“Viterbo, gli anni più belli”, a cento anni dalla nascita del vescovo Fiorino Tagliaferri

VITERBO – Il 7 ottobre di cento anni fa nasceva a Borgo San Lorenzo (FI) il Vescovo Fiorino Tagliaferri, che ha guidato la nostra Diocesi per dieci anni dal 09 maggio 1987 al 04 ottobre 1997.

Il Vescovo Lino – anche come segno di riconoscenza e di gratitudine verso il suo predecessore – ha voluto che questa data fosse ricordata con una Celebrazione Eucaristica da lui presieduta giovedì 7 ottobre alle ore 18.30 nella Basilica della Quercia, dove il Vescovo Fiorino è sepolto.

Saranno presenti con il Vescovo Lino il Seminario, i Presbiteri, l’Azione Cattolica e i fedeli che intendono partecipare, riconoscenti per suo servizio pastorale tra noi.

Il Vescovo Fiorino entrò in Seminario a Fiesole nel 1933 a 12 anni. Divenne sacerdote il 29 giugno 1945. Così annota nel suo Diario l’emozione provata in quel momento: “Amen! Rispondo senza tremare, ma nel cuore io sento quello che mai ho sentito. Una pace nuova, una gioia serena e senza turbamento: una lucida sensazione di qualche mistero divino che mi si rivela e un immobile immedesimarsi in questa luce che mi avvolge. Dolce riposo, o Signore, questo giorno che Tu mi riserbi oggi per la mia migliore giovinezza di domani”.

Subito dopo l’Ordinazione il suo Vescovo gli chiede di proseguire gli studi presso la facoltà di lettere dell’Università di Firenze. Dopo aver conseguito la laurea viene incaricato di insegnare italiano, latino e greco nel Seminario di Fiesole. Insegna anche presso la Scuola Alberghiera di Firenze.

Nel 1961 gli viene affidato l’incarico di Rettore del Seminario.

Dopo 21 anni di ministero sacerdotale nella Diocesi di Fiesole, “don Fiorino” fu chiamato a Roma e nominato Assistente Generale dell’Associazione Italiana dei Maestri Cattolici. Intanto aveva iniziato anche una collaborazione con la Radio Vaticana.

Durante questi anni di ministero a Fiesole e a Roma, colpiva il fascino della sua umanità, la sua fede viva e la sua intelligenza pensosa. Era un educatore appassionato, una guida autorevole, un vero maestro di vita.

Il 14 luglio del 1978 Paolo VI lo nomina Vescovo di Cremona. È l’anno dei tre Papi. Paolo VI sarebbe morto meno di un mese dopo, il 6 agosto. Giovanni Paolo I soltanto un mese dopo la sua elezione. Il 16 ottobre fu eletto Giovanni Paolo II.

Mons. Fiorino giunse a Cremona il 25 novembre e il giorno dopo, Solennità di Cristo Re, nella Cattedrale fu consacrato Vescovo. La celebrazione fu presieduta dal Cardinale Giovanni Colombo, Arcivescovo di Milano. “A Cremona – disse il Vescovo Fiorino nell’Omelia del suo 50 ° di Sacerdozio – giunsi inesperto e confuso, accompagnato solo dalla mamma la vigilia dell’ordinazione episcopale avvenuta nella Cattedrale di quella che pensavo sarebbe stata la mia Chiesa definitiva. E quando la sera del primo giorno, terminata la festa, mi trovai solo a pregare nella Cappella dell’episcopio sentii per la prima volta dentro di me la pienezza della paternità…”.

Dopo cinque anni, nel 1982, Giovanni Paolo II lo nomina Assistente Nazionale dell’A.C.I., compito che portò avanti con intelligenza, equilibrio e saggezza in un periodo non facile di transizione e di comprensione della “scelta religiosa” fatta dall’Azione Cattolica; scelta riconosciuta anche da Giovanni Paolo II come “premessa essenziale di ogni forma di presenza sociale e politica dei cristiani nella società”.

Ed ecco la nomina a Vescovo di Viterbo nel 1987, dove fa il suo ingresso nel pomeriggio del 9 maggio.

Fu accolto in Piazza del Comune, gremita di folla, e poi processionalmente ci si diresse in Cattedrale per la Celebrazione Eucaristica. Durante l’omelia ci disse: “Voi siete in attesa di ciò che vi dirà il nuovo vescovo. Cosa pensa? Quali sono i suoi progetti? Spero di non deludervi se, invece, vi prego di farvi insieme a me un’altra domanda: il Signore cosa chiede, cosa attende, mentre a questo vescovo affida questa Chiesa e consegna a questa Chiesa questo vescovo?… Cosa dobbiamo fare, Signore?”.

Mons. Fiorino arrivò nella nostra Diocesi poco più di un anno dopo l’unificazione delle Diocesi di Montefiascone, Acquapendente, Tuscania, Bagnoregio e l’Abbazia di San Martino al Cimino nell’unica Diocesi di Viterbo.

