di CINZIA DICHIARA-
Il concerto tenutosi lo scorso 21 marzo presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio, inserito nella Rassegna Giovani Concertisti di Sincronia Musica Arte Bellezza, associazione fondata e diretta da Barbara Agostinelli nell’ambito dell’alta formazione musicale, ha portato all’attenzione del pubblico romano il violoncellista Ettore Pagano, talento in decisa ascesa nel panorama italiano.
Sul podio, la direzione esperta e autorevole di Flavio Emilio Scogna, che ha guidato la YES! Orchestra, formazione giovanile afferente al medesimo progetto artistico, in un programma calibrato tra classicismo e suggestione romantica.
A definire con chiarezza l’impostazione della scuola – nata per sostenere giovani musicisti negli studi accanto ad artisti di rilievo e, al contempo, promuovere iniziative di charity attraverso la recente Fondazione ETS – è la fondatrice stessa, violinista del Teatro dell’Opera di Roma: «La nostra cifra è la ricerca del merito, tra competenza, serietà, rispetto, umanità: valori che si sono persi».
E chiarisce: «Questo concerto si intitola La bellezza salverà il mondo, ma il mondo siamo noi: la bellezza da sola non può salvarlo. Siamo noi a dover salvare la bellezza, aiutandoci, sostenendoci e unendoci. Occorre ritornare ad essere fratelli». Parole che suonano incisive nel contesto attuale, segnato da logiche di fretta, opportunismo e carrierismo.
Quindi aggiunge: «In precedenza abbiamo seguito il percorso di Giuseppe Gibboni, vincitore nel 2021 del Premio Paganini: quando ancora era sconosciuto è stato nostro corsista. Ora è la volta di Ettore Pagano, già vincitore di numerosi concorsi e, peraltro, del prestigioso Premio Abbiati 2025 come miglior solista dell’anno. Ha debuttato un anno fa nella stagione dell’Accademia di Santa Cecilia e oggi si appresta ad esibirsi in un concerto di grande impegno virtuosistico».
Il programma è iniziato con l’Idillio di Sigfrido di Richard Wagner, pagina di intima poesia e delicatezza cameristica, nella quale, fin dall’entrata del primo violino – ruolo rivestito con fine sensibilità dalla stessa Agostinelli, fautrice di un evidente clima di familiarità – l’orchestra ha saputo restituire un’atmosfera sospesa e incantevole. La direzione di Scogna ha privilegiato una lettura trasparente, attenta alle dinamiche, ai colori, al dialogo timbrico, negli avvicendamenti e nei richiami tematici. E, nell’intima cantabilità wagneriana, ha sottolineato cadenze e risoluzioni senza indulgere in eccessi retorici.
Ma è con il Concerto in Do maggiore op. 4 n. 2 di Antonín Kraft, affidato a Pagano, che la serata entra nel vivo. Il giovane violoncellista conferma pienamente le aspettative che lo accompagnano, con una padronanza della parte sostenuta da attenta analisi interpretativa. Nel primo movimento (Allegro aperto) punta alla brillantezza, esibendo suono chiaro e intonazione impeccabile. Nel tema elegiaco della Romanza centrale modella un fraseggio raccolto e cantabile, con suono che si scalda progressivamente, aprendosi sul piano espressivo. Nel Rondò finale, vivace e virtuosistico, dispiega agilità e controllo tra precise inflessioni fraseologiche e finezza di tinte, rendendo vivi spirito e stile del compositore nel pieno dominio del linguaggio compositivo.
A chiudere il programma, l’ouverture Le Ebridi di Felix Mendelssohn ha riportato l’attenzione sull’orchestra. Eseguita con tensione evocativa e senso del movimento, che si traduce in continui affioramenti e ritrazioni, la pagina articola contrasti e suggestioni paesaggistiche mutevoli. Al comando di Scogna, che, con il suo aplomb sa accendere il fuoco degli archi in crescendo portentosi e scolpire gli interventi degli ottoni, corre su un suono sempre presente, parlante, fino al delicato spegnersi della narrazione.
Un concerto pienamente riuscito per la qualità artistica e per l’intento di valorizzare giovani interpreti entro un contesto di livello. La risposta del pubblico, numeroso e partecipe, ha confermato l’interesse per iniziative come questa, che contribuiscono in modo significativo al lancio di giovani di talento nonché al fermento musicale romano.
A margine, qualche domanda.
- Come nasce l’incontro con Sincronia?
«Qualche anno fa ho fatto una masterclass con David Geringas, col quale ho studiato anche a Berlino, e da allora ho instaurato un rapporto con l’associazione e con la sua Presidente; un paio d’anni fa ho tenuto un recital, e oggi ho suonato con l’orchestra, occasione generosa della quale sono grato: non è facile trovare un organico come questo, non certo piccolo o classico, ma già più esteso».
- Come si sta muovendo in ambito concertistico?
«Mi sto accostando al concertismo extraeuropeo, internazionale. Intendo aprirmi ai mercati di Giappone, Estremo Oriente e America».
- La scelta del brano di questa sera?
La scelta del concerto di Kraft è derivata da due fattori: il primo, perché è un concerto molto poco conosciuto ed è un ponte mancante, preromantico, nel repertorio violoncellistico. Ha mordente, è afferrante; si colloca tra il classicismo di Haydn e il repertorio romantico. Un motivo importante, poi, è che lo porterò al concorso Queen Elisabeth, forse l’ultima competizione che vorrò affrontare».
Una tappa considerevole in un percorso solido che tende a una sempre maggiore definizione. Un interprete da seguire.





