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Viterbo, un incontro sulle cause della guerra secondo l’opinione di Albert Einstein e Sigmund Freud

di MARIELLA ZADRO –

VITERBO – “Forse non è utopistico pensare che l’influsso di due fattori – un atteggiamento più civile e il giustificato timore degli effetti di una guerra futura – ponga fine alle guerre in un prossimo avvenire”. (Sigmund Freud)

La sezione “Pasquale Picone” della Società Filosofica Italiana (SFI) di Viterbo organizzano un incontro con lo psichiatra dott. Giovanni Mastrangeli, noto ed apprezzato psichiatra viterbese, il quale analizzerà con i presenti alcuni dei temi di maggior interesse umano, storico e anche psicologico, sviluppati nella prima metà del XX secolo da Albert Einstein e Sigmund Freud, in merito alle cause che possono condurre e continuano gli uomini a farsi guerra.

L’appuntamento venerdì 5 dicembre alle ore 16:00 si terrà a Viterbo, in via Cavour 67, presso la Sala delle Assemblee della Fondazione Carivit, che ha gentilmente concesso il patrocinio dell’incontro.

Di seguito una breve sintesi dei temi più rilevanti del carteggio tra Albert \Einstein e Sigmund Freud dedicato alle cause dei conflitti bellici del quale parleremo con il Dottor Giovanni Mastangeli,

Il carteggio “Perché la guerra?” tra Einstein e Freud esplora le cause dei conflitti: Einstein cerca una soluzione politica e internazionale, proponendo un’autorità sovranazionale, mentre Freud analizza il problema da un punto di vista psicologico, identificando nella coesistenza di pulsioni di vita (Eros) e morte (Thanatos) una ragione profonda dell’aggressività umana. Freud, pur condividendo l’intento di Einstein, ritiene che la violenza sia un aspetto intrinseco dell’uomo che può essere deviato e non eliminato, un’idea che smentisce la sua speranza di una risoluzione definitiva.

In breve, volendo ora sintetizzare le due posizioni ed i loro differenti esiti, possiamo osservare che Albert Einstein si concentra sulla creazione di un sistema politico e internazionale più efficace per gestire i conflitti, partendo dall’idea che la guerra sia un male che può e deve essere evitato; Sigmund Freud , invece, pur concordando sulla necessità di deviare le pulsioni aggressive, è più pessimista riguardo alla loro eliminazione, considerando la violenza come parte integrante della natura umana, e individua nel processo educativo e nei legami affettivi uno strumento per mitigare le tendenze distruttive, senza mai poterle annullare.

Ricordiamo che le attività della Società Filosofica Italiana (SFI) costituiscono aggiornamento per docenti e per studenti riconosciuto dal MIUR.

 

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