La nuova configurazione della nostra Chiesa locale richiedeva una guida equilibrata e capace di favorire un cammino di unità e di comunione. La scelta del Vescovo Tagliaferri rispose a pieno a questa esigenza.

La sua umanità affabile e profonda, le sue doti e le sue qualità spirituali e intellettuali, e, soprattutto, l’amore grande per la Chiesa, in poco tempo fecero entrare il Vescovo Forino nel cuore di tutti ed insieme ci si mise al lavoro con entusiasmo ed impegno.

Tutto questo contribuì fortemente a creare un clima nuovo, di amicizia serena, anche all’interno del Presbiterio.

Nel 1990 il Vescovo iniziò la Visita Pastorale a tutte le Parrocchie che si concluse nella Quaresima del 1994. A coronamento di questa Visita e come occasione per fare una esperienza profonda di fede e di comunione organizzò dal 7 al 14 marzo del 1994 un Pellegrinaggio Diocesano in Terra Santa. Vi parteciparono circa 250 persone. Furono giorni indimenticabili.

L’anno dopo, e precisamente il 5 marzo 1995, il Vescovo aprì il Sinodo Diocesano che si protrasse fino al 3 giugno. Furono mesi intensi di ascolto, di confronto, di progettualità nuove, che segnarono profondamente il cammino della nostra Chiesa.

Il 29 giugno la nostra Chiesa si strinse intorno al Vescovo per celebrare i 50 anni del suo sacerdozio. In quella occasione disse: “Da otto anni la mia Chiesa è Viterbo. E questa Chiesa è tutta la mia famiglia. Sono gli anni più belli della mia vita: anni che sento come i più sacerdotali”.

Dall’11 al 16 settembre il Vescovo accompagnò un nuovo Pellegrinaggio Diocesano: destinazione Fatima.

Nel 1996, per ricordare il decennale della ristrutturazione della nostra diocesi intorno all’unica Sede di Viterbo e la conclusione del primo Sinodo della nuova Comunità diocesana unificata, il Vescovo chiese ed ottenne una udienza privava con il Papa Giovanni Paolo II. Da tutte le Parrocchie, accompagnati dai Parroci, ci si ritrovò il 16 novembre in migliaia nella Sala Nervi. In quella occasione il Vescovo consegnò al Papa il Libro del Sinodo e l’impegno della nostra Chiesa, sintetizzato nel motto “Chiesa per una nuova umanità. Chiesa fedele, unità e missionaria”.

Quasi come conclusione del suo ministero in mezzo a noi, nel giugno del 1997 organizzò un ultimo Pellegrinaggio a Lourdes. La sera del 21 giugno, a Lourdes, nella sua stanza di albergo annota: “…ormai è di dominio pubblico che lascerò la diocesi a settembre-ottobre e il nuovo vescovo è Lorenzo Chiarinelli. Nella confessione di ieri sera, sotto le volte della grotta, ho offerto alla Madonna il nuovo corso della mia vita che sta per incominciare, a Dio piacendo. Voglio essere fedele in questa stagione che va verso la ‘luce’”.

Nella sua ottica e nel suo stile pastorale, sempre in mezzo alla gente, in ascolto, in dialogo, in amicizia, anche i Pellegrinaggi furono sempre pensati come parte del suo progetto di una Chiesa chiamata a camminare insieme, a farsi prossima di tutti, luminosa nella comunione fraterna.

Dopo il suo pensionamento si ritirò a Firenze, ma il suo legame con Viterbo rimase sempre forte.

Nella notte del 06 febbraio 2002 fu colpito da ictus cerebrale. Morì pochi giorni dopo, il 22 febbraio. Il 26 furono celebrati i funerali a Fiesole e il 27 a Viterbo. Ora riposa nella tomba dei Vescovi presso il Santuario della Madonna della Quercia.

La nostra Chiesa ne fa memoria affettuosa per l’impronta indelebile che ha lasciato e per il suo ricordo che è ancora vivo nel cuore di tutti.

Il 29 giugno del 1997 mi ordinò diacono, insieme ad altri quattro compagni. Mi piace riportare quanto ci disse in quella occasione, perché credo che sia un invito che valga per tutti: “Amatela questa santa Chiesa viterbese. Amatela più della vostra vita… La sua storia, il suo presente, il suo avvenire, le sue risorse, le sue necessità e i suoi problemi sino per voi il primo criterio che orienta e determina il vostro vivere e il vostro agire. Non subordinatela mai ai vostri desideri, ai vostri gusti, ai vostri diritti, alla vostra originalità, al vostro protagonismo. Amatela questa vostra Chiesa viterbese. Con il suo presbiterio, con il suo Vescovo, con le sue comunità, con il suo laicato, con le sue tradizioni. Amatela perché lo merita e perché ne ha bisogno. Amatela per servirla. Amarla e servirla sia la vostra gioia, la vostra libertà, la vostra ragione di vita. Amatela, figlioli, amatela, amatela!”.

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