Viterbo, Ernesto Galli Della Loggia: “Stiamo vivendo un periodo di decadenza. Come si è potuto arrivare a tutto questo?”

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO –  “Ci serve un’altra storia per tornare ad abitare il futuro. Ogni generazione riscrive la storia in modo diverso perché qualsiasi sia l’argomento di cui si occupi, ogni generazione è chiamata, sotto mentite spoglie, a scrivere la propria storia”.   Ieri, 12 marzo  grande affluenza di amanti della storia, accademici ed insegnanti alla Biblioteca Consorziale di Viterbo diretta da Paolo Pelliccia, per lo speciale appuntamento con l’acclamato intellettuale Ernesto Galli Della Loggia, storico raffinato ed editorialista del Corriere della Sera.

Ridolfi, Catte, Galli Della Loggia (f. MAG)

L’incontro, promosso da Daniel Catte, presidente dell’Associazione Casa della Cultura di Viterbo,  ha aperto un percorso di riflessione e approfondimento sui pensieri illuminati di  Ernesto Galli Della Loggia riportati nel suo ultimo libro “Speranze d’Italia” (Mulino 2018) e messi in evidenza da Maurizio Ridolfi, docente di Storia Contemporanea all’Università della Tuscia e presidente del Centro studi per la Storia dell’Europa Mediterranea, che ha interagito con l’autore.

Dalle pagine del libro emerge l’esigenza di trovare un rinnovamento nel modo di fare storia. Nuove interpretazioni e nuovi percorsi storici e storiografici perché il momento di questo Paese e della sua decadenza, è evidente e necessita che gli intellettuali, gli studiosi di storia, diano qualche risposta nuova rispetto a quello che non è stato fatto sino ad oggi.

Maurizio Ridolfi (f. MAG)

Maurizio Ridolfi evidenzia alcune questioni emerse a suo avviso dal libro. La prima questione – Scrivere oggi una storia d’Italia, che cosa vuol dire anche rispetto alle urgenze ed emergenze della narrazione pubblica, del peso o meno della storia nel discorso pubblico, in relazione anche alla questione che l’autore pone, generazionale. Ogni generazione scrive e rappresenta una sua storia. La seconda questione, secondo Galli Della Loggia e secondo molti di noi, occorre ripartire dal Risorgimento. Da come questo Stato si è costruito, da come è avvenuto quel processo di costruzione dello stato nazionale, le implicazioni e le eredità di quel Risorgimento. Anche sul piano dei contenuti storiografici. Un’altra questione è nel merito del significato del Risorgimento. Secondo Galli Della Loggia, il Risorgimento è la cellula germinale di tutta una serie di questioni che hanno avuto poi svolgimento sino ai giorni nostri.

“Infine, come ultima questione – conclude Ridolfi –  vorrei sentire una sua idea di Repubblica, d’Italia repubblicana, perché colgo accentuazioni diverse in alcuni passaggi del volume. Questa Italia repubblicana che cosa ci lascia? Solo problemi di temi irrisolti o anche altro?”.

Ernesto Galli Della Loggia (f. MAG)

La risposta di Ernesto Galli Della Loggia non si fa attendere. Ringrazia Paolo Pelliccia per l’ospitalità e per aver costruito negli anni una biblioteca speciale che cambia la storia della città e continua: “Quando si parla di generazioni, ognuno parla per sé. La mia generazione non ha scritto la storia che andava scritta. Potrebbe ancora scriverla. Su quale punto potrebbe concentrare l’attenzione? Come mai siamo arrivati qui. Ho un’impressione negativa sulla parabola su cui si trova impegnato il nostro Paese. Stiamo vivendo un periodo di decadenza, di declino. In questa sala siamo tutti novecenteschi. Dove stanno i Millennials? Ce ne sono pochi. E’ una delle nostre ragioni della decadenza. Le società che non si rinnovano attraverso un rinnovamente biologico, declinano.

“Dobbiamo chiederci: perché siamo finiti così, che cosa è che non ha funzionato?  Io ho una risposta.

“Penso che è stato uno snodo negli anni ‘80, abbiamo fatto delle cose sbagliate e non abbiamo fatto delle cose che dovevamo invece fare. Ne cito due: una rovinosa riforma del sistema scolastico che è andato sempre peggio e che ha generato  la mancanza di una forza intellettuale, di quanti non sono stati formati nella scuola. L’altro è l’avvio del processo di decentramento che ha avuto nelle regioni la sua parte iniziale, cominciando dalla scuola. Quando sento i nuovi poteri che le regioni chiedono in base all’autonomia allargata, diventare loro gestori dell’istruzione, potendo assumere loro gli insegnanti, ebbene vedo finire una cosa che è stata importante per tenere unita l’Italia. Quando ci saranno i professori veneti che insegnano nelle scuole venete, i professori siciliani in quelle siciliane e ci sarà la storia della Sicilia o del Veneto che diventerà più importane di quella d’Italia, voglio sapere che rimane di questo Paese.

