Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccu-pazione per il grave episodio avvenuto su un autobus di linea tra Treviso e Vicenza, che ha visto protagoniste alcune adolescenti responsabili di offese, minacce e comportamenti irrispettosi nei confronti dell’autista e degli altri passeggeri.
Ancora una volta, la cronaca ci restituisce l’immagine di una gioventù disorientata, che sembra aver smarrito il senso del limite e il rispetto delle regole fondamentali della convivenza civile. Non si tratta di episodi isolati, ma di indicatori di un disagio relazionale e valoriale sempre più evidente, che richiede una risposta pedagogica e culturale sistemica.
Non possiamo limitarci all’indignazione momentanea. È necessario un impegno sociale comune, corale e strutturale, per restituire ai giovani punti di riferimento chiari, esempi credibili e contesti educativi capaci di accogliere e orientare. La famiglia, la scuola, le istituzioni e il mondo dell’informazione devono allearsi in una responsabilità condivisa.
In particolare, il Coordinamento sottolinea l’urgenza di un forte investimento nella scuola pubbli-ca, presidio autentico della democrazia e luogo privilegiato per costruire la cultura del rispetto, della legalità e dei diritti umani. Senza risorse adeguate, senza docenti formati e sostenuti, senza spazi di dialogo e partecipazione reale, ogni appello all’educazione resta lettera morta.
Da un punto di vista psicoeducativo, questi comportamenti rivelano non solo un deficit di educa-zione civica, ma una più profonda carenza di alfabetizzazione emotiva. Le giovani coinvolte sem-brano incapaci di decodificare la frustrazione, di gestire l’attesa e di attribuire valore all’autorità come riferimento protettivo, non come limite da abbattere. È un fenomeno che trova radici nella dispersione affettiva, nell’eccessiva esposizione digitale e nella mancanza di esperienze formative basate su cooperazione e responsabilità.
Il CNDDU chiede al Ministro dell’Istruzione e del Merito un impegno concreto e visibile nel pro-muovere la cultura della legalità come pilastro della formazione civica dei giovani. Ciò significa inserire nei curricoli scolastici percorsi stabili di educazione socio-emotiva, giustizia riparativa, e mediazione dei conflitti, capaci di rafforzare le competenze relazionali e la consapevolezza dei propri diritti e doveri.
La scuola non può essere lasciata sola a fronteggiare l’ondata di disorientamento e aggressività che attraversa le nuove generazioni. Occorre una politica educativa di lungo respiro che restituisca dignità al lavoro degli insegnanti, garantendo formazione psicopedagogica continua e strumenti per affrontare la complessità dei nuovi contesti giovanili.
Esprimiamo la nostra solidarietà all’autista coinvolto e a tutti gli operatori che ogni giorno garan-tiscono servizi essenziali con dedizione e rispetto.
Solo un grande patto sociale per l’educazione, sostenuto da investimenti, valori condivisi e re-sponsabilità diffusa, potrà arginare la deriva di violenza e superficialità che minaccia il tessuto ci-vile del Paese.
Serve una rinascita etica e culturale che parta dalle aule, dai luoghi pubblici e dalle famiglie, af-finché il rispetto torni a essere la cifra della nostra civiltà. Le nuove generazioni devono poter contare su adulti coerenti, presenti e capaci di testimoniare, prima ancora che insegnare, la legali-tà.
Il CNDDU auspica l’attivazione di tavoli permanenti tra scuola, enti locali e associazioni per co-struire percorsi educativi condivisi e sostenibili. È necessario riaccendere nei giovani la fiducia nelle istituzioni e la consapevolezza che ogni diritto comporta un dovere.
Solo una comunità educante coesa potrà trasformare la rabbia e la noia in impegno, la trasgressio-ne in responsabilità, la fragilità in cittadinanza attiva.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

Treviso–Vicenza, baby gang minaccia autista: il CNDDU denuncia l’emergenza educativa
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