Villa San Giovanni in Tuscia, il parroco don Giovanni risponde alle insegnanti che affermano di non essersi opposte al Crocifisso in aula

Riceviamo da don Giovanni Berni, parroco di Villa San Giovanni in Tuscia e pubblichiamo: ” Per puro caso e con l’intento di aiutare il prossimo, mi sonocrocifisso trovato nel mondo del web. Per me questo mondo era sconosciuto, ora mi fa veramente paura. Qualcuno ha detto: “La verità vi farà liberi” ed io desidero essere libero. Questo è il motivo che mi spinge a rispondere all’Insegnante della scuola dell’Infanzia di Villa San Giovanni in Tuscia. Cerco di rispondere

pacatamente alla replica che mi viene rivolta dall’insegnante in questione, premettendo di non avere nulla contro di lei. La capisco e la comprendo. Il mio desiderio è quello di collaborare con tutti. Per onestà devo dire che questa iniziativa non è partita da me ma é stato il nuovo rappresentante di classe che mi ha interpellato presentandomi il problema. Inizio con la critica al mio articolo. Riferendomi al paragone dei Turchi, ammetto candidamente di non essermi documentato a sufficienza. Ne chiedo venia. Così mi è stato insegnato. Quando uno sbaglia e riconosce l’errore deve avere il coraggio di chiedere scusa.

Questo è valido anche per l’insegnante in questione. Dovrebbe chiedere scusa ai genitori dei suoi ragazzi. Se non ha il coraggio di farlo dimostra di non essere una buona educatrice. L’insegnante mi ha anche accusato di avere “ la testa tra le nuvole” durante le recite dei ragazzi; quanto sarebbe bello averla e lasciarla tra le nuvole. Pur avendo “la testa tra le nuvole” ci si trova a vivere in una società dove i furbi sottomettono gli onesti.

I cattivi prevalgono sui buoni. Eppure quanto sarebbe bello vivere nel mondo dei bambini che è fatto di sogni e di favole. Inoltre mi si accusa di essere entrato nella scuola abusivamente senza il premesso. Se ciò fosse vero, perché non sono stato denunciato? Io sono per il rispetto della legalità . E’ il motivo per cui mi sono schierato dalla parte dei genitori dei bambini. L’ho fatto per una giusta causa pensando che in quella scuola non si rispettasse la legge. Sono entrato nella scuola sia dell’infanzia che della primaria dopo aver ottenuto i relativi permessi.

Io ho fatto richiesta alla scuola di far entrare i missionari di Villa Regia per una visita. Dopo aver ricevuto il relativo permesso come consentito dalla legge era mio dovere accompagnare i missionari. Stando al ragionamento dell’insegnante io li avrei dovuti accompagnare fin sulla porta della scuola dicendo loro: “entrate pure, a me non è permesso”. Stiamo rasentando la follia.

Al sociologo Francesco Mattioli vorrei dire di non meravigliarsi della reazione di alcuni benpensanti riguardo ai suoi articoli preziosi. Il suo ragionamento lo trovo retto e onesto ma non tutti sono in grado di accettarlo.

Invece ho molto apprezzato la critica fatta da un nostro giovane concittadino Andrea Ottaviani il quale, pur non condividendo il crocifisso nella scuola, ha dato una motivazione che sottoscrivo: ha detto che è un simbolo troppo importante e prezioso per essere appeso nelle aule come un semplice portafortuna. Per i cristiani il crocefisso non può essere paragonato al cornetto o al ferro di cavallo perché è qualcosa di molto più significativo.

Non è vero che dopo la visita fatta “illegalmente” nella scuola materna mi sono recato al municipio per far presente la mancanza del crocifisso. Neanche chiedo la smentita da parte delle autorità civili perché io sono per la libera chiesa e per il libero stato. Non volendo, oppure volendo, chi lo sa, l’insegnante ha colpito sia le istituzioni civili che religiose. Ho cercato sempre di collaborare con il primo cittadino, di qualsiasi appartenenza, se non sempre ci sono riuscito chiedo umilmente scusa.

E altrettanto ho cercato di fare con la scuola pubblica laica. Il motivo per cui soltanto ora è uscito fuori il problema del crocifisso nell’aula della scuola materna è perché il nuovo rappresentate di classe dei genitori, nella persona di Augusto Urbani, è venuto da me lamentandosi di questo diniego. In sua presenza ho contattato la scuola con l’intento di mandarlo a parlare con il Dirigente Scolastico e preso l’appuntamento ho ritenuto giusto accompagnarlo, partecipando all’incontro. Di fronte alla richiesta avanzata, il Dirigente Scolastico ha affermato di non poter intervenire contro il parere dell’insegnante perché la scuola dell’Infanzia non è scuola dell’obbligo al contrario di quella primaria e media.

Ho voluto sottolineare che la richiesta legittima e legale era partita dai genitori di quei bambini che frequentano la scuola. Loro chiedevano espressamente che venisse appeso il crocifisso nell’aula dei loro figli anziché nel corridoio. Il Dirigente Scolastico avrebbe avuto la possibilità di contattare la sua insegnante e poter risolvere subito il problema, cosa a me non consentita. A quale titolo avrei potuto fare una simile proposta?

La mia conclusione è questa: non solo non c’è più pudore ma pur di salvarci la faccia siamo disposti a tutto. L’incendio che divampava da molto tempo in una settimana è stato spento. Chissà perché. Il crocifisso è stato appeso, oppure sarà appeso dove lo prevede la legge.

Ora restano le macerie che fumano ancora; non si sa per quanto tempo. La scuola, per uscir fuori da questa brutta storia, ha coinvolto anche le altre insegnanti. Che pena. Dico con l’amaro in bocca: tutto è perduto, forse anche l’onore”.

   

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