“Una cosa urgentissima che doveva essere fatta: cambiare la seconda parte della Costituzione italiana.

Ernesto Galli Della Loggia (f. MAG)

“Nessun Paese può reggere a un sistema di poteri rovinosamente indicati nella seconda parte della Costituzione. Non esiste un Paese avanzato che abbia un Primo ministro, oggi lo vediamo in maniera quasi ridicola, che non abbia un Capo del governo capace di essere un capo di governo. Stando alla situazione italiana, ll Capo del governo non può licenziare un ministro. Una cosa grottesca.  

“Noi abbiamo un sistema di bicameralismo perfetto. Noi dovevamo cambiare il nostro sistema politico per dotarci di un governo efficiente che fosse capace di agire.

“Partitocrazia. Il potere dei partiti.  Sintomo di una degenerazione su cui bisognava intervenire. Partiti, quali, se non c’è un governo capace di operare, avendo il tempo sufficiente. Questo è il problema. Non è possibile dire che ci sono governi che possono finire di governare il giorno dopo. Perché quei governi non potranno avere il tempo di mettere in piedi nulla. Se non di fare cose che possono risultare immediatamente riscontrabili, dopo tre mesi. Per affrontare i problemi seri di un paese complicato, c’è bisogno del tempo sufficiente per mettere in cantiere progetti. Ma quando un governo può essere abbattuto da un voto parlamentare perché ci sono i renziani che non sono d’accordo con quello, i leghisti contro i 5Stelle, allora…. Far dipendere i governi dalla maggioranza parlamentare e non dalla volontà popolare diretta, è stato un gravissimo errore.

“Ripensare al nostro Risorgimento. Questione Nord-Sud- Rapporto tra piccole e grandi città ha influito nella costruzione debole di questo nostro Stato nazionale. Italia comunale del grande pensiero politico che viene dell’esperieza.

Un momento della conferenza (f. MAG)

“Il regionalismo è un ridicolo surrogato. In Italia le regioni non sono mai esistite. In italia esistono le città, la provincia: questa è la vera cellula geopolitica dell’Italia. La città e il suo contrado. Non la Regione. Forse La Toscana, il Piemonte e la Lombardia, il resto non ci sono regioni. Esistono le città. La cosa demenziale: invece di rafforzare le province, sono state fatte le Regioni. Cambiando la Costituzione in peggio,le Regioni hanno dato un enorme potere alle classi dirigenti locali. Tutto ciò che è locale, in Italia  è peggiore di quello nazionale. E’ più corrotto, è meno colto, meno informato,  più demagogico di quello nazionale. Soprattuto è più controllato. Nel senso che le decisioni prese dal Parlamento e dal governo, sono sotto lo scrutinio della stampa, degli organi di informazione.

“Quello che fa il sindaco di Viterbo, se gli amici del sindaco di Viterbo, che non conosco neanche chi siano, controllano due o tre televisioni locali e la pagina della cronaca di un giornale locale, allora il sindaco può fare quello che vuole di Viterbo.

“Che cosa ci lascia il Risorgimento? Il Primato della politica.

“Il liberalismo. In Italia il liberismo ha costruito lo Stato. Tutte le diverse culture politiche del Novecento lo hanno criticato e si propongono come coloro che rimedieranno. Tutte queste forze politiche del Novecento hanno messo al centro il problema di costruire lo Stato con il popolo, hanno rivendicato di essere culture popolari.  In nessuna parte del mondo sono stati fatti gli Stati con  il popolo. La monarchia inglese è stata fatta dal popolo? L’unico popolo attore del Risorgimento sono  stati i briganti,  conclusione gloriosa di questo riscatto popolare.

Ernesto Galli Della Loggia (f. MAG)

“La politica italiana appare così slabrata  da non riuscire a trovare un ancoraggio sociale, Lo stato è rimasto privo del popolo. Le culture politiche sono sparite con la scomparsa del popolo.  Non esiste più. Imponeva una condotta politica, oggi galleggia nel vuoto. Sistema politico disancorato da qualsiasi rappresentatitività socio culturale: senza popolo, senza conservatori, senza borghesia, c’è un ammasso sociale di ceti intermedi, sfrangiati indeterminati, che non riescono a rappresentare un ancoraggio del sistema politico. La politica in italia è forte, ha moltissime risorse ma non sa come adoperarle”.

Dopo i fragorosi applausi e le numerose domande del colto e partecipe pubblico, si chiude la serata con il consueto “firma copie”.

 

 

   

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