Trafficanti in Libia: ogni essere umano vale 1200 dollari

VITERBO – Riceviamo da Emanuela Dei e pubblichiamo. “Ieri ho spiegato a David, rifugiato, cosa vuol dire avere un telefono: ‘Per noi europei- caro ragazzo, avere un telefonino è sinonimo di ricchezza. Molti italiani, quando vedono i rifugiati o i richiedenti asilo con le cuffiette nelle orecchie, si arrabbiano perché pensano che siete ricchissimi. In fondo, in fondo 35 euro al giorno, sono una fortuna di questi tempi!

“David, del Ghana, dopo questo sermone, ride. Mi rispiega, con gentilezza, che quel telefonino è la sua vita. Se l’è comperato in Italia, in un negozio di Orte. Il Samsung J1, gli è costato 120 euro e ora, finalmente, può parlare con sua madre. Gli ci sono voluti due mesi per comprarlo perché, in tasca, gli mettono 2, 50 euro, ogni giorno, e non 35.

“Samuel viene dalla Libia. Ha lasciato il Ghana nel 2007, per cercare lavoro. I genitori coltivano cacao sulle colline e lui voleva, un po’ di più. I suoi non avevano soldi per farlo studiare, e così è partito in cerca di fortuna. David mi dice che, in Libia, finché c’è stato Gheddafi le cose andavano benone: c’era lavoro, cibo, ordine e le cose funzionavano. Lui faceva il muratore e mandava anche i soldi a casa.

“Poi, da quando il dittatore è stato ucciso è scoppiato il caos, la guerra, e la gente o se ne va o sparisce. Lui parla dei militari come dei diavoli. Fanno quello che vogliono e non c’è nessuno che li controlli. I militari comprano i barconi cinesi a 50.000 dollari. David ne valeva 1.200. Ecco perché, su quelle carrette, ce ne hanno messi 103.

“Nel 2014, David, cattolico, è partito da Tripoli, a mezzanotte, con altri 94 uomini, 5 donne e 3 bambini. Il militare che li accompagnava ha guidato per 5 ore poi, ha lasciato il timone a un passeggero dicendogli: Continua sempre dritto!. Il miliziano è tornato in Libia, con un’altra barca.

“David, dopo tre giorni di vai diritto, senza mangiare, è stato ripescato da un peschereccio  e portato a Porto Palo, Agrigento. Da lì è stato trasportato a un albergo vicino Orte. Da Orte al lago di Bolsena, e da lì a Viterbo. David sta aspettando che il giudice decida per l’asilo, e nel frattempo studia per la licenza media.

“David mi racconta tante cose: che mangia pasta e pomodoro, e pomodoro e pasta. Che la casa in cui abita non ha riscaldamento e che ci sono delle persone, che vanno e vengono, per  tenerli d’occhio. Mi racconta anche dell’Africa, delle piantagioni di cacao e dell’infinità di verdure che mangiava  e della cucina di sua madre, dei suoi fratelli, degli amici, di cosa vuole fare da grande e del suo futuro pieno di possibilità, in Italia.

“Chi scrive, David l’ha incontrato su di una panchina, mentre ascoltava musica. Prima di salutarlo gli ho chiesto se fosse sicuro, per me, andare in Libia. Lui mi ha detto, che era meglio rimanere in Europa, perché da quelle parti, fare tante domande, non è sempre sinonimo di intelligenza”.

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