di PIETRO BRIGLIOZZI-
TARQUINIA LIDO (Viterbo)- La pianta di Pino, caduta in Via dei Tritoni non è né una sorpresa né una pura eventualità, almeno per agronomi seri e liberi. E’ la terza pianta che nel Lido, cade da quattro mesi a questa parte, tenendo conto delle due cadute ad inizio estate sull’innesto del V.le del Porto Clementino con la provinciale per le Saline. La maggior parte dei pini del Lido di Tarquinia sono gravemente malati per la vetustà alla quale sono legati e la loro caduta non solo è prevedibile ma è un ipotetico pericolo in costante aguato. Il ricambio totale e razionale di queste piante con il loro abbattimento e conseguente razionale sostituzione con piante più resistenti al clima della zona, è quanto mai necessario ed urgente prima che sotto i pini finisca qualche persona o qualche auto.
La frequente caduta di queste piante manda un messaggio preciso ed insegna due realtà oggettive che vanno oltre ogni posizione, compresa quella di stampo polemico-politico.
In primis le piante, attualmente, si reggono in piedi soltanto perché la chioma dell’uno si posa su quella dell’altro più vicino; a seguire, I molti rami secchi che le avvolgono ed è chiaramente rilevabile, specialmente sulle chiome, avverte che il cedimento delle piante è ormai prossimo e, basta un forte vento, per buttarle a terra. Altro elemento importante sta nel fatto che le piante, abbandonate a se stesse, senza la dovuta annuale potatura, non sono più in posizione staticamente sicura secondo le leggi della fisica e quindi la loro stabilità è fortemente compromessa; le chiome, infatti non sono più in asse perpendicolare alle loro basi.
Quello che dà garanzie ai cittadini sta nel fatto che soltanto la scelta di qualche amministratore
passato, tanto criticata allora, oggi, alla luce di quanto accade, si rivela essere stata molto positiva ed oculata e l’unica via da seguire se non si vuole che il Lido, tra pochi anni, non abbia più verde pubblico e sia una zona balneare da ultimo posto. Non dimenticando l’utenza già perduta per vari motivi, dalla vetusta pubblica illuminazione delle vie interne, alla razionalizzazione della rete fognante con la conseguente perdita di presenze di amanti del mare che si traduce in perdita di flussi economici.






