sedotte e in stato interessante, l’aristocratica Cordelia e la popolana Rosa. Una “gabbia” in cui trascorrete insieme i 9 mesi di attesa, con le ansie, le paure, il coraggio propri delle donne.

In uno spazio delimitato, in una stanza da letto del 700, gli spettatori spiano l’intimo esilio di due figure femminili, seguendo la traccia di Binosi che aveva ambientato una solidarietà di gestanti di opposto ceto nel secolo di un colpevole Casanova; opposti sono anche il parlato italiano ricercato della nobile e un selvatico veneto della “serva”- badante, che risulta schietta e simpatica.

Si assiste a uno spettacolo che, dalle incompatibilità delle due nature, passa man mano all’emotività di un comune sentire, ad atti complici, e addirittura ad abbandoni fisici, fino a slanci di puro erotismo quando saltano fuori i resoconti carnali dei rapporti delle due protagoniste.

Perfette e bravissime. Con l’evolversi delle gravidanze, e con le nascite coincidenti dei figli, un maschietto e una femminuccia, si entra nel noir e Cordelia, promessa a un duca che la vuole illibata, cerca di salvare la vita della sua creatura invertendone il destino col neonato di Rosa, la quale, più generosa, soffoca quella che crede essere la propria figlia, in un momento dello spettacolo di alta tensione drammatica.
Il pubblico è partecipe e coinvolto in queste scene.

Il diario scritto da Cordelia, dove c’è tutta la verità, verrà consegnato all’analfabeta Rosa.

Sebbene le scene siano ambientate nel ‘700, i temi e i contenuti trattati sembrano parlare di noi, come se non fosse cambiato nulla: la differenza di classe, il rapporto “serva-padrona”, l’amore, il piacere fisico, la maternità, il peccato, la punizione, gli aspetti femminili, il male, la morte, la seduzione.
Molte frasi delle protagoniste fanno riflettere e delineano una filosofia della vita e della morte, che suggestiona e dà i brividi.

Tutto viene raccontato con continui cambi di registro narrativo, tenendo in equilibrio sintattico e geometrico tra loro commedia e dramma.

Ad accompagnare il progetto si affianca alla regia un’importante équipe artistica: Dario Gessati, che firma le scene, Pasquale Mari, il disegno luci, Giovanna Buzzi, i costumi, e Piergiorgio De Luca, il suono.

 

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