di MARIELLA ZADRO –
VITERBO – Il comitato “Non ce la beviamo” e l’Associazione dei consumatori A.Ba.Co. Lazio, stanchi di non ricevere proposte concrete relative alle problematiche dell’acqua pubblica, oggi sabato 17 ottobre, sono scesi in piazza del Plebiscito (del Comune) a Viterbo , per una assemblea pubblica.
Iniziata con il canto di una canzone di Andrea Roncolini riprendendo lo slogan del Comitato, frutto delle diverse assemblee fatte in precedenza.
A seguire l’intervento di Paola Celletti, presidente del Comitato che ha posto una domanda ai presenti: “Perché siamo qui stasera?”
“Stasera siamo qui per rivendicare un diritto sacrosanto: un’acqua salubre, potabile e a costi accessibili a tutti. L’acqua è un diritto universale e sappiamo che il nostro corpo è composto per l’80 per cento di acqua. Quando si parla di acqua, si parla di un diritto alla vita e alla salute, l’accesso all’acqua è uno dei punti cardini per definire una società civile. In questa provincia si sono un po’ coinvolte le priorità. Purtroppo da più di dieci anni assistiamo a divieti di non potabilità, soprattutto nei paesi come Ronciglione e Caprarola. Ma la cosa più grave è che le amministrazioni, Comune e Provincia, non ci vogliono incontrare. Rinnoviamo la richiesta di un incontro per definire una risoluzione al problema”.
Si è unito a questo appello, Tonino Monfeli, agricoltore in pensione, che vuole farsi portavoce per tutta la categoria.
“Voglio fare un appello, lunedì prossimo saremo a Roma in assemblea vicino la Stazione Termine in piazza dei Cinquecento per organizzare un convegno nel mese di novembre. Il bene comune dell’acqua deve essere affrontato da tutti, noi agricoltori ne subiamo le conseguenze più gravose, fino ad arrivare alle chiusure delle aziende”.
I tempi principali della mobilitazione sono stati ben illustrati dalla dott.ssa Antonella Litta, referente nazionale ISDE Italia (Associazione Medici per l’Ambiente) che da quasi 20 anni studiano le problematiche e propongono soluzioni.
“In particolare, si dovrebbe sollecitare la Regione Lazio e i sindaci per l’adozione di membrane come il progetto del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) con membrane bioispirate per la rimozione dell’arsenico. