di MARIELLA ZADRO –
TUSCANIA ( Viterbo) – “Il Frutto Proibito”, questo il titolo della mostra di Ennio De Santis che si inaugurerà domani sabato 5 settembre alle ore 18:00 presso i saloni di Palazzo Fani, via della Libertà, n.24 a Tuscania.
La mostra vuole essere un ricordo e un omaggio a un grande artista nostro concittadino, apprezzato e stimato più all’estero, che purtroppo nel nostro territorio.
L’immaginario bucolico e mitico dell’artista, popolato di tori, cavalli e greggi dai colori accesi e spirituali, rende questa mostra un racconto espositivo emozionante.
“IL FRUTTO PROIBITO”, si attanaglia perfettamente alla biografia umana di Ennio De Santis: lui è l’uomo che ha osato allungare la mano verso l’albero della conoscenza (l’arte)accettando di pagare il prezzo della fatica, dell’incomprensione e dell’irrequietezza pur di poterne assaporare il gusto.
Per un uomo nato nella Maremma Laziale degli anni ‘30, cresciuto facendo il pastore di greggi fin da bambino, e pertanto privo di studi regolari, la poesia, la letteratura e la pittura, erano a tutti gli effetti, “il frutto proibito”.
Ennio De Santis nasce nel 1937 a Piansano in provincia di Viterbo, fin da bambino è stato pastore di greggi. Nel 1983 si trasferisce a Tuscania, sei anni dopo vende il suo gregge e si dedica interamente alla pittura e alla poesia che aveva scoperto negli anni ’70.
Nel 1978 pubblica “In un cavo di terra” e nel 1980 “Pastorali”: raccolte di poesie.
Nel 1989 pubblica “In un cardo spolpato”: poesie, con la prefazione di Domenico Rea, e che nel 2000 verrà tradotto in inglese dalla poetessa Jane Baier Nelson per una edizione nello Stato di Washington.
Nel 1989 cessa l’attività di pastore e si dedica interamente all’arte.
Nel 1990 – 91 è a San Francisco, dipinge la sua luce e descrive in versi i movimenti geologi e i tormenti della California. Le sue poesie verranno tradotte in lingua inglese e lette al pubblico durante le esposizioni dei suoi quadri e poi raccolte nel volume “Il vento di Inverness-La voce nel deserto”.
Nel 1994 l’Università di Salisburgo pubblica “Troweling” di Desmond O’Grady, un volume di versioni in lingua inglese di poeti di vari paesi, Ennio De Santis è presente tra i poeti moderni italiani insieme a Cardarelli, Quasimodo, Ungaretti e Montale.
Nel 1996 pubblica la raccolta “Prima che spunti l’alba” (epistolario poetico).
Nel 2003 pubblica “Limiti”.
Nel 2018 pubblica “Maremma nel tuo spazio” la sua ultima raccolta di poesie.
Dal 1980 al 2000 espone le sue opere in molte città italiane ed estere, molto rappresentative sono state quelle a Landau, nei pressi di Monaco di Baviera, a Schelldorf e a Berlino.
Ennio De Santis muore il 1 giugno 2019.
Domenico Rea, scrive di Ennio: “(…) Il caso De Santis è esemplare. Non ha una preparazione scolastica; non conosce (o non dovrebbe) i mille trucchi del mestiere; non ha a portata di mano il sinonimo di comodo o la metafora riciclata dai tempi lunghi della nostra lirica; ma, quasi per via genetica o antropologica, a monte del suo lavoro sono riconoscibili gli stessi punti di partenza di tanti altri; particolari che dimostrano che un’autentica verginità nella nostra lirica (come nella narrativa, nella pittura, scultura, musica, architettura ecc.) rimarrà un’ utopia. Il nuovo, o meglio un nuovo modo di sentire e di esprimere, va ricercato negli angoli, negli spigoli, nelle nuances, nei lucidi momenti di estasi palesi, negli “empiti originali, istintuali e carnali di questo singolare poeta. È questo lo spettacolo che si può cavare oggi da un poeta inconsapevolmente colto che vive come fanciullo tra tremori ed errori, estasi ed angosce”.
Aggiunge Aurora Albabruna: “Il pittore sembra altra persona dal poeta. Si libra oltre il limite dato, oltre la straordinarietà del contingente, spezza catene e vincoli che a quella terra – e ai confini del corpo, dell’anima – lo tengono in uno spazio ultraterreno (così, se esistono come luoghi dello spirito, devono essere il Paradiso o l’Inferno) dove le forme perdono staticità anche nell’ immobilità, dove il colore è andamento musicale che vive di vita propria; slancio oltre i confini del cielo. La pittura è viaggio, senza sublimazioni, sull’altra faccia della luna, compiuto delirio che si contempla nell’immagine estatica, trasognata di forme animali lontanissime da ogni realtà. Immagini senza dolore, ferme nell’aria, oniriche e senz’ombra, fragili e potenti, la cui vita è danza sinuosa, leggiadra, ma il cui sguardo ancora penetra e chiede, come nostalgico di terrenità.






