Violenza sulle donne, a Viterbo “Innamórati di Te”

di WANDA CHERUBINI-

VITERBO- Si è tenuta questo pomeriggio, presso la Gaming Hall Garbini, la seconda parte del progetto itinerante  “Innamòrati di Te” di Codere Italia.  Hanno partecipato al convegno, che ha voluto mettere in risalto i temi dello stalking, del femminicidio e della violenza fisica e psicologica, i relatori  Emanuela Valente, Fondatrice dell’Osservatorio In Quanto Donna , Elisa Fornaro, Avvocato dell’Associazione Donne per la Sicurezza, Marisa Nicolini, Psicologa e Psicoterapeuta del Tribunale di Viterbo, l’educatrice Valentina Sega, Barbara Cerusico, Presidente dell’Associazione Donne per la Sicurezza, Giovanna Dominioni della Polizia locale, responsabile per Viterbo e Provincia dell’Associazione Donne per la Sicurezza e istrutture di Krav Maga, Stefano Innocenzi del Pronto Soccorso-Ospedale Belcolle di Viterbo.  Presente all’incontro per il Comune di Viterbo la consigliera del Pd con delega alle pari opportunità, Daniela Bizzarri, da sempre molto sensibile al fenomeno della violenza sulle donne.

Ha preso per prima la parola Emanuela Valente, che ha rimarcato come Viterbo sia  una delle città con il minor numero di femminicidi in Italia: appena 4 casi riconosciuti negli ultimi 5 anni. “Questo potrebbe far pensare – ha affermato –  ad una città tranquilla, un’oasi felice per le donne. Qualche tempo fa, in una trasmissione televisiva, sono stati analizzati i dati europei sulle denunce della violenza alla donne, e chi li commentava (due uomini) giungevano alla conclusione che nei paesi del nord i maschi si comportino peggio che nel sud, considerato il maggior numero di denunce rilasciate dai paesi scainnamorati-di-te-convegno3ndinavi rispetto a quelle registrate in Italia o in Grecia.
Non è stata però analizzata la consistenza di queste denunce. Una donna dei Paesi Scandinavi, ad esempio, denuncia ciò che in Italia spesso non viene neppure percepito come violenza: quello che per una donna norvegese è una molestia sul lavoro da non subire, qui viene nella maggior parte dei casi interpretato addirittura come un apprezzamento fisico: perché non siamo ancora abituate a pensare che sul posto di lavoro dobbiamo essere valutate per come svolgiamo l’attività e non per la presenza o per ciò che indossiamo. Non si può dunque giungere ad una conclusione semplicistica: il numero delle denunce non è indice univoco di maggiore o minore violenza, ma solo di una maggiore o minore consapevolezza e forse anche del funzionamento di un sistema. Il fatto che Viterbo registri un basso numero di femminicidi ,  senz’altro un dato positivo – ha rimarcato – non è però necessariamente indice di una città tranquilla per le donne. La violenza si sviluppa in modo sotterraneo e nascosto.. Una donna che non denuncia forse è abituata a subire, lo considera quasi normale. In contrasto con il basso numero di femminicidi, infatti, sono alquanto gravi e numerosi casi di violenza ed abusi sessuali, anche su minori, registrati in questa provincia negli ultimi mesi. Per questo è necessario che si inizia a parlare di quello che accade dentro le case e che le donne si innamorino di sé”.

Il settore della tutela giuridica è stato affrontato dall’avvocato Fornaro che ha ricordato come la legge che ha introdotto il reato di stalking preveda altri sturmenti prima del processo penale per far desistere lo stalker dalle molestie: l’esposto e la querela, che nel 2013 il legislatore ha voluto stabilire come irritrattabile. “Appoggio la tesi del dott. Coppa – ha poi aggiunto – che dice che in primis si dovrebbe educare lo stalker”. Al riguardo la Fornaro ha ricordato come a Roma esista un osservatorio per gli stalker gratuito che è riuscito a recuperare già ,su 250 casi di stalker,  il 40 per cento di questi. L’istituto è gestito dalla Regione Lazio.

E’ poi intervenuta Marisa Nicolini, che ha distinto tra le violenze fisiche e quelle psicoloiche ed economiche. “La donna viene messa nella condizione di non poter credere di dire di esistere e si trova al punto tale da giustificare tutto ciò che avviene. Ci sono condizioni psicologiche che portano l’essere umano a subire passivamente cose che di natura non si fa o perchè si scappa o ci si difende”. La Nicolini ha poi rimarcato come esista una specie di specularità tra l’abusante e la vittima.  Si crea collusione tra i due. La donna è definita con la sindrome della crocerossina, piuttosto insicura, timorosa, molto sensibile. Nel persecutore subentra l’egocentrismo, si ha un uomo falsamente sicuro di sè, che pensa solo al suo tornaconto. Di conseguenza, si può affermare che per costruire sane relazioni di coppia, e più in generale, interpersonali occorre puntare alla realizzazione di una sana ed equilibrata autostima. Da qui il titolo di questa iniziativa “Innamòrati di te”.

Il dott. Innocenzi del Pronto Soccorso dell’ospedale di Belcolle ha aggiunto: “La piccola realtà provinciale rispetto alla grande metropoli tende purtroppo a “nascondere” l’entità del fenomeno. L’accesso al Pronto Soccorso rappresenta spesso il primo punto d’incontro tra la vittima e le istituzioni. E’ nel pronto soccorso che la vittima di violenza inizia il suo iter diagnostico-terapeutico ed i primi accertamenti medico-legali. Da anni ormai è attivo in pronto soccorso un protocollo che prevede un approccio multidisciplinare medico-psicologico- legale di assistenza alla vittima di violenza. Il medico, qualora accerti o presuma che la paziente è stata vittima di violenza è tenuto, oltre alla naturale assistenza clinica a rilasciare referto all’ Autorità Giudiziaria”.

La parola è spettata poiinnamorati-di-te-convegno2 all’educatrice Valentina Sega, che ha spiegato come la violenza sulle donne sia ancora vista come un problema di ordine pubblico piuttosto che culturale. ” Vi sono due paradossi: il discorso sulla violenza contro le donne viene articolato quasi esclusivamente al femminile- ha affermato – e il secondo paradosso è che l’oggetto del problema, la donna che subisce, diviene soggetto, e il soggetto, l’uomo che usa la violenza, scompare. Le donne parlano alle donne, gli uomini parlano alle donne, nessuno parla agli uomini. L’equivoco è che la violenza sulle donne riguardi solo noi donne e che pertanto l’educazione, o meglio, la prevenzione, vada declinata al femminile”.

Le conclusioni sono spettate a Giovanna Dominioni, che ha ricordato come la parola “accoglienza” indichi l’attività di ascolto e protezione offerta alle donne che entrano in contatto con il Centro AntiViolenza di Viterbo. “Alle donne non offriamo soluzioni precostituite – ha precisato – ma un sostegno specifico e informazioni adeguate, affinché possano trovare la soluzione adatta a sé e alla propria situazione. Le donne che si rivolgono al Centro AntiViolenza non vengono forzate a prendere decisioni che non corrispondono ai loro bisogni attuali o a quelli che, in quel momento, riconoscono come tali. L’obiettivo fondamentale del Centro è sostenere la donna affinché possa scegliere ciò che è giusto e praticabile per sé in un contesto che le fornisca un supporto costante”.

   

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