Il quadro dell’azione climatica negli Stati Uniti appare cupo: l’amministrazione Trump ha smantellato regolazioni ambientali e favorito i combustibili fossili, mentre grandi associazioni come Greenpeace e Sierra Club faticano a mantenere forza e risorse.
Tuttavia, a livello locale emergono soluzioni concrete: in Ohio cittadini comprano pannelli solari in gruppo, in Mississippi si tenta di salvare la rana gopher, in Maine una biblioteca presta oggetti per ridurre i rifiuti, in Kentucky una grotta tossica è diventata attrazione turistica e in Delaware una costa è stata ricostruita per proteggere dall’innalzamento del mare.
Questi interventi non bastano da soli a fermare il riscaldamento globale, ma rappresentano esempi di resilienza e adattamento in un contesto più ampio.
Sul fronte energetico, il mercato spinge comunque verso le rinnovabili: nel 2025 metà della nuova capacità elettrica statunitense (33 GW) proviene dal solare, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente.
Il calo dei costi rende più conveniente costruire impianti puliti che centrali a gas o carbone, spingendo investimenti nonostante gli ostacoli politici.
Secondo l’investitore Tom Steyer, la transizione è ormai inevitabile, anche se i tempi di realizzazione rimangono una sfida cruciale.
Intanto, l’uragano Erin è salito in 24 ore da categoria 1 a 5, tra i casi più rapidi mai registrati, segno chiaro del “fingerprint umano” sul clima, come sottolineano gli scienziati. La tempesta resterà in mare ma i suoi effetti si sentiranno sulle coste.
Parallelamente, il Dipartimento dell’Energia ha ordinato di mantenere in funzione una vecchia centrale a carbone in Michigan, nonostante fosse programmata la chiusura, con costi elevati a carico dei cittadini.
Il segretario Wright ha annunciato che simili ordini verranno estesi ad altre centrali in tutto il Paese. Dallo spazio, le immagini dell’uragano mostrano l’imponenza del fenomeno, preludio di mareggiate e piogge intense. Nel resto del mondo emergono notizie contrastanti: in Cina le emissioni di CO₂ sono calate dell’1% grazie alle rinnovabili, mentre in Texas la domanda energetica cresce ma le restrizioni alle fonti pulite complicano la risposta. In Norvegia, il turismo climatico verso mete più fresche solleva preoccupazioni, mentre le coste del North Carolina si preparano a mari pericolosi.
Infine, le mappe del NYT documentano la diffusione del fumo degli incendi in Nord America, che continua a peggiorare la qualità dell’aria.
Gelles D. Small Fixes for a Big Problem. The New York Times. August 21, 2025. Accessed August 21, 2025.
Giovanni Ghirga
Pediatra
ISDE Italia








