Viterbo, Collegio Ragonesi: quando si faceva merenda con una mela

Ho frequentato a Viterbo il collegio Ragonesi dei Fratelli Maristi per tre anni, a partire dal 1946. Riprovo a distanza di tempo l’innocente invidia per i miei colleghi “interni” vincenzo-cenitiche, venendo dalla provincia, soggiornavano a convitto, tipo pensione completa. Dormivano in ampi dormitori del piano superiore cui a noi “esterni” era proibito accedere. In un vasto refettorio illuminato da tante finestre, gli “interni” consumavano i

pasti preparati da un cuoco tuttofare di nome Marco, un omone tozzo e robusto, dai movimenti lenti, con baffi alla Stalin e grinta da “mangiafuoco”.

L’odore acre di quella sala mensa lo saprei distinguere ad occhi chiusi. Io non ci ho mai mangiato. Una volta in via eccezionale mi consentirono, benché “esterno”, di mettermi in fila per ricevere la merenda dopo la ricreazione pomeridiana: una mela con alcune noccioline americane. Frequenti gli appuntamenti in chiesa.

In verità erano pesanti quei lunghi silenzi nella cappella del collegio, cadenzati dal suono monotono di un organo elettrico cui poteva sedere solo lui, il più anziano dei “fratelli”, dal nome solenne e imparziale di Giusto. Fratel Giusto insegnava disegno e francese. Tossiva spesso e lo faceva con autorità e contegno avvolgendo amorevolmente il catarro in un capiente fazzoletto bianco riposto nell’ampia saccoccia.

Alla lavagna sapeva fare col gesso un cerchio perfetto, come Giotto. Si ricorreva a lui per avere giustizia presso il preside in caso di presunti soprusi. Eppoi il rispetto, quasi una venerazione, per un “interno” che giocava così bene a pallone da guadagnarsi il soprannome di Mazzola (si chiamava Lorenzetti).

Erano i tempi del grande Torino perito tragicamente a Superga nel 1949. Insieme ad un compagno di Viterbo, Mario Feliziani, i cui genitori gestivano una tabaccheria in via Mazzini, feci le prime esperienze di fumo con una sigaretta di Nazionali.

Per non farci scoprire dai Prefetti (i “fratelli” addetti alla sorveglianza) ci arrampicavamo su un cipresso di fianco alla cappella col pericolo di romperci l’osso del collo. Per arrotondare le rette, i fratelli Maristi affittarono la palestra ad un uomo alto e ossuto coi baffi e capelli alla mascagna, per allestire una sala cinematografica chiamata “Cinema San Giorgio”.

Vennero rimossi gli attrezzi ginnici (pertiche, corde, quadrato, cavalli di legno) per far posto alle sedie di legno fissate al suolo. Film rigorosamente in bianco e nero che per noi ragazzi si dividevano in due categorie: d’amore e di guerra (ivi compresi i cow boys di Tom Mix).

Lo stupore per il fascio di luce che usciva denso di immagini dal foro della cabina di proiezione, il fumo delle sigarette che s’affettava, il rumore fastidioso della carta di caramelle ed altro sarà immortalato qualche decennio più tardi da Giuseppe Tornatore nel film “Nuovo Cinema Paradiso”. Quella sala cinematografica ebbe vita breve; ritornò la palestra e con essa i salti e le capriole di una gioventù che non torna più.

Domenica prossima (8 dicembre) i Fratelli Maristi festeggiano il primo centenario (1913-2013) della loro presenza a Viterbo con una cerimonia rievocativa e una mostra documentaria sulle attività svolte in tanti anni di servizio per la “formazione umana, religiosa e didattica dei giovani”. L’appuntamento è fissato alle ore 10 per la Messa nella cappella del Ragonesi in viale IV Novembre.

Seguono l’inaugurazione della mostra, le testimonianze di alcuni ex alunni (tra cui il sindaco Leonardo Michelini e gli on.li Giuseppe Fioroni e Rodolfo Gigli) e la consegna dei diplomi di maturità dell’anno scolastico 2012-2013.

I “Fratelli” giunsero a Viterbo nel 1913. Inizialmente presero alloggio in alcuni ambienti del Palazzo Ruspoli-Capizucchi (già appartenuto a Girolamo Pamphili), oggi sede della Stazione dei Carabinieri in via della Pace, dove organizzarono i primi corsi di studio privatistici.

Nel 1923 acquistarono un terreno nel quartiere dei Cappuccini (Viale della Rimembranza, dal 1925 Viale IV Novembre) per la costruzione di un collegio-convitto “…allo scopo di educare i istruire i giovani sotto la benefica influenza della Religione poiché possano diventare uomini onesti e virtuosi, onore della famiglia e della Patria”.

La prima pietra fu posta nel 1924 alla presenza, tra gli altri, del card. Francesco Ragonesi nativo di Bagnaia (1850-1931) cui l’edificio verrà intestato. I lavori terminarono nel 1926. La scuola venne aperta l’anno successivo. Fu il cardinale a volere la realizzazione della cappella, sul fronte destro del fabbricato (inaugurata nel 1932) i cui dipinti murari vennero eseguiti da Eugenia Saveri.

Nelle aule della scuola, rese visibili da una vetrata per il controllo degli alunni, sono passate generazioni di “ragazzi”, alcuni dei quali, con qualche capello bianco, si ritroveranno e si riconosceranno in occasione della festa del centenario.

Con me, in quegli ultimi anni Quaranta, c’erano il conte Giovanni Fani-Ciotti, il duca Luigi Hardouin di Gallese, Giancarlo Bettini, Giorgio Ricci, Fernando Burchiani, Agostino Felli, Alvaro Zuppante, Gianfranco Malè e molti altri di cui non ricordo i nomi.

L’Ordine dei “Fratelli Maristi delle Scuole” venne fondato in Francia nel 1817 da Marcellino Champagnat (1789-1840) per l’istruzione della gioventù povere e per le attività di catechesi. Vincenzo Ceniti ex alunno

   

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