ROMA – «L’Italia sta facendo passi avanti nella lotta allo spreco alimentare: oggi ciascun cittadino getta via in media poco più di 550 grammi di cibo a settimana, circa 3 grammi all’ora. È un segnale incoraggiante rispetto al recente passato (-10,3% rispetto ad un anno fa), ma ancora insufficiente. Se guardiamo all’intera filiera, le perdite e gli sprechi superano i 13 miliardi e mezzo di euro, equivalenti a oltre 5 milioni di tonnellate di cibo. Numeri ancora troppo alti, soprattutto se pensiamo al Target 12.3 dell’Agenda Onu 2030, che chiede di scendere sotto i 370 grammi a testa ogni settimana».
Così Giuseppino Santoianni, Presidente di AIC Nazionale, commentando i dati del Rapporto “Il caso Italia 2026” dell’Osservatorio Waste Watcher International, diffuso in occasione della 13ª Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare.
«Di questi 13 miliardi – prosegue Santoianni – oltre 7,3 miliardi derivano dagli sprechi domestici, quasi 4 miliardi dalla distribuzione, più di 862 milioni dall’industria e oltre un miliardo dalle eccedenze nei campi, causate da fattori climatici o dinamiche di mercato. È evidente che il problema riguarda più livelli del sistema alimentare, ma il cambiamento parte dalle scelte quotidiane dei consumatori, soprattutto nei grandi agglomerati urbani, dove il rapporto con chi produce il cibo è più distante. Filiere lunghe e scarsa consapevolezza fanno perdere la percezione del valore reale del cibo. E lo spreco è l’indicatore più evidente di questa perdita di valore».
«I sistemi alimentari – aggiunge – comprendono molto più di ciò che troviamo nel piatto. Quando acquistiamo frutta, verdura o altri alimenti, il prezzo non riflette la complessa rete di connessioni che li rende possibili: benessere animale, lavoro agricolo, biodiversità, tutela dei corsi d’acqua e del suolo. Sono costi ambientali e sociali che restano invisibili, ma che paghiamo comunque, anche come cittadini, sotto forma di imposte».
«Dovremmo iniziare a contabilizzare il cibo in modo diverso, includendo nel prezzo anche il suo costo sociale e ambientale, e investire in una vera educazione agro-alimentare. Solo così possiamo restituire il giusto valore al cibo e aiutare i cittadini, con numeri chiari ed esperienze di filiera corta, a compiere scelte più consapevoli».

Spreco alimentare, Santoianni (AIC): “Serve una rivoluzione culturale sul valore del cibo”

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