di REDAZIONE-
VITERBO- Il fattore tempo è decisivo quando una persona scompare. Da questa esigenza nasce il nuovo Piano provinciale per la ricerca delle persone scomparse, presentato dalla Prefettura di Viterbo, che aggiorna e supera le procedure del 2013 per adeguarle a un contesto sociale e tecnologico profondamente cambiato.
Il prefetto Sergio Pomponio ha illustrato la necessità di una revisione complessiva: nuove competenze specialistiche, aggiornamenti normativi e direttive nazionali hanno imposto un cambio di passo. Il documento, frutto di un lavoro congiunto tra enti pubblici e privati, definisce con maggiore precisione responsabilità, modalità operative e criteri di valutazione delle segnalazioni.
Il nuovo piano introduce una suddivisione delle aree di scomparsa in tre categorie: urbana, extraurbana e zone montane o impervie.
In ambiente urbano, il coordinamento delle ricerche spetta alla forza di polizia che riceve la denuncia. Fuori dai centri abitati, invece, la guida delle operazioni passa ai vigili del fuoco, così da evitare sovrapposizioni e garantire interventi rapidi e mirati.
La Prefettura mantiene il ruolo esclusivo nella comunicazione con la stampa e punta a velocizzare le fasi iniziali dell’allerta: sin dalla denuncia vengono raccolte tutte le informazioni utili per individuare le competenze necessarie e preallertare i reparti specializzati.
Il capo di gabinetto Luca Mecchia ha evidenziato una delle peculiarità della Tuscia: l’elevata incidenza di minori stranieri non accompagnati che si allontanano dalle strutture di accoglienza per raggiungere familiari in altri paesi. Nel 2025 si contano già oltre 50 casi, dopo i 74 del 2024, un fenomeno spesso sommerso e difficile da monitorare.
Il piano chiarisce inoltre la definizione giuridica di “persona scomparsa”, che richiede la presenza di un potenziale pericolo per la vita o l’incolumità. Restano esclusi i casi di “persone disperse” per eventi accidentali in aree circoscritte — come escursionisti o cercatori di funghi — che rientrano nel soccorso pubblico urgente, così come le fughe legate a reati.
L’obiettivo finale è rendere immediatamente operativi i soccorritori grazie a un prontuario delle specialità disponibili. Un modello già applicato, ad esempio, nelle ricerche di Andrea Gentili, in cui i droni si sono attivati poche ore dopo la denuncia.






