Viterbo: al via la prima di una serie di conferenze della parrocchia S.Maria dell’Edera-S.Maria del Paradiso, sul tema della fede

Viterbo- Si è tenuto, domenica 10 novembre alle ore 15.30, nonostante la pioggia, la prima di una serie di conferenze promosse dalla parrocchia S. Maria dell’Edera – S. Maria del Paradiso, dedicati al tema della fede. Il convegno si è tenuto pressofede-conferenza il teatro parrocchiale ed ha visto presenti in qualità di relatori: Giuseppe Garofalo, ordinario di Economia Politica dell’Università degli Studi della Tuscia, Luigi Leonetti della Banca Cattolica, e dirigente

Credito Valtellinese di Viterbo, e padre Giuseppe Rainone, professore di teologia morale dei Padri Giuseppini. I tre esperti di economia sono stati presentati dal parroco don Egidio Bongiorni che ha aperto i lavori e salutato gli intervenuti. Il primo intervento del prof. Garofalo si è articolato intorno al rapporto tra etica ed economia. L’economia si occupa delle regole della casa, di come governare i beni di famiglia.

Passando attraverso le citazioni dell’evangelista Matteo “Fa agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”, ed in negativo quella di Tobia “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” individua il primo punto di contatto tra laici e religiosi che è l’etica della reciprocità. Ha indicato le linee essenziali dell’approccio liberista e dell’approccio conferenza-fede2interventista ed ha proposto una economia “altra” per ripensare il modo di fare impresa di fronte alla crisi. Ha citato l’enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate” ed ha analizzato i fattori determinanti dell’attuale crisi che sono soprattutto perdita di responsabilità da parte degli imprenditori ed atteggiamenti speculativi improntati a guadagni di breve periodo.

La crisi economica in corso ha profonde radici culturali e spirituali: l’affidamento solo alle logiche di mercato ci insegna ad “avere” più che ad “essere” e la crisi è la destinazione di un’economia senza etica. Leonetti ha parlato soprattutto della Banca Cattolica e della sua complessa organizzazione. Le banche svolgono il compito di volano dell’economia ma sono quotate in borsa ed hanno scopo di lucro. Per sostenere i clienti devono esserci garanzie ed allora si potrà anche aiutare un territorio. Bisogna ricordare che il 25% della popolazione gestisce il 75% della ricchezza nel mondo e che oggi si sono create a causa della crisi condizioni irreversibili come per esempio la chiusura di alcuni siti industriali. Oltre a creare empatia con i clienti e mantenere sempre un atteggiamento valoriale ed etico, una delle soluzioni possibili ci giunge dalla missione del Credito Valtellinese -Banca Cattolica :Creare valore sostenibili nel medio e lungo periodo esaltando il ruolo preminente dei soci nel rispetto della soddisfazione dei clienti, dello sviluppo socio economico dei territori di insediamento, della qualità delle relazioni e della crescita professionale dei collaboratori .

In conclusione il nuovo ruolo della banca deve essere anche quello di creare progetti e promuovere persone e società per internazionalizzare i prodotti dell’Italia. L’ultimo intervento è stato quello di Padre Giuseppe che ha posto al centro dell’attenzione la famiglia, partendo dal motto: “vivere semplicemente perché gli altri possano semplicemente vivere”. È necessario riflettere sulle logiche consumistiche e sulle diseguaglianze sociali. Il tema di settembre per la settimana di Torino, proposto dalla Chiesa aveva per titolo “la famiglia: speranza e futuro della società italiana”. La famigliaconferenza-fede3 è anche produttrice di beni, trasforma i beni materiali ed è ricca di beni relazionali. È necessario costruire una nuova mentalità trasformando la vita di ogni giorno in qualità. Quali indicazioni e linee guida possiamo avere per fare questo dalla fede? Cercare modelli di vita che valorizzino le persone promuovendo una cultura di solidarietà e incontro che sia alternativa alla cultura dello scarto e dello spreco quotidiano, tra l’altro recente citazione del nostro Papa Francesco.

Coltivare uno sguardo critico sui comportamenti consumistici e ripensare alla qualità delle relazioni dove l’aspetto principale non è consumare bensì generare. Riscoprire il valore della sobrietà che non è gusto della rinuncia bensì moderazione e risposta positiva al senso del limite. È lo sguardo con il quale Cristo ha accolto nella sua vita il limite corporeo ed ha accettato una vita limitata senza giocare con la sua divinità. L’uomo vorace è schiavo del desiderio, vuole avere sempre di più.

Lo stile alternativo invece è un biglietto da visita l che esprime chi siamo e dove andiamo ed attiva circoli virtuosi. Sobrietà in greco significa saggezza di discernimento. Facciamo esercizi di riconoscimento di ciò che cade nell’eccesso e viviamo la bellezza del sobrio.

   

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