SAN MARTINO AL CIMINO – Nel cuore della Tuscia viterbese, tra le ombre silenziose delle querce e le pietre millenarie che raccontano storie di monaci e pellegrini, anche l’Abbazia cistercense di San Martino al Cimino rivela la sua meraviglia luminosa: un autentico solstizio d’estate di luce e pietra.
Stefano Cavalieri, studioso delle orientazioni sacre e delle ierofanie solari negli edifici di culto, ha documentato con precisione questo straordinario fenomeno. I suoi recenti studi confermano che l’antica abbazia, fondata nel XII secolo, custodisce al suo interno un evento astronomico di grande impatto simbolico e visivo, osservabile solo in questi giorni attorno al solstizio d’estate.
“I maestri costruttori medievali – spiega Cavalieri – non solo erano perfetti conoscitori del moto del sole, ma erano anche capaci di inserire significati profondi e teologici nei giochi di luce progettati all’interno degli spazi sacri.”
Secondo i rilievi eseguiti, l’attore principale di questa ierofania solstiziale è una colonna con capitello e basamento ottagonale, situata lungo la navata centrale.
Appena dopo l’alba, la luce proveniente dal primo finestrone della navata centrale colpisce la lesena che sovrasta la colonna. Subito dopo, una seconda lama di luce – questa volta da una monofora posta nella cappella del Santissimo Sacramento – raggiunge il basamento della stessa colonna. È un’anticipazione del culmine: quando la luce dell’esagramma, una forma geometrica scolpita nel l’oculo posto sopra il transetto, scende lentamente e va a toccare, con il suo ultimo lobo, proprio il basamento che contiene lo stemma nobiliare di Francesco Todeschini Piccolomini, futuro papa Pio III.
Poi, il lobo di luce – come un cuore pulsante – si muove verso il centro della navata, si riduce, diminuendo i lobi, per diventare un solo punto di luce al centro della navata per poi spegnersi, lasciando nello spettatore un senso di stupore e riflessione.
La ierofania non è solo un gioco di luce, ma un messaggio teologico profondo. Il solstizio d’estate, giorno più lungo dell’anno, segna anche l’inizio del progressivo accorciarsi delle giornate. Nella simbologia cristiana e nel ciclo liturgico, questo momento è intimamente legato alla figura di San Giovanni Battista, la cui nascita si celebra il 24 giugno.
Cavalieri rievoca il Vangelo di Giovanni 3,30:
“Egli deve crescere, e io invece diminuire”, parole del Battista che sembrano riecheggiare nella coreografia solare dell’abbazia.
La colonna ottagonale, elemento centrale di questa ierofania, è essa stessa un simbolo giovanneo: l’ottagono, figura intermedia tra il cerchio (divino) e il quadrato (umano), richiama il battesimo e la rinascita spirituale.
Cavalieri segnala anche come il cedimento strutturale della parete sud abbia alterato parzialmente l’originale percorso della luce nel momento in cui il sole si trova perpendicolare all’asse della struttura. oggi le lame solari tendono verso destra, e solo le porzioni superiori riescono ancora a sfiorare il centro della navata, dove un tempo – si manifestava una vera e propria “processione di luce”.
Un patrimonio che va preservato, compreso e condiviso.
Sabato 21 giugno, dalle ore 8.45 alle 10.30, l’abbazia aprirà le sue porte al pubblico per permettere a tutti di assistere a questo spettacolo di luce e fede. Durante l’evento, lo storico Colombo Bastianelli illustrerà la storia dell’abbazia, mentre Stefano Cavalieri accompagnerà il pubblico nel racconto delle ierofanie e del significato simbolico di questa eccezionale manifestazione solare.
Sarà tema di una futura conferenza in cui lo studio completo sull’orientamento e le simbologie luminose dell’Abbazia di San Martino al Cimino, andrà a far vedere con occhi diversi il complesso.
Un sentito ringraziamento viene rivolto al parroco Don Fabrizio Pacelli, alla Confraternita del Santissimo Sacramento e del Santo Rosario – in particolare al capo priore Colombo Bastianelli – e a Sante Cerica, per il loro prezioso supporto durante il periodo di studio e documentazione.
Un altro tassello si aggiunge al grande mosaico della luce sacra: l’Abbazia di San Martino al Cimino non è solo un monumento di pietra, ma anche uno strumento di meraviglia celeste.








