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Arcigay Viterbo- Peter boom aps: “Viterbo sa dove portò quella marcia”

VITERBO- Noi marciamo ancora», hanno proclamato il 28 ottobre i neofascisti riuniti a piazzale Gramsci. Eppure Viterbo sa bene dove portò quella marcia. Nel 1944, la guerra in cui il fascismo aveva trascinato l’Italia lasciò la città devastata dai bombardamenti alleati, con 1.017 vittime e 600 edifici distrutti. Nelle carceri di Santa Maria in Gradi furono rinchiusi gli ebrei perseguitati, undici dei quali vennero deportati senza fare ritorno.
Celebrare oggi la Marcia su Roma significa dunque rivendicare, proprio in una città che ne ha ben conosciuto le conseguenze, l’origine politica di una delle pagine più tragiche della sua storia.
La rivendicazione del fascismo nell’anniversario della sua ascesa al potere, per di più sotto uno striscione che inneggia alla «Remigrazione», dimostra come l’ossessione per una comunità definita dall’origine e fondata sull’esclusione di chi è considerato estraneo, non appartenga soltanto al passato, ma sia ancora profondamente presente. È un’idea di società che Arcigay contrasta con forza, perché nessun diritto può dipendere dalla conformità a un’identità.
Intanto, dal 15 giugno, esiste un’ordinanza con cui il Comune ha disposto la rimozione dell’installazione «Remigrazione», eppure, dopo oltre quattro mesi, lo striscione è ancora al suo posto. La richiesta di ulteriori pareri alla Prefettura non può bastare a spiegare perché un provvedimento già adottato sia rimasto ineseguito.
È una contraddizione che l’amministrazione deve chiarire, senza trasformare la necessaria prudenza giuridica in un rinvio indefinito delle proprie doverose responsabilità.
Arcigay Viterbo condanna con fermezza questa ignobile manifestazione di esaltazione del fascismo e chiede che le autorità competenti accertino le eventuali violazioni di legge. Ma soprattutto rifiuta che simili episodi possano trovare posto nella vita cittadina come innocue espressioni di nostalgia, mentre il significato storico e politico di ciò che viene celebrato passa sotto silenzio.
«Noi marciamo ancora», proclamano. Celebrano l’inizio di una storia e vorrebbero dimenticarne
la fine, ma quella marcia ha lasciato solo sangue, orrore e macerie, e a quanto sembra, anche una
profonda, perdurante e colpevole ignoranza”.
ARCIGAY VITERBO – PETER BOOM APS