Spettacolo “La meraviglia sta negli occhi di chi guarda”

VITERBO- Un ordinario pomeriggio di fine estate in riva al mare. Tenue, senza tempo. La sagoma di una vela oscilla nella luce sbiadita del tramonto. Si sentono in lontananza risate spensierate.
Una bambina tiene in mano un aquilone verde, che non riesce a far volare. Il suono di un telefono, che sembra quasi una sveglia, spezza la mollezza di questo istante mentre il racconto, scandito dal toc-toc delle lancette di un orologio, ci porta lontano, lascia da parte il tempo e ci apre lo sguardo alle meraviglie nuove. O forse dimenticate? Perché in fondo “la meraviglia sta negli occhi di chi guarda”.
Questo “corto teatrale” è un omaggio al potentissimo enigma raccontato dal genio folle Lewis Carrol, cesellato nelle parole di una camaleontica Lella Costa, prendendo in prestito i versi di KaLa e Pessoa. La musica di Ivano Fossati si mescola a quella di Renato Rascel raccontando l’avventura più grande di tutte: crescere.
La meraviglia esiste: ed è solo una questione di esercizio. Sette rintocchi di un antico orologio a pendolo separano ieri ed oggi. Ed in quell’attimo infinito è possibile credere a ben sei cose impossibili prima di colazione. A volte basta uno sguardo. E tu? Che cosa ne hai fatto tu, del tuo tempo?

IL WORKSHOP TEATRALE
L’ attività laboratoriale rivolta ad allievi ed allieve di età compresa tra i 9 ed i 14 anni ha avuto lo scopo di fare riflettere i giovani su un importante tema, carico di interrogativi, capace di scuotere, svegliare stupore e meraviglia: il tema della crescita. Questo “viaggio” è cominciato ponendo ai ragazzi e alle ragazze una semplice ed ingenua domanda: “secondo te, tu sei grande o piccolo?”. Nel tentativo di rispondere a questo quesito gli allievi e le allieve sono sta; spin; a prendere coscienza di quanto la crescita sia un concetto relativo, e che crescere vuol dire portare avanti la propria esperienza umana e relazionale – bagaglio necessario per qualsiasi artista – superando e affrontando l’intricato dedalo di emozioni e conflitti che si attraversano durante il complesso periodo dell’adolescenza.
I giovani allievi sono sta; guida; attraverso una percorso didattico composto da una serie di interviste, improvvisazioni teatrali, training emozionali, esercizi di scrittura creativa e letture mirate a sviluppare in loro curiosità, piacere dell’indagine e voglia di sincera condivisione. Con l’aiuto degli strumenti propri della tecnica teatrale, il percorso si è posto come obbiettivo – oltre a volere offrire ai ragazzi e alle ragazze un’esperienza didattica in ambito teatrale che potesse divertirli ed arricchire il loro bagaglio – quello di contribuire allo sviluppo di capacità non solo attoriali ma anche propriocettive, al miglioramento dell’eloquio, allo sviluppo della loro “intelligenza emotiva” e delle loro capacità relazionali, fattore importantissimo, specie dopo la recente pandemia che li ha impegna; per lungo tempo davanti agli schermi della DAD e delle attività in remoto.
Quello che ho ottenuto alla fine di questo percorso è stato un tesoro dal valore inestimabile: la loro fiducia, i loro pensieri, le loro storie…le loro speranze. Che hanno saputo nutrire e rinnovare le mie. È questo il miracolo del Teatro: prima ancora di essere “magia”, sa essere scambio, terapia e scuola di vita.

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