Stefano Signori (Confartigianato): “Giovani in difficoltà, fermo da anni l’ascensore sociale”

VITERBO – Riceviamo da Stefano Signori, Presidente Confartigianato Imprese di Viterbo e pubblichiamo: “Sono ormai anni che ci occupiamo continuamente del fenomeno delle imprese che chiudono. Negozi ed attività di ogni genere. E’ facile dire che è selezione di mercato. Adesso che siamo arrivati a ridosso delle feste che segnano il passaggio dell’anno, notiamo maggiormente la differenza col passato, quando eravamo abituati ad avere paesi, città, strade e negozi pieni di addobbi e luci che riscaldavano il cuore e diffondevano il senso del Natale .

Adesso invece troviamo al posto dei tanti negozi serrande abbassate, locali spenti, il grigio scuro della lamiera invece delle luci scintillanti delle attività aperte. Anche la sera l’assenza delle luci fa sì che le strade risultino più insicure e buie. Se il segnale si vede a occhio nudo per le vie del centro, altrove non va meglio.

Insieme alle decine di negozi che abbassano le saracinesche ogni giorno, anche le attività artigiane e dei servizi terminano sempre più spesso la loro azione produttiva di  lavoro autonomo. Se dovessimo fare un’analisi dei redditi, ci accorgeremmo che il ceto medio, indicatore del benessere di una società, si è ridotto dal 2002 di due terzi, con  una classe operaia  che è invece quasi scomparsa.

Nella società italiana gli scenari di possibile cambiamento risultano addirittura cristallizzati. Un ascensore sociale bloccato da anni. Notiamo molto spesso che è sempre più semplice trovare i figli con le eredità lavorative dei padri. Così  avviene nella cultura di massa: è più semplice trovare laureato un figlio che ha madre o padre  laureati. La stessa cosa  per la classe  dirigente  che  rimane ancorata  alle famiglie che  già derivano da questa attitudine. Nel bene o nel male, un nepotismo di carattere familiare.

La forbice delle disuguaglianze continua ad aumentare e diventa sostanziale all’interno delle stesse categorie professionali. Sono ormai, in termini  di  occupazione, aumentate le professioni generiche e diminuite quelle specializzate. Ma il fenomeno che caratterizza tutto questo è soprattutto l’aumentare della povertà. Continuano le privazioni materiali all’interno dei nuclei familiari. Il pil di un paese non cresce al crescere del prezzo del carburante o delle vendite del settore automobilistico: questi sono solo effetti tampone. Un paese cresce per occupazione e reddito da lavoro reale. La mancanza di tutto ciò colpisce notevolmente  le fasce di reddito più basse, le famiglie con disoccupati , oppure occupati part – time , specialmente con figli minori.

Adesso come non mai ci auguriamo che venga valorizzata, ove possibile, la nascita di nuove aziende. Chiediamo la vicinanza della politica alla creazione di nuove imprese, la valorizzazione del Made in Italy per le esportazioni, il lavoro autonomo come possibilità di nuove occupazioni  rispetto  a  quello  solo dipendente, non più attuabile come per gli anni ormai trascorsi. Servono politiche che alimentino la voglia del fare per  tanti giovani che vedono l’artigianato come alternativa ad allontanarsi dal paese Italia.

La nostra associazione si augura che queste occasioni di rinascita passino attraverso le esperienze ed i suggerimenti di chi, come noi, le vive tutti i giorni. Non si pensi, infatti, ancora una volta che possano essere attuabili per legge attraverso l’opera di un, seppur autorevole, decreto del palazzo dei ministri. I risultati avuti negli ultimi anni, con i noti decreti “per l’occupazione”, non hanno necessità di commenti. Historia docet.

 

   

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