Unitus, Liliana Bernardi in concerto in “Un arco, dal Barocco al Jazz”, sabato 26 gennaio

VITERBO – Sabato 26 gennaio alle ore 18.00 all’Auditorium  Santa Maria in Gradi dell’Università della Tuscia è in programma il concerto originale e interessante affidato al violino di Liliana Bernardi e dedicato ad Un “arco” dal Barocco al jazz (Trasformazione di un linguaggio). Direttore artistico Franco Carlo Ricci. Il programma che attraversa secoli, Paesi e stili prevede composizioni di J. S. Bach, dell’austriaco H. V Biber, di Niccolò Paganini, della compositrice polacca Grażyna Bacewicz e dell’italo-americano J. Corigliano.

Liliana Bernardi, concertista di grande valore, “propone volutamente ed in maniera evidente linguaggi musicali differenti per epoca, stile e genere, che suscitano e inducono il pubblico a variare più volte la modalità di ascolto”, come scrive la violinista in una nota.

Considerata “musicista dalla straordinaria vitalità e grande capacità comunicativa, di altissimo livello musicale e violinistico con una spiccata personalità ed energia” (Kaplan, senior violin professor, Juilliard School-New York), Liliana Bernardi svolge un’intensa attività concertistica, da solista, in duo ed in prestigiose formazioni cameristiche, che l’ha portata ad esibirsi in più di 50 Paesi del Mondo. Come solista e prima parte d’orchestra ha collaborato con direttori e orchestre di fama internazionale (New Jersey Philharmonic Orchestra, Filarmonica della Scala di Milano, Teatro La Fenice di Venezia).

È invitata regolarmente a suonare da I Filarmonici di Roma con Uto Ughi; si è inoltre esibita con i Cameristi della Scala di Milano, i Cameristi di S. Cecilia, l’Orchestra da camera d’Italia (OCI) con Salvatore Accardo. Ha collaborato con grandi solisti e direttori d’orchestra, tra cui: Rostropovich, Vengerov, Pollini, Accardo, Muti, Sinopoli, Sawallisch, Chung, Maazel, Abbado, Temirkanov.

(Nota di Liliana Bernardi) – Questo concerto propone volutamente ed in maniera evidente linguaggi musicali differenti per epoca, stile e genere, che suscitano e inducono il pubblico a variare più volte la modalità di ascolto. Il linguaggio è il “vestito di un popolo”, l’immagine di una cultura e di un periodo storico. La musica con o senza le parole, nelle sue molteplici varietà di forme generi e stili, costituisce il più riconosciuto e condiviso linguaggio universale.

Nel programma la Ciaccona di Bach, con la sua maestosa essenzialità e l’interna forza che abita le epoche, interroga le storie “scava nel profondo di ciascuno di noi, se disponibili all’ascolto e all’abbandono, grazie al fluire della cantabilità e della sua eloquenza, lascia un segno, incide come un bisturi”.E pur essendo una delle pagine più universalmente esaltate della musica strumentale, ricca delle più ardite figurazioni del virtuosismo violinistico, “s’impone senza filtri, senza categorie o sovrastrutture, con la forza di sé, inondando la mente di stupore”.

La Passacaglia dell’”Angelo custode” d’ispirazione religiosa,composta daH. V Biber è invece “figlia del suo tempo”, fa parte di un ciclo compositivo carico di simbologie e tecniche dell’epoca come la scordatura.

Esuberanza ed eccentricità comunicano i virtuosistici Capricci di Niccolò Paganini e, a distanza di oltre un secolo, lo stesso si può confermare per i Capricci scritti dalla compositrice polacca Grażyna Bacewicz. Nella nostra epoca, grazie alla tecnologia,è diventato facile e rapido l’incontro, tutto si “mescola”; così, anche nella musica,il brano Stomp di J. Corigliano,compositore italo-americano, ne è un esempio; commissionato per il concorso violinistico internazionale Čajkovskij, al suo interno convivono l’uso della scordatura, procedimento del ‘600 italiano e il bluegrass americano con influenze di musica country e jazz.

Tanta varietà ma un unico strumento: il violino.

L’arco è il mezzo con il quale “parla” il violinista; si è trasformato sia nella forma che nell’uso tecnico, sempre duttile alle richieste espressive del tempo, dei vari generi e stili, ma nati dalla principale necessità naturale dell’artista di comunicare profondamente e creare comunione, partecipazione condivisa nella dimensione sonora.

 

 

   

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