di FRANCESCO MATTIOLI-
Leggo della “fuga” di Officine Toscane da Viterbo; negozio in centro bellissimo ma molto specializzato, potrebbe non essere di per sé una perdita drammatica per l’economia viterbese, se non fosse per le motivazioni. Perché il motivo è che, avendo i titolari un negozio anche a Orvieto, e dovendo scegliere di fronte ai cambiamenti nel mondo del commercio, è stata preferita la città umbra perché molto più turistica.
I dati non mentono. Nel 2024 Orvieto ha fatto registrare la presenza di ben oltre trecentomila turisti, contro i duecentomila scarsi di Viterbo, e nell’anno del Giubileo i dati ancora ufficiosi parlano per Orvieto di un vero e proprio boom, mentre per Viterbo solo di una crescita incoraggiante ma perfino inferiore a quella entusiasticamente prevista.
La principale industria di Orvieto è il turismo, ed è attiva da oltre un secolo; Viterbo ha scoperto la sua vocazione turistica si e no da vent’anni. Questo giustifica molte cose, alcune altrimenti inspiegabili.
Vediamo gli atout a disposizione.
Orvieto.
Vanta un Duomo gotico di eccezionale bellezza e ricco di opere d’arte, che celebra il Miracolo del Corpus Domini e al quale si associa un tradizionale e coreografico corteo storico. Inoltre presenta il suo suggestivo Pozzo di S. Patrizio, opera rinascimentale di grande impatto esperienziale. Possiamo aggiungere alcuni spazi di squisita vocazione medievale e un articolato percorso sotterraneo. E soprattutto, dobbiamo ricordare che si tratta di una prestigiosa sede etrusca, di cui restano l’interessante necropoli e la ricca dotazione del Museo Nazionale, un festival della ceramica etrusco-greca. La città, posta sul suo sperone tufaceo e dominata dal biancore del Duomo è suggestiva anche da lontano. Oggigiorno, è interessante anche un cammino naturalistico detto il Cammino di Larth che raggiunge sia Bolsena che Civita di Bagnoregio. Che Bolsena sia legata a Orvieto è giusto: lì gli abitanti dell’etrusca Velzna furono trasportati in massa dai Romani vincitori, ad abitare la più controllabile Volsini Novi dopo la distruzione della vecchia città (la Urbs Vetus, da cui Orvieto) che sarebbe stata ripopolata per difendersi dalle orde barbariche solo settecento anni più tardi. Lì a Bolsena avvenne il martirio di S. Cristina e il miracolo del Corpus Domini. Il legame con Civita di Bagnoregio invece è strumentale, perché – vista la fama crescente di questo borgo abbastanza vicino, 24 km – consente di allargare l’offerta al turista. Un altro atout non secondario di Orvieto è quello dettato dalla sua favorevole posizione sul piano delle infrastrutture, visto che gode di un proprio casello autostradale sulla A1 e ha la sua stazione ferroviaria sulla direttissima Roma-Milano. Come ulteriore atout si può aggiungere l’appartenenza ad una regione (l’Umbria) dove non c’è una capitale di sproporzionate dimensioni che è portata inevitabilmente a fagocitare gran parte delle risorse del territorio.
Viterbo.
Vanta il Palazzo papale, gotico medievale appena più antico del duomo orvietano (trent’anni in meno), il cui valore storico supera anche quello architettonico, perché fu teatro del primo Conclave. Ancora, Viterbo presenta un centro storico duecentesco non solo suggestivo, ma tra i meglio conservati al mondo; una turrita cinta muraria duecentesca lunga 4,6 km e pressoché intatta, altro pregio di una certa rarità; e un interessante percorso sotterraneo. La dotazione etrusca non è di secondaria importanza, visto che annovera nel territorio comunale le suggestive e particolari necropoli rupestri di Castel d’Asso e di Norchia, nonché il centro etrusco romano di Ferento con il suo Teatro, tanto da vantare anche un ben fornito Museo Archeologico Nazionale. Ancora, non si può non annoverare tra gli atout Villa Lante, gioiello paesaggistico rinascimentale di fama internazionale. Inoltre, sul piano del folclore e della spettacolarità, la Macchina di S. Rosa è una fonte eccezionale di attrazione, patrimonio immateriale Unesco. Altri atout da far valere sono la sostanziosa vocazione termale della Città, che può favorire una stanzialità turistica dedicata, l’adiacente Faggeta Vetusta dei Cimini che offre ambienti naturalistici di pregio e la Via Francigena, che ne fa l’ultima tappa importante prima di giungere a Roma. Viterbo inoltre gode di una posizione centrale rispetto alla Tuscia, avendo il Lago di Bolsena a18 km, il Lago di Vico a 8 km, la star Civita di Bagnoregio a 30 km, il Mar Tirreno a 40 km e le
suggestive e storiche cittadine di Tarquinia, Tuscania, Caprarola e Sutri nel raggio di 20-30 km. Meno bene le infrastrutture, non tanto quelle automobilistiche, visti i comodi raccordi a quattro corsie con la A1 e con l’Autostrada tirrenica, quanto quelle ferroviarie. E poi una dipendenza troppo pesante da Roma sul piano politico, amministrativo ed economico.
Al tirar delle somme, comunque, Viterbo dovrebbe costituire un polo d’attrazione più completo e stimolante di quello umbro. Tra l’altro le due città, per storia, per dialetto, per autocollocazione identitaria, sono molto simili e vicine tra loro – condividono di fatto anche lo stesso nome – e in passato si ventilò una sorta di patto per cercare di creare addirittura una regione autonoma assieme a Civitavecchia e persino Grosseto, sulla base dell’identità storica e geografica del territorio della Tuscia.
Perché, allora, sul piano dell’appeal turistico non c’è partita e Orvieto sopravanza di gran lunga Viterbo? Perché a Bolsena ho incontrato dei turisti milanesi che avevano preso albergo a Orvieto e pensavano di fare un “salto” a Viterbo, nel pomeriggio, chiedendomi lumi su cosa ci fosse di bello da vedere in questa “città dei papi”?
La risposta è semplice. Perché quello che conta è la narrazione; cioè la costruzione di un ventaglio di significati, di modelli, di rappresentazioni della realtà attraverso la quale si genera una attrazione, un interesse, un bisogno esperienziale che costringe il consumatore, il visitatore a creare delle graduatorie di importanza e di interesse e a compiere delle scelte conseguenti che diventano obbligate a prescindere. Non mi stancherò mai di ripetere che una narrazione ben fatta può fa vendere frigoriferi in Lapponia, cioè può rendere indispensabili delle scelte dettate da quelle carte che vengono presentate come atout vincenti.
A Orvieto l’hanno saputa fare bene, e da molto tempo. A Viterbo latita una narrazione adeguata in grado di attrarre il turista; che venga da Roma, da Milano, da Londra o da New York.
Forse, mille anni vissuti da contadini non ci hanno consentito di saper fare i commercianti. Ma oggi esistono saperi che dovrebbero essere in grado di favorire questa trasformazione; purché si sappiano apprezzare e utilizzare al meglio.








