di PIETRO BRIGLIOZZI –
TARQUINIA ( Viterbo) – La fiera del Primo Maggio, giornata celebrativa della festa del lavoro e del suo patrono, nella figura di S. Giuseppe, componente della Sacra Famiglia, che ogni anno si tiene nel Lido di Tarquinia, realizzata con il patrocinio di tutte le Istituzioni, in questa sua settantasettesima edizione, di questo 2026, in base al numero dei commercianti presenti ed in relazione alla loro origine di provenienza, è uscita dai parametri regionali ed ha assunto un connotato interregionale. Alla manifestazione, infatti, abbiamo registrato la presenza di commercianti provenienti dalla Sardegna, dalla Basilicata, dall’Umbria, dalla Toscana, dalle Marche e dalla Toscana. Una Fiera che è divenuta molto più interessante, si ingrandita, poichè il numero dei commercianti espositori, è aumentato notevolmente. Essendo il primo mattino del primo giorno di fiera, nonostante non si possa parlare di numeri, è troppo presto, tuttavia si è notato un forte aumento di pubblico, fino dalle prime ore del primo mattino; intorno alle sette, per dare un dato, si è registrata la presenza di circa milleduecento persone, un dato che fa ben sperare nei restanti tre giorni di fiera. La fiera, per essendo rimasta ferma alle sue caratteristiche originali locale di essere esposizione di macchine agricole e prototipi, oggi si è arricchita anche di prodotti alimentari provenienti dall’agricoltura e, soprattutto dall’ orticultura locale nella quale spiccano i meravigliosi, carciofi, i dolcissimi cocomeri ed i saporiti meloni, i candidi cavolfiori ed i broccoli, senza dimenticare i finocchi ed i pomodori insieme a tutto il reparto delle insalate. La fiera intende e vuole essere un momento di totale valorizzazione del sapiente e professionale lavoro degli agricoltori e orticoltori di questa porzione di terra della Tuscia che si affaccia sul mar Tirreno. Come pure, non si deve assolutamente dimenticare, che da qualche anno a questa parte, si sta prestando molta attenzione al mondo dei cavalli con il fine primario della sua rivalutazione ed in modo particolare alla riqualificazione del cavallo Maremmano, razza maremmana quale autoctona della zona.









