Un rave party, un lago e il suo biodistretto

BOLSENA ( Viterbo) – Riceviamo da Paola Adami (Presidente del Comitato Promotore del Biodistretto Lago di Bolsena) e pubblichiamo: “Avvenimenti, consapevolezze e prese di coscienza molto importanti stanno caratterizzando il corrente agosto dell’anno pandemico 2021. Viene anticipato il VI rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici, atteso per il 2022 (IPCC – Intergovernmental Panel on Climate Change, organismo delle Nazioni Unite per la valutazione scientifica del cambiamento climatico). La situazione climatica mondiale è sul punto di non ritorno e si rischia di sfondare la soglia di 1.5 °C oltre la temperatura media della superficie terrestre nel periodo pre-industriale. Le conseguenze sarebbero gravi e difficilmente gestibili, esacerbando le criticità ambientali, sociali ed economiche che già gravano su una larga proporzione della popolazione mondiale. Il venuto meno equilibrio tra popolazione umana e risorse ambientali del pianeta Terra continua a mostrare i suoi effetti più perniciosi con una pandemia che sta mettendo in forte discussione l’efficacia, se non l’etica, dei modelli di governance globali. I Talebani riprendono il pieno possesso dell’Afghanistan e sanciscono il rifiuto di un modello di governo occidentale che, imposto militarmente nel corso di venti anni, non è riuscito a radicare. Le agenzie battono anche una piccola notizia relativa ad un rave party, letteralmente “festa del delirio”, che sta avendo luogo in un angolino sperduto del territorio comunale di Valentano e nelle vicinanze del comune di Latera. Siamo in Provincia di Viterbo, non lontani da Toscana e Umbria. L’ambientazione geomorfologica è quella vulcanica della Caldera di Latera. L’angolino sperduto è sulle rive del lago di Mezzano, elemento lacustre quasi incontaminato all’interno della Riserva Naturale Selva del Lamone. Contigua al lago di Bolsena e uno dei centri di emissione vulcanica che hanno modellato il territorio, la Caldera di Latera ospita appunto il piccolo Lago di Mezzano, riconosciuto nel 2015 quale Zona Speciale di Conservazione (ZSC) nell’ambito delle direttive europee della Rete Natura 2000 (il più importante strumento della politica UE per la protezione e conservazione della Biodiversità). Tutta la caldera, di fatto, costituisce un notevolissomo ambito paesaggistico e naturalistico in connessione con i boschi lungo il fiume Fiora e la Riserva Naturale Selva del Lamone, con diverse ZPS (Zone di Protezione Speciale) e ZSC che in continuità arrivano fino al mare, ospitando tra l’altro faggete depresse e presenze faunistiche peculiari come la Lontra.

Va bene, direte voi, ma che c’entra questo fattarello di cronaca locale con fatti di respiro globale e geopolitico?

C’entra, perché sono proprio le azioni locali che, all’interno di una complessità meravigliosa ma di difficile gestione (quella della Terra), costruiscono il destino globale di ambienti e popoli. C’entra, perché le poche riflessioni che scaturiscono da questa vicenda non possono non avere un orizzonte se non molto ampio: l’orizzonte di una comunità umana, quella delle migliaia (o milioni?) di persone in cerca di delirio, che  sembra aver perso ogni riferimento valoriale sia sul piano etico che su quello sociale! Un morto, forse due, diversi ricoveri di persone in coma, la devastazione di zone importantissime per la conservazione della biodiversità … questi non sembrano elementi di riflessione importanti in un contesto di delirio. La Musica stessa, arte magica con ineguagliabile potere comunicativo, non sembra qui esprimere alcun messaggio vuoi di poesia, di denuncia o di speranza. E’ piuttosto relegata ad urlo, un urlo che si è udito spinto dal vento di ponente almeno fino a 30 km dal lago di Mezzano; un urlo che è dolore e che travolge uomini e cose nel loro ambiente naturale.

Il lago di Mezzano fa parte del Biodistretto Lago di Bolsena. Il suo Comitato Promotore, pubblicando queste riflessioni, intende manifestare tutta la sua preoccupazione di fronte a dinamiche sociali che, nella loro natura delirante, hanno inferto una ferita grave al territorio, alla sua gente, al progetto di Biodistretto stesso che dalla gente del territorio è scaturito. Il Biodistretto Lago di Bolsena coinvolge 20 municipalità aderenti, una superficie di oltre 1000 km2 e una comunità di poco inferiore alle 60.000 persone. Un paesaggio agroforestale, quello del Biodistretto del Lago di Bolsena, così ricco di gradienti ecologici, biodiversità e tradizioni culturali, tanto che non sorprende essere esso stesso incubatoio di innovazione, impresa diffusa ed ospitalità turistica. È in questa chiave che si può interpretare nel Biodistretto la forte diffusione dell’agricoltura biologica e il recupero di buone pratiche scientificamente basate sulla disciplina agroecologica, tendenti a forme di agricoltura conservativa e migliorativa. Una proporzione di uso del suolo in biologico superiore al 20% della superficie agricola totale è indice della forte tendenza della comunità del Biodistretto a percorrere una strategia ben precisa, rispettosa delle fragilità ambientali e sociali nel pieno rispetto dei valori fondanti dell’agricoltura biologica: benessere, ecologia, equità e precauzione.

Questi ci piacerebbe fossero i messaggi fondanti di ogni manifestazione, anche ludica, sul territorio: messaggi di amicizia tra un territorio, le sue genti e i suoi ospiti”.

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