VITERBO – “Ci vediamo a settembre” era il saluto di Caterina Di Filippo, fondatrice del Nuovo Centro Danza e… Fitness: una donna che alla danza ha affidato tutta la sua vita e che, undici anni fa, troppo presto, ci ha lasciati.
Ma certe presenze non scompaiono… cambiano forma. Diventano musica che continua a vibrare, passi che si ripetono, mani che guidano altre mani, sogni che trovano nuovi corpi per esistere.
La sera del 13 giugno, al Pala Malè di Viterbo, quella frase non è sembrata soltanto un saluto sospeso nel tempo. È sembrata una promessa mantenuta. Perché Caterina non è stata semplicemente ricordata: è stata percepita. Nel respiro dei ballerini, negli occhi degli insegnanti, nell’emozione del pubblico. La sua idea di arte — intesa come cura, disciplina, bellezza e possibilità di trasformare la vita — è tornata a vivere.
Perché l’arte possiede una forma particolare di eternità: non conserva ciò che è stato come un oggetto immobile, ma lo trasforma in qualcosa che continua ad accadere. Un gesto, una musica, una parola possono attraversare il tempo e trovare nuovi corpi, nuove voci, nuovi sguardi capaci di riconoscerli. È questa la forza della danza: rendere visibile ciò che sembrava perduto, dare un presente alla memoria.
Non un ricordo immobile… un movimento… un cuore che continua a battere. Ed è proprio da qui che nasce il senso più profondo di una serata che ha saputo unire memoria, solidarietà e arte. E una serata di danza non è mai soltanto un evento da raccontare. È un luogo in cui una comunità si ritrova e riscopre se stessa, in cui ogni corpo diventa una pagina viva, ogni passo una parola, ogni respiro una traccia. Per un istante i ballerini non sono soltanto interpreti: diventano la testimonianza visibile di un sogno condiviso.
Il saggio conclusivo dell’anno del Nuovo Centro Danza e… Fitness si è trasformato in un viaggio dentro le immagini, i colori e le emozioni, portando in scena “Visioni Dinamiche – quando l’Arte prende vita e… danza”.
Lo spettacolo, patrocinato dal Comune di Viterbo, è stato reso possibile grazie alla collaborazione e al sostegno di realtà che hanno creduto in questo progetto: La Magnolia SNC, Foto G. Giordani, la Ditta Elettronica Mix di Toni Roberto per luci e sound, e la conduzione di Laura Leo, che ha accompagnato il pubblico dentro questo viaggio fatto di immagini, impressioni e movimento.
Come ogni anno, la danza è diventata anche un gesto concreto di attenzione verso gli altri: il ricavato dei biglietti è stato destinato all’associazione AMAN O.V.D. – Associazione Miglioramento Assistenza e Cura Malati Neoplastici “Dott. Gualtiero Fioretti”, impegnata ogni giorno nel migliorare l’assistenza, l’accoglienza e la qualità della vita di chi affronta la malattia oncologica.
Durante la serata, nell’intervento della Dott.ssa Maria Neve, è stato ricordato come grazie ai fondi raccolti nella precedente edizione si è reso possibile rinnovare i lettini per le terapie e attrezzare una nuova stanza, un intervento importante che permetterà di ridurre i tempi di attesa e offrire un servizio ancora più efficace.
La scelta artistica dello spettacolo nasceva da un’idea suggestiva: trasformare le diverse discipline della scuola — Danza Classica, Modern Jazz, Pas de Deux, Musical Theatre, Tip Tap, Funky, Hip Hop, Danza Contemporanea e Baby Jazz — in pennelli capaci di ridisegnare la scena.
Il palcoscenico è diventato una tela.
Le cornici vuote appese alle pareti non custodivano immagini immobili: erano spazi pronti ad accogliere una nuova forma d’arte. Perché questa volta non sarebbe stata la pittura a raccontare il movimento, ma il movimento a creare la pittura.
Lo spettacolo si è aperto con un estratto della coreografia creata appositamente per i ragazzi della scuola dal maestro Matteo Pastore, dal titolo “Pulcinella From Naples”, un viaggio nella leggenda di Partenope e del Vesuvio, il mito da cui nasce simbolicamente l’anima del popolo partenopeo. Le danze classiche si sono intrecciate alle tarantelle napoletane, ai ritmi della tradizione mediterranea, ai sonagli e alle musiche partenopee. È apparso Pulcinella, con la sua malinconia antica, la sua ironia, la sua capacità di trasformare il dolore in vita. Il Vesuvio è emerso nella sua forza: nero e rosso, fuoco e materia, distruzione e rinascita. Partenope invece è stata il principio opposto e complementare: il mare, il calore, la capacità di sciogliere ogni forma di ribellione nella forza dell’amore. Due corpi velati sembravano il principio di una creazione, il bozzolo da cui sarebbe nata la danza stessa. Il passaggio emotivo è stato un percorso dalla tristezza alla felicità, dalla perdita alla trasformazione. Un’immagine perfetta della natura stessa dell’arte: prendere ciò che ferisce e trasformarlo in bellezza.
La danza è poi diventata colore. La musica si è intrecciata ai costumi, alle luci, ai corpi, dando vita a un racconto capace di attraversare la storia dell’arte.
In un attimo la notte stellata di Van Gogh sembrava prendere respiro: il colore non era più soltanto pigmento, ma emozione pura, energia che attraversava i corpi. I girasoli hanno iniziato simbolicamente a vivere, come nella pittura dell’artista olandese dove ogni pennellata racchiude un frammento dell’anima.
