Un museo di S. Rosa all’ex tribunale di Viterbo con la Macchina “Volo d’Angeli”: l’artista Marco Zappa rilancia la sua idea

di WANDA CHERUBINI –

VITERBO – L’artista Marco Zappa curerà per il nostro giornale una nuova rubrica sull’arte. Lo abbiamo incontrato per l’occasione nei locali dell’ex tribunale di piazza Fontana Grande, dove dall’aprile del 2017 sta lavorando al “Giudizio Universale”, un’opera pittorica su tela dalle dimensioni veramente impressionanti, ben 130 metri quadri.

L’artista ci ha accolto, facendoci salire sul ponteggio per ammirare da vicino il suo capolavoro: una ricerca della luce sulle figure da lui dipinte che ci ha detto essere la caratteristica della sua tecnica pittorica. Marco ci spiega come sarebbe auspicabile che l’ex tribunale venga restaurato per realizzare un museo di S. Rosa, idea partorita la scorsa estate dall’artista, insieme al presidente del Sodalizio Massimo Mecarini ed al presidente del Touring Club di Viterbo, Vincenzo Ceniti. “Ho sentito che questa nostra idea è stata ripresa ora da altri, come il consigliere Barelli. Ho letto anche che il consigliere comunale Marini vuole sistemare questo posto. Vorrei ribadire la paternità di questa iniziativa anche per valorizzare il lavoro che si sta facendo”.

Ma come nasce l’idea di realizzare questo Giudizio Universale? “Avevo già da tempo l’idea di realizzarlo in altri siti, non in questo. Poi, quando c’è stato Egidio 17 e facevo parte dell’équipe, ho pensato di sfruttare le due cose, dando il via ai lavori, realizzando l’opera qui, all’ex tribunale. Il Giudizio universale è laico, perché non ci sono Santi, la Madonna, ma sono solo figure che fluttuano nel cielo. Ci sta il concetto di bene e di male, di luce e colore che può essere anche laico per certi aspetti perché  il concetto di positività e negatività ce l’hanno anche coloro che  non credono in una religione. E’, quindi,  esteso a tutti, è universale. Quello che sto facendo adesso è il Paradiso.  In un’epoca come questa di grossi conflitti tra religioni o anche di apparentamenti mi sembra molto attuale. Oltretutto  qui dentro è stata esercitata sia la giustizia divina, essendo stata una chiesa, sia quella terrena, essendo stato un tribunale, quindi, è un site-specific perfetto, un’opera creata per questo luogo.

Prima di iniziare chiedemmo il parere della Sovrintendenza io ed il Touring club, che mi ha sempre sostenuto in questa cosa perché era fondamentale per noi sapere come sarebbe diventato questo posto. La Sovrintendenza ci ha dato parere positivo visto che non ci sono affreschi. La giunta Marini nella scorsa legislazione fece un progetto di riqualificazione del sito con lo stanziamento di alcune cifre poi utilizzate per altro. Il progetto mirava alla rimozione delle cose aggiunte con il tribunale nel 1800, riportando la chiesa alla sua vecchia disposizione e ciò ci ha permesso di partire. Nell’ottobre scorso c’è stata l’inaugurazione della lunetta, per la fine di Egidio 17 e poi ci sono state delle frizioni con la vecchia giunta, in particolare per un articolo di un quotidiano locale, che  andando a cercare solo il lato negativo della questione, mi creò disagio perché non furono riportate tutte le frasi positive dette,  ma misero il dito sulla polemica ed io, ora, non voglio che questa gente venga,  neanche a fare delle foto. Sono aperto alla stampa, ma si filtra attraverso di me. Chi usa questo lavoro per fare polemica, rompere i rapporti, vendere di più e fare più like con me non c’entra”.

Ora qual è il futuro? “Sento dire che c’è molto interesse nel ripristinare questo spazio. Io, Ceniti e Mecarini facemmo un incontro questa estate perché ci fu la proposta da parte mia, avallata da Ceniti e ben accetta da Mecarini, di poter fare una sorta di Museo della Macchina. Proposi di  ricostruire la Macchina di S. Rosa del “Volo d’angeli” sotto la cupola, essendo questa Macchina quella che ha creato la connessione tra le Macchine vecchie e le nuove. Magari per allestirla qui si potrebbe alleggerire solo con la parte decorativa. L’idea piacque molto a Mecarini. Volo d’Angeli potrebbe, quindi, svettare al centro, sotto la cupola, potendo disporre di un’altezza di 36 metri. Negli altri ambiti, come il coro, che sta dietro,  si potrebbe fare una zona virtuale con delle proiezioni con maxi schermo. Senza riempire di roba, poi, si potrebbe portare qui anche il Museo del facchino, che ora si trova un posto isolato.  Sarebbe un’occasione per i turisti per vedere una Macchina reale ed io potrei andare avanti con il mio lavoro, finendo il Paradiso e poi realizzando l’Inferno, sulla facciata opposta.  Sarebbe una soluzione giusta per i facchini, per la città ed il mio lavoro sarebbe valorizzato”.

Il Giudizio Universale di Zappa, con Paradiso ed Inferno, misurerà ben 260 metri quadri . “Da quello che mi risulta – prosegue l’artista – sarà il Giudizio Universale più grande del mondo. Se la città riuscirà ad appropriarsi di questo lavoro, un domani potrebbe essere anche una forma di attrazione. La città deve però reagire”.

Il Comune di Viterbo ha contribuito in qualche modo alla realizzazione del Giudizio Universale? “Dall’amministrazione comunale non ho ricevuto nulla, a parte la corrente. Avevo chiesto 2 mila euro, quando qui le spese finora ammontano a 5 mila euro, ma non ho ricevuto alcun supporto, neanche dalla Fondazione Carivit, a cui mi sono rivolto”.

Quando pensi di terminare il Paradiso? “Spero per maggio di essere riuscito a finire la parte del Paradiso. Intanto stiamo alla finestra e vediamo se Marini ed altri politici riprendono il progetto di restauro già approvato a suo tempo. Il progetto già c’è, riandrebbe preso in mano. Avevamo chiesto un incontro con il dirigente del Patrimonio e Mecarini, il Touring club e Marini per proporre questa riqualificazione del posto con l’idea di realizzare il museo di S. Rosa. Qualcuno ora sta caldeggiando questa proposta e mi fa piacere. Ho chiesto anche all’assessore Allegrini di far buttare giù questo muro del 1873, di cui la Sovrintendenza ha dato l’ok. Nasconde non solo le finestre della clausura, ma anche tutta la parte molto bella delle vetrate. Inoltre rovina l’acustica della chiesa e si innesta sui capitelli in modo del tutto antiestetico”.

 

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