Vannoni ai microfoni di Radio Manà Manà: “Illegittima la visita ispettiva dei Nas”

Davide Vannoni, presidente di Stamina Foundation e docente dell’Università Niccolò Cusano, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Manà” su Radio Manà Manà, in merito al rapporto dei Nas sul metodo Stamina.

vannoni“Questa ispezione dei Nas – ha affermato Vannoni – è avvenuta a maggio 2012. Come ha evidenziato anche la Regione Lombardia, questa visita ispettiva è stata condotta in maniera illegittima senza voler ritirare documenti fondamentali per poter dare risposte rispetto a ciò che è stato dichiarato nei report conclusivi.

 

Questi documenti sono le cartelle biologiche di ogni paziente, che contengono la caratterizzazione completa delle cellule. Se le avessero valutate, si sarebbero accorti che si trattava di cellule staminali, senza contaminanti, che sono state testate e studiate prima di essere infuse. Il siero fetale bovino, sostanza nutriente delle cellule che si usa in tutti i laboratori del mondo, proviene da zone nelle quali non è presente il virus della mucca pazza. Quindi quella dei Nas è un rapporto vecchio e già ampiamente smentito. L’articolo de La Stampa ha cercato di spacciarlo per una notizia. L’indagine di Guariniello dura da 5 anni e non è mai arrivata ad una conclusione. Siamo in attesa che la Giustizia faccia il suo corso, eventualmente abbiamo tutti gli elementi per poterci difendere e dimostrare la nostra buona fede. La denuncia dei genitori di Simona? Consiglio di andare sul sito “comitato-staminali”, lì c’è un’intervista pubblicata nel 2010, quindi dopo che la bambina aveva fatto due infusioni, nella quale i genitori parlano dei miglioramenti che ha ottenuto la bambina, che sono miglioramenti non da poco. I medici avevano detto che la piccola non sarebbe arrivata a 10 anni, oggi ne ha 11. Mi sento sereno perché tutta questa documentazione ce l’abbiamo. La famiglia della bambina non ha mai pagato 45mila euro, bensì una cifra più contenuto. Nel periodo 2008-2009 noi dovevamo accedere ad un finanziamento pubblico da parte della Regione Piemonte che ci è stato rifiutato, quindi ci siamo trovati nell’impossibilità di curare i pazienti. Per questo, quelli che potevano permettersi di pagare hanno pagato la loro produzione cellulare e in questo modo siamo stati in grado di curare 70 pazienti in quell’anno. O si faceva così, o non si curava nessuno. Tutti questi fondi sono stati utilizzati solo ed esclusivamente per curare i pazienti”.

   

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