L’oro di Klimt ha illuminato la scena trasformando il gesto in abbraccio, il corpo in materia preziosa, il movimento in una forma di amore universale. Un richiamo alla Love Art, dove l’arte diventa il luogo in cui il sentimento trova una forma visibile.
I ballerini hanno evocato il mondo di Degas, la sua capacità di raccontare il corpo nella verità del gesto, la fatica nascosta dietro la leggerezza apparente, la disciplina che diventa bellezza. Come nelle sue sale di danza, ogni movimento raccontava un istante irripetibile.
Il viaggio ha attraversato anche la libertà cromatica di Matisse, il ritmo delle forme, la gioia del colore, fino alla ricerca dell’essenziale di Mondrian, dove linee e geometrie diventano equilibrio e armonia.
E poi Magritte, il sogno, l’immaginazione, la possibilità di guardare oltre ciò che appare.
Perché la danza, come la pittura del Novecento, non vuole soltanto mostrare la realtà: vuole rivelare ciò che si nasconde dietro di essa.
Le musiche hanno accompagnato questo percorso come un respiro continuo: momenti energici, esplosioni di ritmo, passaggi più intimi e sospesi, capaci di seguire le diverse anime dello spettacolo. L’hip hop, il moderno, la contemporanea e le atmosfere più teatrali si sono incontrati creando un linguaggio unico.
Fondamentale è stata anche la cura nella scelta dei costumi. Ogni quadro ha avuto una propria identità cromatica: colori accesi, tonalità pastello, bianchi delicati, richiami luminosi e sfumature capaci di accompagnare le diverse espressioni della danza. Anche all’interno dello stesso balletto gli stili sembravano rincorrersi, come pennellate diverse all’interno della stessa opera.
Nulla era fermo. Tutto viveva.
Le voci fuori campo hanno accompagnato questo viaggio con parole che sembravano aprire una porta verso l’immaginazione: “Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni”. Una frase che racchiudeva il senso dell’intera serata: prima immaginare, poi creare. Prima ascoltare ciò che ancora non ha forma, poi renderlo visibile.
Anche il richiamo poetico a “Le nuvole” di Fabrizio De André, scritto con Massimo Bubola, ha contribuito a creare quella dimensione sospesa in cui la danza sembrava dialogare con il cielo. È proprio in questo “noi” che lo spettacolo ha trovato la sua forma più autentica: bambini, ragazzi, adulti, insegnanti, famiglie e pubblico hanno costruito insieme un unico corpo narrante. Una comunità intera ha preso parte alla creazione, ricordandoci che l’arte non appartiene soltanto a chi la esegue o a chi la osserva, ma a chiunque lasci che essa lo attraversi.
Perché l’arte è di tutti. Lo hanno ricordato tutti gli studenti della scuola, dai bambini di tre anni fino agli adulti, riuniti in un’unica grande performance finale che ha emozionato un pubblico vasto e caloroso.
L’arte vive nell’attimo presente. E proprio su questo concetto il palco si è trasformato in un grande orologio umano: i ballerini come lancette, a raccontare il tempo più importante, quello che accade mentre lo viviamo.
Perché nulla può l’arte senza occhi disposti a vedere. Senza cuori capaci di sentire.
Oggi Elena Di Filippo, insieme alla mamma Maria Rosaria e a tutta la famiglia, continua a custodire e far crescere quel progetto nato dall’amore di Caterina per la danza. Il Nuovo Centro Danza e… Fitness non è soltanto una scuola: è uno spazio dove generazioni diverse imparano che l’arte non è qualcosa da osservare soltanto, ma qualcosa da abitare. Un’esperienza da trasformare in una parte di sé.
Durante l’anno, i ragazzi di tutte le categorie si sono impegnati molto, sempre con gioia ed entusiasmo, raggiungendo anche prestigiosi riconoscimenti. Tra questi: Beatrice Caringi, selezionata tra le migliori quattro ballerine; Cristiano Campi e Porta Marco primi classificati nella categoria assoli; Alessio Giorni, selezionato per una tournée in Germania nella compagnia de Lo Schiaccianoci. I Classico: primo classificato assoluto con borsa di studio; Gruppo Moderno Avanzato: secondo classificato
A chiudere questo percorso, i maestri che ogni giorno accompagnano con passione, dolcezza e sorrisi sinceri gli allievi nel loro cammino: Samantha Balletti, Stefano Cavallaro, Claudia Tossi, Maria Giulia Quaranta, Matteo Pastore, Kevin Peci, Sharon Nasoni, Alessio Giorni, Marta Saterno e l’assistente Sofia Torromacco.
E poi rimane lei… Caterina. Forse, ieri sera, l’abbiamo cercata tutti senza accorgercene: nella luce dei costumi, nelle note, nei movimenti sospesi tra terra e cielo. L’abbiamo ritrovata nel modo in cui solo l’arte sa fare: senza bisogno di una presenza fisica, perché alcune persone continuano ad abitare ciò che hanno lasciato nascere.
Caterina non ritorna attraverso il ricordo, ma attraverso il movimento. Non appartiene al passato: continua a compiersi nel presente.
La sua frase, “Ci vediamo a settembre”, assume così un significato ancora più profondo… non è più soltanto il saluto di una persona, ma il segno di una continuità affidata a tutti coloro che hanno accolto quel sogno e scelto di portarlo avanti ogni giorno. La danza ha riacceso ancora una volta quella luce. E allora “Ci vediamo a settembre” ritorna con tutta la sua forza… non come una semplice promessa, ma come la certezza che alcuni sogni non smettono mai di danzare.
Antonella Multari











