Carrozzeria Fiorillo


VITERBO CHRISTMAS VILLAGE

Una piccola provocazione letteraria

di FRANCESCO MATTIOLI-

Hai voglia a prendersela con l’ineffabile prof. Alberto Grandi, docente dell’UniversItà di Parma, che sostiene essere la “pizza” un prodotto statunitense. Del resto, ne sono convinti, pare, due terzi degli americani stessi, almeno quelli che pensano che il mondo, prima di loro, manco esistesse.
Sarà effetto della globalizzazione, sostanzialmente anglofona, ma oggi parliamo un po’ tutti l’americano (che è diverso dall’inglese). Con buona pace dell’Accademia della Crusca, oggi noi discettiamo di leadership, di influencer e followers, di network, di smartphone, di business, big data, marketing, computer, mouse, team, meeting, call, workshop, shopping, make up, fashion, jeans, ticket, brand, catering e chi più ne ha più ne metta; e già dall’altroieri parlavamo di camion, pullman, party, sport, cocktail, bar, club. Sotto il fascismo per contrastare gli anglismi, si inventarono termini improbabili come bevanda arlecchina (cocktail), pallacorda (tennis), mescita (bar), ecc. Ridicolo…
Oggi ai boomers fa impressione che i giovani maschi si chiamino fra loro “Bro” (da brother, fratello), che è un’importazione che corre sui successi del rap.
Lasciamo perdere; non ce l’hanno fatta neppure i francesi, notoriamente sciovinisti, che hanno invano tentato di sostituire computer con ordinateur; e neppure i cinesi, che pure stanno dilagando ovunque..
Ma su un punto forse potremmo insistere un pochino, se solo qualcuno facesse tesoro di certe blande nozioni di latino. Mi riferisco a due termini, che sono latini e vengono insopportabilmente pronunciati come se fossero inglesi.
Il primo è “media”, che troppi pronunciano midia, mentre è semplicemente il plurale del latino “medium”, mezzo. Solo che gli americani non avevano un vocabolo adeguato e si sono assoggettati alla cultura classica, guardandosi bene però – come dominatori globali – dall’usare la giusta pronuncia. Molto spesso a lezione, e nei convegni scientifici, ho volutamente sottolineato la pronuncia “media”, lanciando uno sguardo di sfida all’uditorio, anche nella dizione “mass media” e “media di massa”.
L’altro termine è l’avverbio e sostantivo latino “plus”, che ovviamente significa “più”, ma anche per estensione “migliore” e si ritrova nel termine latino-medievale superplus, da cui il francese arcaico surplus, cioè “in eccedenza”. Ebbene, anche in questo caso gli americani se lo sono arraffato, pronunciandolo inevitabilmente “plas”.
Ricordo ad un incontro tra studiosi italiani – sottolineo: italiani – di aver correttamente pronunciato il termine plus come “plus” e non plas, ricevendo un’occhiata di sussiegoso imbarazzo da parte dei presenti (silenzioso, sorpreso e sprezzante sguardo interrogativo a chiedere subdolamente: ma tu parli di sociologia e non sai l’inglese?).
Al che sogghignando aggiunsi: “Sorry, I did classical studies and so I use the latin term plus in the correct latin pronunciation”.
Insomma, leadership è un termine tecnico e vabbé; così come computer e tanti altri.
Ma per favore, stravolgere pure la pronuncia dei vocaboli latini, suvvia…
Francesco Mattioli

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