Carrozzeria Fiorillo


Tiro a volo e pugilato in carrozzina, la rinascita di Federico Franchetti

di EMANUELE FARAGLIA

VETRALLA (Viterbo) – Ci sono date in cui la vita di un uomo cambia per sempre. Il 28 agosto 2018 ha segnato un prima e un dopo per Federico Franchetti. Una passeggiata in cerca di funghi, il piede nel punto sbagliato, il terreno che cede, un volo di 35 metri, l’urto con un albero che gli provoca una lesione midollare e la perdita dell’uso delle gambe.

LA NUOVA VITA DI FEDERICO
Da quel momento per Federico inizia una vita nuova: “Non è affatto retorica. Sei come un bambino che fa i primi passi, devi capire che puoi e quello che non puoi fare. A livello mentale serve tanta forza. Sono stato fortunato perché mia moglie, i miei figli, mia sorella mi sostengono in tutto. Claudia non mi ha lasciato mai da solo, ha fatto più lei di me”.
“Il ritorno alla vita di tutti i giorni – spiega Federico – può essere traumatico. Il primo pernotto a casa ero terrorizzato: pensavo ‘e se mi succede questo?’, ‘ora come farò?’ e tanti altri pensieri. La verità è che devi rinascere. Quando stavamo in ospedale era facile pensare che fosse tutto finito. Oggi, invece, posso dire di fare più cose di quello che facevo prima. Le mie giornate sono piene. Ho iniziato a vedere oltre. Vado col quad a caccia, vado a funghi, e poi c’è lo sport”.

LO SPORT COME TRAMPOLINO DI LANCIO
Già, lo sport. Quello del tiro a volo in carrozzina è diventato ben presto molto più di un passatempo: “Avevo fatto qualche allenamento, qualche gara a livello locale, poi un amico, Alessandro Nesbitt, sapeva che avevo la licenza di caccia e mi ha consigliato di riavvicinarmi”. Di strada Federico ne ha fatta, visto che ha conquistato la maglia della nazionale paralimpica, allenato da Riccardo Rossi e selezionato dal ct Benedetto Barberini, e il 17 maggio ci sono i campionati italiani: “Lo sport ti aiuta oltre che a livello fisico, anche a livello mentale. Ti svegli con una motivazione in più. Lo dico anche nei confronti dei ragazzi che hanno pochi stimoli: se riesco io in carrozzina…”. L’impegno di Federico Franchetti è concreto: con la moglie Claudia, maestra elementare, va nelle scuole a parlare della sua nuova vita: i bambini mi hanno riempito di domande, volevano sapere come faccio a fare tante cose, come mi vesto, se cado come mi rialzo e io gliel’ho fatto vedere. Poi mi hanno dato tantissimo affetto. Il messaggio è chiaro: le cose succedono, ma bisogna reagire”.
E adesso, oltre al tiro a volo c’è una nuova passione che muove Federico, il pugilato: “Alla boxe si è avvicinato mio figlio Gioele, le arti marziali mi sono sempre piaciute. Poi durante un evento a Passo Corese un arbitro e giudice federale mi ha invitato a provare. Con Alessio De Falco abbiamo pensato ‘ Ci vogliamo provare?’. Così ho iniziato anche questa avventura. Sono stramotivato, certo è un bell’impegno, bisogna incastrare gli impegni, ma quello che conta è la mente”.
“La mente è tutto – gli fa eco il maestro De Falco – ricordo un aneddoto: eravamo a Frosinone a fare sparring. Salgo sul ring e faccio i guanti con un ragazzo. Non sapevo chi fosse, ma gli ho fatto una testa così. Quando sono sceso gli altri mi guardavano e a un certo punto uno mi fa ‘ma lo sai chi è quello?’. Beh, era un pugile professionista, campione italiano ed europeo con vari titoli alle spalle. Se lo avessi saputo il mio approccio sarebbe stato più timido, invece ero libero ed è andata diversamente”.

BARRIERE ED OSTACOLI
Ovviamente non è tutto rosa e fiori: “Si parla tanto di inclusione, ma dove? – riprende Federico – Ci sono tante difficoltà, tante rinunce, anche per chi sta al fianco di una persona costretta su una carrozzina non è semplice, molti non resistono. A me è andata bene, ma spesso la società non aiuta. Faccio un esempio: quante farmacie sono accessibili? E parliamo di farmacie, ma potrei continuare”.
Altro capitolo: le istituzioni. E qui interviene Alessio: “Dalle istituzioni zero aiuti. È bene ricordare che esistono anche altre realtà oltre al calcio, tra l’altro anche più educative e con ambienti meno malsani”. Ora Federico Franchetti si allena all’Active Space di Cura di Vetralla facendo tanti sacrifici, anche econimici: “Le spese ci sono, i viaggi a Roma, le cartucce, il campo, ogni settimana partono 200/300 euro…”. Sarebbe bello se qualche imprenditore decidesse di dare una mano con una sponsorizzazione, tanto più che si parla di un atleta che partecipa anche ad eventi di carattere internazionale con campioni europei e mondiali, come l’Emir Cup, facendosi valere. Già sarebbe bello, per consentire a Federico di continuare a sognare e dimostrare che la vita, su una carrozzina, può essere un viaggio straordinario.

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