Solidarietà cittadina, primo incontro per dire No sul referendum di modifica della Costituzione

Si è svolta presso la sede dell’associazione Solidarietà Cittadina il primo incontro per dire No sul Referendum che vuole la modifica della Costituzione Italiana. “Nella nostra Costituzione – afferma Maria Immordino – c’è la nostra storia e i nostri dolori. Ci sono le voci dei nostri grandi italiani: Mazzini, Cavour, Cattaneo, Beccaria e Garibaldi. Ci sono anche le voci di uomini e donne che hanno dato la vita per la libertà. La Costituzione Italiana, nata dalle passioni civili del dopoguerra e della Resistenza, già alla sua nascita trovò ostacoli insormontabili perché era rimasta intatta la struttura economica e sociale del ventennio fascista.
I primi parlamentari a maggioranza democristiana si guardarono bene dall’approvare leggi che potessero attuare quei principi sanciti da una costituzione nata dal compromesso tra le tre culture prevalenti: riformista-democratica, liberale, cattolica. Ci vollero anni di lotta, di impegno, per riuscire ad attuare alcuni di quei diritti che sulla Carta esistevano già. Non c’è mai stata una vera e propria applicazione puntuale della Costituzione.

La nostra allergia alle leggi ha coinvolto anche questa legge fondamentale con la soddisfazione di tanti che ritengono la democrazia un ostacolo allo sviluppo economico. Perciò la nostra Costituzione deve sparire in modo graduale, così il popolo distratto, sfiduciato erassegnato  lo si può confondere con bugie, parole vuote e banali, elemosine da ottanta euro e tweet. Il tutto supportato dalla stampa e dai mezzi di comunicazione compiacenti. Il popolo deve ingoiare dignità e indignazione e si deve adeguare ai voleri degli squali dell’economia.

La politica si è rivelata debole di fronte al potere economico, dal momento che le leggi vengono ignorate e aggirate. Nascono così, quelle che l’avv. Besostri chiama  “deformità”:
–    Un parlamento svuotato della sua funzione , in quanto i parlamentari, nominati dal leader del partito rispondono a lui e non agli elettori, perdendo la libertà di pensare e di decidere secondo i propri convincimenti.
–    Scompare il principio di rappresentanza plitica e si rompono gli equilibri del sistema governativo con uno sbilanciamento del potere esecutivo che può agire senza opposizioni o controlli.
–    Il potere decisionale passa tutto nelle mani del Presidente del Consiglio che potrà condizionare l’elezione del capo dello Stato, dei componenti della Corte Costituzionale e del CSM.
–    La funzione di revisione costituzionale è alterata perché il Parlamento attuale si è formato grazie ad un premio di maggioranza abnorme che ha falsato il risultato delle elezioni.
Possiamo accettare tutto questo?
I nostri migliori costituzionalisti: Zagrebelsky, Ferrara, Gallo, Rodotà, Azzariti, Pace, Villone e Carlassare hanno dato vita al Comitato per il coordinamento della Democrazia Costituzionale. Essi respingono con forza l’accusa di essere dei conservatori e sottolineano che in gioco c’è la democrazia. Il prof. Pace sottolinea come il Parlamento attuale non abbia credenziali per poter riformare la Costituzione. Il prof. Azzariti sostiene che il bicameralismo perfetto può essere rivisto ma non certo sostituito da questo bicameralismo confuso, con un senato ambiguo.

Tutti affidano la possibilità di evitare lo scempio, della nostra Costituzione e il grande balzo indietro della nostra civiltà, al Referendum che si terrà nel mese di ottobre, dopo la preparazione dei Referendum per abolire l’insensata legge sulla scuola, il Jobs Act, l’Italicum. Il Referendum di ottobre è la madre di tutti i Referendum. Noi diciamo no al cambiamento di ben 41 articoli su 139. Chiediamo alla stampa un’informazione corretta in modo che non venga soffocata la voce del NO!”

Rossella De Paola, del Comitato LIP, afferma che non può mettere mano alla Costituzione un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale. “Questo
parlamento – dice –  può fare solo ordinaria ammistrazione non riforme epocali e strutturali che incideranno sulla vita di un intero popolo.

Sulla riforma Costituzionale Italicum, poi, che nomina di nuovo il 70% del parlamento, una Camera non viene eliminata, ma viene semplicemente fatta diventare un parcheggio per consiglieri regionali a loro volta nominati. Questo Combinato Disposto non genera governi di maggioranza, come ci vogliono far credere, ma governi di minoranza.

Inoltre, la Costituzione è strutturata in modo che il Refendum sia strumento di democrazia riservato ai cittadini.  Renzi fa diventare il Referendum uno strumento dell’esecutivo, cioè  uno strumento per leggittimare le proprie scelte”.

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