di FEDERICO USAI-
VITERBO- “Viva Santa Rosa, Viva Santa Rosa,Viva Santa Rosa” iniziamo questo articolo con le parole urlate, come se fosse la notte del 3 settembre, da Luigi Aspromonte, il capo dei Facchini di Santa Rosa. Un urlo che è echeggiato all’interno di una stanza del monastero di Santa Rosa, alla fine della presentazione del libro “ Nel nome di Rosa” scritto da Wanda Cherubini.
Ho voluto iniziare questo articolo dalla fine di un pomeriggio, quello di ieri, trascorso alla presenza di personaggi come Luigi Aspromonte, Capofacchino di Santa Rosa, Massimo Mecarini, Presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa e Raffaele Ascenzi, ideatore di Dies Natalis, la macchina di Santa Rosa che in questi ultimi due anni ha illuminato Viterbo e l’immancabile Vincenzo Fiorillo, costruttore della Macchina. Questi personaggi, amati da tutti i viterbesi, hanno voluto partecipare alla presentazione del libro “ Nel nome di Rosa” scritto con rara maestria dalla giornalista Wanda Cherubini.
La stanza del monastero di Santa Rosa, ieri pomeriggio 20 settembre, era gremita di un numeroso pubblico accorso per la presentazione di un libro su Santa Rosa scritto con il cuore dall’autrice. Tra le autorità erano presenti l’assessore Stefano Floris, in rappresentanza della sindaca Chiara Frontini, Maurizio Di Schino, Presidente UCSI Lazio, Angelo Sapio, esperto sul Corteo storico, Serena D’Orazi della casa editrice Serena, che ha pubblicato il libro, Maria Barbara Lecchini per la Inner Wheel di Viterbo, insieme alle past president Maria Teresa Batistelli Lecchini e Claudia Testa, Lucia Malvinni del Centro studi Santa Rosa, Silvia Somigli della Uil Scuola, il segretario territoriale della Cna di Viterbo e Civitavecchia, Attilio Lupidi, Domenico Arruzzolo, presidente di Viterbo con amore, Luigi Ottavio Mechelli, presidente AVIS provinciale e consigliere nazionale, Paola Massarelli, presidente ADMO Viterbo, Marco Rossi dell’associazione “Il fascino del passato”, Francesco Urbani, presidente Eipaa, Luciano Proietti, presidente di Archeotuscia odv, Laura Principi, direttrice artistica di Tuscia in fiore, Antonietta Scoponi, vice presidente e la socia Annalisa Silvestri della Fidapa di Viterbo, Miranda Bocci dell’associazione La Torre della Tuscia, l’artista Angelo Russo, ideatore della Macchina di S.Rosa “Sinfonia d’archi”, il giornalista Emanuele Mariani, l’artista Laura Leo, Marcello De Marchi, fratello della cara poetessa e scrittrice Rosanna De Marchi, il poeta Realino Dominici e la professoressa Nadia Pascucci. Ha fatto da padrona di casa Suor Francesca Pizzaia che nel suo breve e conciso intervento ha elogiato il libro di Wanda Cherubini, un libro che , secondo suor Francesca e non solo, illumina di una luce particolare il cuore del lettore. Serena D’Orazi, per la casa editrice del libro “ Nel nome di Rosa” prendendo la parola ha elogiato Wanda Cherubini ricordando che ci saranno altre presentazioni del testo e la prossima sarà a Vitorchiano per la fiera del libro. Anche Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, ha voluto evidenziare come Wanda Cherubini sia stata in grado di mettere tra le righe del testo tutte le notizie, le curiosità e gli episodi rivelati nel corso di una lunga chiacchierata svolta in un caldo pomeriggio d’estate.
Wanda Cherubini, ieri era circondata dall’affetto dei presenti ed ha illustrato il suo libro “ Nel nome di Rosa” con queste parole : ” E’ per me una grande emozione essere qui oggi per presentare un lavoro che non è soltanto un libro, ma un percorso di ricerca, di memoria e di passione. Questo testo nasce infatti da un progetto che ho iniziato durante la mia tesi di laurea in giornalismo culturale, scegliendo come caso di studio una delle feste popolari più straordinarie e identitarie d’Italia: la Festa di Santa Rosa di Viterbo.
