Tim Willocks e Arturo Vittori all’Università della Tuscia, il punto di vista della studentessa americana Ellyn Hopper

If there was any day to be present at Tuscia University to hear renowned speakers, Tuesday, October 15th was certainly the one. In the span of only a few hours, the school saw both an international creative, Tim Willocks, and a local hero, Arturo Vittori.HELLYN The excitement began at 10 AM with a ceremony for the inauguration of the 2013-2014 academic year of. As the opening day for the University’s departments of

Human Sciences, Communications, Languages, and Tourism – DISUCOM – students and faculty of all kinds were in attendance. The commencement began with introductions by Professor Alessandro Ruggieri, the newly-elected Rector of the University, and Professor Gaetano Platania, the Director of the opening departments. Following these was a speech by Tim Willocks, an internationally-known British physician and novelist. During the ceremony, Willocks delivered an inspiring and motivating speech to rising students, encouraging them to “seize the power of the human imagination with both hands and apply it to the rest of [their] journey.” He urged them to embrace both their education, as they are attending “one of the best universities in the world,” and their Italian heritage of “the most enduringly brilliant and inspiring civilisation created by man.” His talk encompassed not only the reality of the difficulty of life, but also the possibility that it holds.Willocks, born in Cheshire, England, studied medicine at University College Hospital Medical School. He was a practicing physician for 22 years before deciding to pursue creativity through writing. He is now the author of six novels, most notably Bad City Blues, which in 1999 was turned into a movie. In 2000, he helped write the millennium eve speech delivered by United States President Bill Clinton at the White House. When asked about his passion for Italian culture, Willocks said that he loved its “radical intensity of expression,” so contrary to the restraint of emotion and expression that is native to English working class culture. He also said he loved how Italy is always “shocking,” specifically to his eyes whenever he turns a corner and sees the beautiful walls, fountains, and architecture. After hearing him speak about culture, it is clear that Willocks holds a high value of unity, saying that divisions “don’t represent our true nature.” Rather, “we are one, no question about it.” Just after Willocks’s speech, this cultural oneness and Italian passion was spoken about by Arturo Vittori, the architect of this year’s macchina for Viterbo’s Santa Rosa Festival. Although he had just heard of the Festival for the first time, Willocks attended the lecture and showed his appreciation for Italian culture. The conference was organized by Stefano Pizzetti and Francesca del Giudice, Resident Director and Program Assistant of University Studies Abroad Consortium (USAC), which is a study abroad program connected with Tuscia University. The speech, titled “ ‘Fiore del Cielo’, from Concept to Reality,” focused on the time and inspiration of building the 2013 Macchina. The process encompassed five months of building time, 3000 renderings, 50 prototypes, five animations, and 500 drawings. It began just over five years ago, on October 13, 2008, when the first submission of a rendering was due. Out of 76 submissions, Vittori and his team won the competition. From then, the Macchina grew from inspiration, concept, and structure to decoration, color, and assembly, finally shown as a finished work on September 3, 2009. Vittori is a native of Viterbo who attended the University of Florence. Now an urban space and yacht designer, he teaches at the University of Venice and is a research professor at Illinois Institute of Technology in America. Because he grew up in Viterbo, the Festival of Santa Rosa is close to his heart and he commented that “the Macchina of Santa Rosa is an emotion.”

He recalled the first time he saw the Macchina, at four years old from his father’s shoulders, saying it was “emotional and intense.” When asked how it felt to be the architect of such a locally monumental event, he said it was “like a dream come true.” Vittori encouraged the audience in the same way Willocks did, urging students to “push the boundary and experiment to invent something new.” Both speakers stated that the world is changing rapidly, so we must respond with intense creativeness and freed imaginations, a valuable encouragement to students and professionals alike, who are continuously seeking their way through life.

 

TRADUZIONE:  Se avessimo potuto scegliere un giorno all’Università della Tuscia in cui ascoltare relatori autorevoli, martedì 15 ottobre, sarebbe stata la scelta giusta. Nel giro di poche ore, l’università ha ospitato lo scrittore creativo Tim Willocks e un eroe locale, Arturo Vittori. Il fermento è iniziato alle 10.00 con la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2013-14. Studenti e Professori del DISUCOM – dipartimento di scienze umanistiche della comunicazione e del turismo – erano tutti presenti. Ad aprire la cerimonia è stato il Prof. Alessandro Ruggieri,

neo eletto Rettore e il Prof. Gaetano Platania, direttore del dipartimento. In seguito ha parlato Tim Willocks, medico e scrittore britannico, noto a livello internazionale. Durante la cerimonia, Willocks ha fatto un discorso ispirato e stimolante ai futuri iscritti, incoraggiandoli a “afferrare il potere a due mani e ad applicarlo per il resto del loro viaggio”.

Li ha spinti a far tesoro sia della loro formazione “in una delle migliori università del mondo” che della loro eredità italiana “ in quanto civiltà eternamente geniale ed ispirata mai creata dall’uomo”. Il suo discorso ha trattato non solo le difficoltà della vita ma anche le possibilità che porta con sé. Willocks, originario del Cheshire, Inghilterra, ha studiato medicina alla University College Hospital Medical School. Ha lavorato come medico per 22 anni prima di decidere di dedicarsi alla scrittura creativa. Ad oggi ha scritto 6 romanzi, tra cui Bad City Blues, dal quale nel 1999 è stato tratto un film.

Nel 2000 ha collaborato alla stesura del discorso di inizio millennio tenuto dall’allora presidente Bill Clinton alla Casa Bianca. Quando gli ho chiesto della sua passione per l’Italia, Willocks mi ha risposto che ama la “radicale intensità di espressione italiana”, così diversa dal trattenere le emozioni e l’espressione tipico della cultura della classe lavoratrice inglese. Ha anche affermato che ama quanto scioccante dal punto di vista artistico sia l’Italia, soprattutto ai suoi occhi. Dopo averlo ascoltato parlare di cultura, è chiaro come Willocks la connoti con un forte valore di unità, sostenendo che le divisioni “non rappresentano la nostra vera natura”. Ma piuttosto “Siamo una cosa sola, non si discute”. Poco dopo l’intervento di Willocks sull’unità e la passione per l’Italia, Arturo Vittori, l’architetto della Macchina di Santa Rosa che ha sfilato quest’anno, ha preso la parola. Nonostante fosse la prima volta che ne sentiva parlare, Willocks si è fermato per la conferenza ed ha ascoltato con interesse.

La conferenza era stata organizzata da Stefano Pizzetti e Francesca del Giudice, Direttore e Assistente del programma USAC Viterbo, un programma di studio all’estero gemellato con l’Università della Tuscia. L’intervento intitolato “Fiore del Cielo, dal concetto alla realtà”, riguardava la tempistica e l’ispirazione coinvolte nella costruzione della Macchina. L’intero processo ha implicato 5 mesi di effettiva costruzione, 3000 piani prospettici, 50 prototipi, 5 animazioni e 500 disegni. Tutto è cominciato circa 5 anni fa, il primo ottobre 2008, data di consegna del primo bozzetto. Vittori e la sua squadra hanno vinto il concorso sbaragliando gli altri 76 concorrenti. Da allora, la macchina è cresciuta in ispirazione, concetto, struttura decorativa, colore e assemblaggio fino alla sfilata del 3 settembre 2010. Vittori è nato a Viterbo ed ha frequentato l’Università di Firenze. Ora è un architetto e designer ed oltre ad insegnare all’Università di Venezia è anche ricercatore all’ Illinois Institute of Technology in America. Essendo cresciuto a Viterbo, la festa di Santa Rosa gli è molto cara, “la Macchina è un’emozione”, come lui stesso ha affermato. Gli torna alla memoria la prima volta che ha visto la macchina, sulle spalle di suo padre, quando aveva 4 anni, “fu emozionante ed intenso”.

Quando gli ho chiesto come si senta ad essere l’architetto di un così importante evento locale, ha risposto che è come “un sogno che diventa realtà”. Vittori ha incoraggiato il pubblico come fatto da Willocks poco prima, incoraggiando gli studenti a “spingersi oltre il confine ed inventare cose nuove”.

Entrambi i relatori hanno affermato che il mondo sta cambiando velocemente, quindi dobbiamo rispondere con intensa creatività e libera immaginazione, un incoraggiamento importante per gli studenti, alla ricerca di un loro sentiero da seguire nella vita.

   

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