Nuova polemica per Donald Trump, che in un post in stile Apocalypse Now ha preso di mira la città di Chicago, da settimane nel mirino del presidente per criminalità e immigrazione. “Adoro l’odore delle deportazioni al mattino”, ha scritto parafrasando la celebre frase sul napalm del film di Coppola. E ancora: “Chicago scoprirà perché il Pentagono si chiama dipartimento della Guerra”.
Le parole hanno scatenato la dura reazione del governatore dell’Illinois JB Pritzker, che ha accusato Trump di “minacciare guerra a una città americana”, definendolo “un uomo spaventato e un aspirante dittatore”.
Il presidente ha poi corretto il tiro, spiegando di non voler “fare la guerra” ma di voler “ripulire le città”. Secondo l’amministrazione, oltre 200 soldati della Guardia Nazionale e 230 agenti anti-migranti potrebbero essere dispiegati a Chicago già nei prossimi giorni. La tensione ha spinto la comunità messicana, che rappresenta il 21% dei residenti, ad annullare le celebrazioni per l’Indipendenza del Messico, compreso l’evento “El Grito Chicago”, che l’anno scorso aveva richiamato più di 24mila persone.
La linea dura sull’immigrazione prosegue anche altrove: in Massachusetts è stata lanciata l’operazione Patriot 2.0, che ha già portato a centinaia di arresti, mentre a Boston continua lo scontro con la sindaca Michelle Wu, sostenitrice delle cosiddette città santuario.
Intanto, dalla Corea del Sud è arrivata la notizia che i negoziati con Washington per il rilascio dei 300 lavoratori sudcoreani arrestati in Georgia durante un raid alla Hyundai si sono conclusi: saranno presto rimpatriati con un volo charter.








