Viterbo celebra Gioachino Rossini, genio della musica

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO – Gioachino Rossini (1792-1868), genio assoluto nella storia della musica, ieri, 6 maggio, è stato ricordato a Viterbo nell’ambito delle celebrazioni rossiniane che si svolgono in tutta Italia per il 150esimo dalla morte.

Delli Iaconi, Stinchelli e Pappalardo, Caffè Schenardi (foto MAG)

L’evento che ha visto una grande partecipazione di pubblico si è svolto in due tempi. La prima parte del pomeriggio è stata dedicata alla conoscenza del romanzo Rossini. Codice di sangue (Gremese, 2017) di Enrico Stinchelli voce storica di RadioTre, accolto nella sala conferenze del Gran Caffè Schenardi con i saluti istituzionali dell’assessore alla Cultura Antonio Delli Iaconi.

Ha introdotto l’incontro il maestro Gianfranco Pappalardo Fiumara che ha posto l’accento su il tema della giornata speciale interrogando l’autore sulla grandiosità di Rossini musicista e uomo.

Il colto e studioso del repertorio operistico Enrico Stinchelli non si è certo fatto pregare e al contrario di tanti scrittori che raccontano a larghe linee il contenuto del proprio libro, ha tralasciato la trama del suo thriller dove descrive la società francese del secondo Ottocento, ed è entrato a passi lievi nella musica assoluta, classica e armonica di Rossini e con una disamina attenta e dettagliata, ha narrato aneddoti e notizie della vita parigina del musicista. Il tutto non poteva che finire con un brindisi, il “Rossini”, condiviso con i relatori, Antonio Delli Iaconi, alcuni artisti presenti e il patron del Caffè Schenardi, Urbano Salvatori.

“Petite messe solennelle” Teatro Unione (foto MAG)

L’evento alle 19,30 si sposta poi al Teatro dell’Unione per l’ascolto del capolavoro assoluto di Gioacchino Rossini, ritenuto il suo testamento musicale, la “Petite Messe solennelle” (1863) che contiene un codice magico: piccola messa e solenne, dove piccola e solenne sembrano quasi contraddirsi tra loro, invece sono la prova tangibile della grandiosità e della forza dell’ispirazione rossiniana negli anni che venivano considerati “anni del silenzio” di Rossini.  “Si, perché Rossini si ritirò anzitempo dalla composizione, ma non del tutto” spiega Enrico Stinchelli. E dopo la sua ultima opera, Guglielmo Tell, furono anni prolifici dal punto di vista della musica da camera, della musica sacra e della musica vocale, intesa nella massima accezione dell’epoca.

Si apre il sipario e sul palco entrano i maestri Gianfranco Pappalardo Fiumara e Kosetta Prifti che siedono ai due pianoforti, ed Enrico Vallini all’armonium rossiniano, strumento voluto per atmosfere sacre. Entra il Coro Giuseppe Verdi di Roma, coro a cui è affidato il compito insieme ai solisti e musicisti di ricreare la magia di questo lavoro nato in un salotto musicale parigino. Quattro i solisti di canto: Tea Purtseladze, soprano, Silvia Pasini mezzo soprano, il tenore Roberto Cresca e il basso Luca De Lorenzo.  Dirige il maestro Danila Grassi.

Inutile dire che la musica straordinaria ha avvolto tutto il teatro lasciando il pubblico immerso in un’atmosfera onirica e sacra. Tanti gli applausi finali.

 

   

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