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Viterbo e la mafia turca: l’analisi di Roberto Saviano

di REDAZIONE-

VITERBO- Roberto Saviano riporta Viterbo al centro delle cronache internazionali parlando della presenza della mafia turca nella città. In un lungo intervento sui social, lo scrittore ha collegato i recenti arresti al boss Baris Boyun, leader della Daltonlar Cetesy, una delle organizzazioni criminali più potenti al mondo.

Il riferimento è all’operazione del 3 settembre, giorno del Trasporto della Macchina di Santa Rosa, quando due giovani turchi sono stati fermati in un B&B vicino al percorso della festa con armi e munizioni. In un primo momento si è ipotizzato un attentato durante la celebrazione, ma Saviano ha proposto una lettura diversa: un tentativo di liberare Boyun dal carcere di Mammagialla, ipotesi però smentita dai fatti, dato che il boss non è mai stato detenuto lì.

L’analisi di Saviano si concentra sulla struttura fluida della mafia turca, lontana dal modello piramidale tradizionale: Boyun eserciterebbe un ruolo carismatico più che gerarchico, con ampio margine di autonomia ai suoi affiliati. L’organizzazione, giovane e aggressiva, recluta già dai 15 anni e utilizza i social network come strumento di comunicazione, propaganda e perfino di rivendicazione di omicidi.

Non mancano i riferimenti al conflitto con i Sarallar, gruppo rivale, e al ruolo della gang nel narcotraffico e nell’immigrazione clandestina. A confermare la presenza della rete in Italia, Saviano ricorda anche l’arresto a Viterbo di Ismail Atiz, figura chiave del riciclaggio internazionale.

Lo scrittore conclude con una denuncia simbolica:
“Viterbo capitale italiana della mafia turca”, espressione che sottolinea la gravità della presenza criminale sul territorio, pur senza legami diretti con la festa di Santa Rosa.

 

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