Torna “Dialettalità del Presepe”, il recital di poesie in dialetto viterbese, venerdì 28 dicembre

VITERBO – “Poesie ‘ntorno al ciocco”, è intitolata la quarantottesima edizione della manifestazione “Dialettalità del presepe”, che si svolgerà il 28 dicembre, alle ore 16, presso il Teatro Parrocchiale del Murialdo. Anche questo bellissimo recital di poesie dialettali è entrato nelle tradizioni del Natale viterbese, grazie all’ Associazione Tuscia Dialettale.

La poesia parla all’anima di ciascuno: si esprime per immagini, attraversa il cuore e nutre di ricordi la nostra esistenza. La poesia dialettale, con la sua immediatezza e il suo colore, pur nella sua apparente semplicità, descrive, a volte più efficacemente della lingua, sentimenti delicati, ricordi e tradizioni. Una delle tradizioni amate in molte zone è quella di bruciare un ceppo nel camino, la sera della Vigilia.

Intorno al ciocco di Natale, al tempo dei nonni, si faceva la veglia: si parlava, si giocava a carte, si leggevano poesie, si aspettava la mezzanotte. Il ciocco dava luce e calore, odore di casa e di buono. Quella di bruciare il ceppo di Natale o ciocco natalizio è considerata una delle più antiche tradizioni: si tratta di un’usanza risalente almeno al XII secolo.

Per ceppo s’intende propriamente quel blocco di legno, che sta a fior di terra e anche sotto questa, dove si annodano le radici e da dove il fusto della pianta si eleva verso il cielo. Grande simbolo di unità, nodo di forze, emblema della famiglia, immagine della vita per la forza e capacità di collegare due mondi.

In certi luoghi del viterbese, il ciocco doveva durare fino a tutto il giorno seguente, ovvero anche per tutto Santo Stefano. Non era solo una cosa fisica, adatta a scaldare nel freddo dell’inverno, ma molto di più: era il simbolo dell’unione del cielo e della terra, della famiglia e del solstizio d’inverno. Nella sua cenere, c’era anche il ricordo dei defunti.

Spesso veniva benedetto, ornato, cosparso di vino o di grasso e acceso dal capofamiglia. A volte portava doni ai bambini (si trattava di cose semplici, come dolci, frutta, modesti giocattoli).
Ancora oggi, oltre ai termosifoni, molti di noi, a Natale, accendono il fuoco e bruciano un ciocco nel camino. Si dice che esso serva a scaldare il Bambinello e i nostri cuori.

Saranno presenti il presidente dell’Associazione Franco Giuliani, i grandi poeti della Tuscia dialettale (Mara Abbondi, Angelo Antonelli, Ubaldo Antonetti, Loretta Bacci, Davide Blasi, Renato Cavallo, Ostelvio Celestino, Rosanna De Marchi, Realino Dominici, Rita Giorgi, Giuseppe Grasso, Gilberto Pettirossi, Grazia Fabi Placidi).

Interverranno Antonello Ricci e Pietro Benedetti della Banda del Racconto. Massi Pioppi e Leonardo Ronsivalle renderanno omaggio al grande cantautore Francesco De Gregori.

I poeti della Tuscia dialettale saranno le voci della nostra bella Viterbo e della provincia, delle nostre tradizioni buone e del cuore. Presenterà la manifestazione l’insegnante Anna Maria Stefanini. L’ingresso è gratuito.

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