Santa Rosa non è solo la patrona della città, ma una figura che, pur vivendo nel XIII secolo, continua a parlare a noi uomini e donne del XXI secolo. È stata una giovane fragile nel corpo, segnata da una malattia congenita, ma fortissima nello spirito: a soli tredici anni indossò l’abito francescano e scelse di vivere la fede tra la gente, predicando, aiutando i poveri, difendendo i più deboli. Pagò questa libertà con l’esilio, ma non smise mai di testimoniare la sua fede. Morì appena diciottenne, ma la sua voce, le sue scelte, il suo esempio non si sono mai spenti.
Ed è proprio questa attualità del messaggio di Rosa che mi ha spinto a studiare e raccontare la sua festa. Una ragazza giovanissima che, in un’epoca di poteri assoluti e di rigidità, ha avuto il coraggio di sfidare le convenzioni e dire la verità. Non a caso, ancora oggi, Rosa viene sentita come un modello soprattutto per i giovani: una voce che ci ricorda che la coerenza, la fiducia e il coraggio possono illuminare anche i tempi più bui.
Il libro ripercorre la storia della Festa di Santa Rosa a partire dalla traslazione del corpo della Santa nel 1258, evento che ha dato origine alla processione e, nei secoli, alla straordinaria tradizione della Macchina di Santa Rosa: quella torre luminosa alta 30 metri che, ogni 3 settembre, attraversa le vie della città sorretta dalle spalle e dal cuore di cento facchini. È un rito collettivo che intreccia fede, identità civica, memoria storica e anche innovazione artistica, perché ogni generazione ha arricchito la Macchina con stili, tecniche e simboli nuovi.
Nel libro racconto non solo le origini medievali della festa, ma anche la sua evoluzione nei secoli: gli incidenti, le trasformazioni, le lotte per mantenerla viva anche nei momenti più difficili della storia di Viterbo. Racconto il corteo storico, che coinvolge centinaia di figuranti e che oggi rappresenta un legame con il passato, ma anche un modo per trasmettere alle nuove generazioni la memoria della Santa.
Un capitolo importante è dedicato a come la festa sia entrata nell’era digitale. Oggi la Macchina di Santa Rosa non è più solo un patrimonio locale: è visibile in streaming, diffusa sui social, raccontata con strumenti multimediali e persino con la realtà virtuale. È una festa che, pur radicata nelle tradizioni di Viterbo, ha saputo aprirsi al mondo, diventando un esempio di come il giornalismo culturale e i nuovi media possano custodire e al tempo stesso rinnovare il racconto di un rito antico.
Il riconoscimento Unesco del 2013, che ha inserito il Trasporto della Macchina nella rete delle Grandi Macchine a spalla italiane, non è solo un traguardo istituzionale: è la conferma che questa festa non appartiene più soltanto a una città, ma al patrimonio dell’umanità.
Eppure, al di là dello spettacolo e delle luci, ciò che resta centrale è sempre lei, Rosa. Una ragazza del Medioevo che con la sua fede e il suo coraggio ha saputo cambiare il destino di una comunità. Il suo messaggio ci raggiunge intatto: Rosa ci insegna che la vera forza non risiede nella potenza politica o militare, ma nella coerenza interiore, nella capacità di affidarsi e di resistere.
In questo libro ho voluto intrecciare ricerca storica, testimonianze, cronache e anche riflessioni sul ruolo del giornalismo culturale, per mostrare come la Festa di Santa Rosa non sia solo una ricorrenza religiosa, ma un laboratorio narrativo e sociale, dove identità, fede e innovazione si incontrano.
Oggi, più che mai, in un’epoca in cui le comunità rischiano di perdere i propri riferimenti, Rosa ci ricorda l’importanza di radicarsi nella memoria e di guardare al futuro con speranza. È per questo che la sua luce continua a brillare.”
