di COSTANZA ESPOSITO LANGELLA –
VITERBO – Oggi, giovedì 20 novembre, nella Sala Regia del Palazzo dei Priori di Viterbo, le istituzioni e gli enti coinvolti hanno presentato il Convegno sull’ADHD, problematica su cui negli ultimi anni si sono accesi i riflettori da parte di scuola, mezzi di comunicazione, famiglie e specialisti dell’età evolutiva. “Un Cuore al Massimo: il superpoteri dell’ADHD” è il titolo dato all’iniziativa che, destino ha voluto, si tenesse nella Giornata dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. All’evento presente Chiara Frontini, sindaca di Viterbo, come sempre in prima linea quando si parla di eventi che toccano da vicino la sua città.
“Molto più di un convegno, ma una chiamata di responsabilità”, queste le parole con cui è stato aperto l’evento da Sara Ronconi, organizzatrice e moderatrice dell’incontro. “Dare voce, dignità e spazio a chi vive l’ADHD” – ha sostenuto – “convinti che il peso si solleva solamente insieme e per questo l’evento è stato organizzato da enti che sono la base dell’istituzione cittadina e sociale”. Perché a dover fronteggiare le difficoltà della neurodivergenza non è solo il soggetto che ne è affetto, ma la famiglia intera.
A seguire le parole di Chiara Frontini: “Il connubio educazione e inclusione è alla base della costruzione della città stessa”. Ha poi sottolineato l’impegno del comune nell’abbattimento delle barriere evidenziando l’importanza, soprattutto nel caso dell’ADHD, di eliminare anche i blocchi culturali e di inclusione, con la scuola che deve essere in grado di prestare attenzione ai cittadini che hanno specifiche esigenze, a partire dall’infanzia. “L’ADHD è una realtà con cui ci dobbiamo confrontare e con cui convivere” – ha ribadito Sara Ronconi, che ha ringraziato la sindaca e il Comune di Viterbo, passando poi la parola a Matteo Achilli, consigliere comunale che ha ribadito di come l’evento sia stato in qualche modo legato alla tradizione della Macchina di Santa Rosa. L’impegno delle istituzioni è quello di permettere di sollevare il peso dell’ADHD proprio come i facchini fanno con la monumentale struttura portata a spalla ogni 3 settembre per le strade della città. Il consigliere quindi ha ribadito come anche quella sia occasione di inclusione: “La tradizione della macchina di Santa Rosa e delle Mini-macchine permette di includere anche ragazzi che affrontano problematiche, proprio come fa la scuola”, argomento sottolineato poi dal Presidente del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa, Massimo Mecarini che ha rimarcato l’impegno del Sodalizio al fianco di coloro che hanno problematiche più o meno gravi. “Noi ci saremo sempre per iniziative di questo genere”, queste le parole che ha riservato all’organizzatrice dell’evento.
“L’ADHD ha origine biologica e multifunzionale, come regione abbiamo approvato il cambio di passo per la presa in carico dell’ADHD, questo per contrastare il ritardo nella diagnosi che colpisce bambine e adulti che affrontano anni di giudizi sbagliati”- ha evidenziato in un messaggio, letto da Roncone, il consigliere regionale, Daniele Sabatini.
A seguire il dottor Marcelli, direttore di Neuropsichiatria infantile, che è entrato nel vivo della questione in ambito più prettamente sanitario. Nelle sue parole ha ribadito che “l’ADHD ha una base neurobiologica, ma i fattori ambientali sono determinanti””, evidenziando, quindi, l’importanza della famiglia e della scuola, che devono cooperare ed essere in grado di lavorare sul soggetto. Marcelli ha anche sottolineato come il bambino con ADHD abbia bisogno di essere seguito maggiormente per evitare non solo che abbia problemi ad inserirsi nel tessuto sociale, ma anche che costruisca un’immagine di sé che sia degradante, non conforme alla realtà, che porta a fallimenti non solo scolastici ma nella vita in generale. “La collaborazione tra scuola e famiglia è fondamentale”- ha concluso.
La dottoressa Cristina Lemme, Presidente del Coordinamento Nazionale ADHD Italia e Presidente ADHD Regione Lazio, ha, infine, acceso i i riflettori sulle famiglie, su quelle che si attivano in aiuto al bambino. “Certo se la scuola ci dice che nostro figlio ha un problema, in maniera veloce, al cancello di scuola, si finisce per minimizzare, per non riuscire a comprendere che occorre intervenire. Purtroppo quando ci si scontra con realtà di questo genere ci si accorge quando sia difficile accettare. Un’accettazione non è mai definitiva, per ogni dimensione che si presenta si
ricomincia il percorso, ma per quanto possa essere difficile il genitore è la figura che accompagna il bambino, sarà la sua presenza a cambiare le sorti del proprio figlio”. La dottoressa Lemme non ha di certo dimenticato di evidenziare come sia difficile avere una diagnosi, un foglio che attesti i problemi del bambino: “Nel Lazio – ha sostenuto – un genitore impiega in media 24 mesi per avere una diagnosi di ADHD. Stimando i costi che un soggetto con ADHD porta la famiglia a sostenere, si evidenzia come in questo intervengano le associazioni che nascono per evitare che le famiglie arrivino a percorsi sbagliati”. “Sono abituati all’esclusione” questa la frase pronunciata dalla dottoressa e su cui Sara Ronconi ha acceso l’attenzione, rincarando il peso sull’importanza di “investire sull’inclusione”.
Invitata all’evento anche la psicologa Michela Musolino, specializzata in età evolutiva, che ha sottolineato come “Un bambino con ADHD è un bambino con delle fragilità, che deve essere capito: più si conosce il suo funzionamento e più si può far fronte a quelle che sono le sue esigenze. La terapia rafforza le competenze sociali e un insieme di interventi non solo migliora la qualità della vita del bambino, ma anche e soprattutto del genitore, spesso stanco di vivere una quotidianità di
difficoltà”. Come più volte ribadito la scuola ha un ruolo cruciale, per questo al convegno era presente Paolo Fatiganti, dirigente dell’Istituto Canevari di Viterbo: “La scuola è il luogo dell’accettazione ma anche delle prime difficoltà – ha affermato- La famiglia, la scuola e il terapista devono affrontare in maniera uguale il problema del bambino, per non disorientarlo”. Ha poi chiesto alle istituzioni “coraggio”, senza evitare ciò che è scomodo come una famiglia che vive le difficoltà di avere un componente con delle problematiche. L’intervento di Fatiganti è stato arricchito da quello di Manuela Forte, insegnante, docente di sostegno, che ha portato la sua esperienza, evidenziando l’aspetto anche emotivo, il bisogno di uscire dai manuali per riuscire a permettere al bambino problematico di avere l’apprendimento di cui non solo ha bisogno, ma diritto. Ha sottolineato come il compito non sia quello di eliminare, ma di “orientare l’iperattività trasformandola in un superpotere”.
Insomma, numerose voci che si sono unite nello stesso coro, come quella della dottoressa Paola
Vegliantei dell’Accademia della legalità, che è stata la prima ad organizzare un centro estivo per bambini e ragazzi autistici e con ADHD e che al termine del suo intervento ha auspicato un “Facciamone di più di questi incontri”. E i genitori? Molti i rappresentanti, in primi Sara Ronconi, ma anche Rosanna Esposito, rappresentante dei genitori delle forze armate che ha ribadito come per loro non ci sia alcun aiuto speciale e che anzi “le famiglie militari siano lasciate sole”. Un incontro molto intenso che ha portato alla luce una realtà troppo spesso oscurata, ovvero quella dell’ADHD.










