VITERBO – Vacanze di Pasqua in chiaroscuro, la destinazione Italia tiene ma si avverte il peso del conflitto in corso in Medio Oriente. Le presenze stimate sono 14,1 milioni con un lieve calo del -1,3%, duecentomila presenze in meno rispetto all’anno precedente. I turisti stranieri rappresentano il 58,9% del mercato per un totale di 8,3 milioni di pernottamenti (-1,4%), mentre per gli italiani sono 5,8 milioni (-1,2%).
Questi i principali risultati emersi dall’indagine del Centro Studi Turistici di Firenze, per Assoturismo Confesercenti, su un campione di 1.087 imprese italiane della ricettività.
Le festività pasquali, pur essendo storicamente il volano per la stagione primaverile, ed indicano almeno il 15% del fatturato annuo quest’anno leggermente in calo. Per tutte le macro-aree italiane è prevista una flessione, più accentuata nel Sud e Isole (-2,0%) e nel Centro (-1,8%). Per le località di montagna è attesa una sostanziale stabilità dei flussi turistici, grazie ai mercati esteri, mentre le città d’arte si confermano destinazioni trainanti nonostante la flessione stimata del -0,8%.
In questo contesto, anche la provincia di Viterbo evidenzia segnali di rallentamento, con prenotazioni inferiori alle attese e una contrazione rispetto al 2025. A fotografare la situazione è Vincenzo Peparello, presidente della Confesercenti provinciale di Viterbo.
«Dalla nostra indagine presso gli operatori emerge una domanda ancora presente ma più prudente – spiega Peparello – influenzata dall’aumento dei costi, in particolare quelli legati al carburante e ai trasporti». Un elemento che incide direttamente su un territorio come la Tuscia, fortemente legato al turismo di prossimità.
Il cambiamento più evidente riguarda le abitudini dei visitatori: crescono le escursioni giornaliere e i soggiorni brevi, soprattutto nel giorno di Pasquetta, mentre si riducono le permanenze più lunghe e la spesa media pro capite. Una dinamica che, pur mantenendo vivi i flussi, riduce l’impatto economico complessivo sul territorio e sulle imprese del settore ricettivo e del terziario in generale.
Nonostante il rallentamento, la Tuscia continua a confermarsi una destinazione attrattiva per il turismo primaverile, grazie alla varietà dell’offerta che spazia dai borghi storici alle risorse naturalistiche, fino al turismo termale, lacuale, costiero ed enogastronomico. Tuttavia, il contesto economico attuale sta orientando le scelte verso soluzioni più brevi ed economiche.
«Dobbiamo essere pronti – conclude Peparello – a garantire accoglienza e ospitalità», sottolineando anche il possibile effetto positivo delle condizioni meteo favorevoli, con temperature quasi estive che potrebbero incentivare gli spostamenti dell’ultimo minuto.
La strategia indicata resta quella di medio periodo: «Fidelizzare per destagionalizzare», con l’obiettivo di trasformare il turismo occasionale in presenze distribuite tutto l’anno.








