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Viterbo e Alta Tuscia: il ruolo formativo della scuola per contrastare devianze e fragilità sociali

Riceviamo e pubblichiamo: “Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani osserva con attenzione i risultati dell’incontro sulla sicurezza nell’Alta Tuscia promosso dal prefetto di Viterbo, Sergio Pomponio. I dati diffusi, se da un lato evidenziano un contenimento dei reati violenti, dall’altro segnalano una crescita, pur limitata, del consumo di sostanze stupefacenti tra i giovani, fenomeno che impone una lettura in chiave sociologica oltre che giudiziaria.

Le scienze sociali mostrano come la diffusione delle droghe non si esaurisca in una questione di ordine pubblico, ma rappresenti un indice di fragilità comunitaria e di carenza di capitale sociale. Laddove i giovani percepiscono vuoti educativi, mancanza di prospettive o scarsa coesione intergenerazionale, è più probabile che emergano condotte devianti e forme di dipendenza.

In questo scenario, la scuola non può limitarsi a trasmettere conoscenze: essa deve assumere la funzione di agenzia primaria di socializzazione, in grado di contrastare la deriva dell’individualismo e di rafforzare la fiducia nelle istituzioni democratiche. Educare alla legalità significa insegnare non solo il rispetto delle regole, ma soprattutto la consapevolezza che la norma giuridica tutela diritti collettivi, riducendo diseguaglianze e garantendo equità.

La pedagogia dei diritti umani, fondata su un approccio critico-riflessivo, consente agli studenti di riconoscere l’interdipendenza tra libertà individuali e responsabilità sociali. In assenza di questa formazione, il rischio è la costruzione di una cittadinanza frammentata, incapace di prevenire fenomeni degenerativi come l’abuso di droghe o la violenza stradale.

Anche le criticità relative alla viabilità richiamano una prospettiva di giustizia sociale: il diritto a una mobilità sicura appartiene alla sfera dei diritti fondamentali, poiché influisce sulla qualità della vita e sull’accesso ai servizi essenziali. Analogamente, la protezione civile non va interpretata come mera risposta emergenziale, bensì come esercizio di responsabilità collettiva che la scuola deve contribuire a radicare nei cittadini più giovani.

Quanto all’accoglienza migratoria, è essenziale che i percorsi educativi promuovano una cultura dell’integrazione fondata sul riconoscimento reciproco e non sulla mera tolleranza. Le istituzioni scolastiche sono il luogo privilegiato in cui il pluralismo culturale può trasformarsi in capitale sociale e in risorsa per i territori.

Il CNDDU invita pertanto le amministrazioni comunali dell’Alta Tuscia ad attivare un’alleanza educativa strutturata con le scuole, capace di tradurre in pratiche formative le istanze emerse dal vertice. Solo una visione integrata che coniughi sicurezza, educazione e legalità può assicurare alle giovani generazioni del Viterbese un futuro più stabile, equo e sostenibile”.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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