Subito dopo è stato dato spazio ai numerosi interventi su un libro non solo da leggere con attenzione, ma che non deve mancare nelle nostre librerie. Per chi lo volesse acquistare online basta andare sul sito di Unilibro (https://www.unilibro.it/libro/cherubini-wanda/nel-nome-di-rosa/9788894961782) o sul sito della Casa editrice (https://www.casaeditriceserena.it/) o acquistarlo personalmente presso la Libreria dei Salici, in piazza San Faustino 3, a Viterbo o presso la libreria Etruria, in via Giacomo Matteotti, 67, a Viterbo.
Questa è stata la cronaca veloce di un pomeriggio trascorso al monastero di Santa Rosa, ma è giunto il momento di conoscere Wanda Cherubini e il suo meraviglioso libro “ Nel nome di Rosa”.
Wanda Cherubini è giornalista, iscritta all’Ordine dei Giornalisti dal 2001 e direttrice responsabile del giornale online Tuscia Times dal 2012. Ha dedicato la sua carriera alla cronaca, alla cultura e alla promozione del territorio viterbese. Ha collaborato con numerose testate giornalistiche, tra cui Il Tempo, Libero, Il Giornale. È attualmente collaboratrice del Il Nuovo Corriere di Roma e del Lazio. Ha condotto programmi televisivi e curato uffici stampa istituzionali. Presidente dell’UCSI di Viterbo (Unione Cattolica Stampa Italiana), ha maturato una lunga esperienza nella comunicazione culturale e religiosa, con particolare attenzione alle tradizioni locali. Ha conseguito con lode la laurea in Scienze della Comunicazione e Media Digitali presso l’Università Guglielmo Marconi di Roma. Appassionata di arte, musica e scrittura, ha vissuto in parte a Londra, dove ha perfezionato la conoscenza delle lingue straniere e sviluppato una visione internazionale della comunicazione. Con questo volume dedica un omaggio sentito e pro- fondo alla figura di Santa Rosa, simbolo spirituale e identitario della città di Viterbo, di cui ha raccontato per anni, da cronista e da cittadina, la Festa, il Corteo Storico e la Macchina.
Il libro “Nel nome di Rosa”, della casa editrice “Serena”, nelle sue 65 pagine, si avvale all’inizio delle prefazioni del vescovo di Viterbo, Orazio Francesco Piazza, della sindaca Chiara Frontini, del Presidente del Sodalizi dei Facchini di Santa Rosa, Massimo Mecarini e del presidente Ucsi Lazio, Maurizio Di Schino.
E’ un saggio che riesce nei suoi particolari a illustrare l’evento che unisce la città alla sua Santa dando una testimonianza di fede e di vita della comunità viterbese. Wanda Cherubini ricorda nel suo libro come Santa Rosa sia “ una giovane donna fragile nel corpo, ma fortissima nello spirito”.
Nella conclusione del suo libro Wanda Cherubini illustra come la festa di Santa Rosa sia una tradizione che mai svanirà e illumina il futuro : “La Festa di Santa Rosa è più di un evento annuale: è il simbolo vivente di una comunità che si riconosce nei valori della fede, della memoria, della coesione e della bellezza condivisa. Dalle origini medievali fino all’età digitale, passando attraverso secoli di devozione, trasformazioni storiche e innovazioni artistiche, è riuscita a rimanere fedele a sé stessa pur aprendosi al cambiamento.
La figura di Rosa, giovane donna fragile nel corpo, ma fortissima nello spirito, continua a ispirare generazioni di viterbesi e di pellegrini. Il suo messaggio di pace, coraggio e fiducia si manifesta ogni anno nel trasporto della Mac- china e nel cuore pulsante della città, che si ferma per accoglierla e riparte solo dopo averla salutata.
In un tempo in cui le comunità sembrano spesso smarrire i propri riferimenti, la Festa di Santa Rosa mostra la potenza di un’identità condivisa, capace di reinventarsi senza perdere il proprio centro. È una festa che parla al mondo, ma che nasce dalla terra, dalla storia e dalla fede di Viterbo e, per questo, è destinata a durare. “
Vogliamo ora lasciare ai lettori la curiosità di andare a leggere questo libro scritto “In onore di Rosa, fiaccola di fede e speranza.”





































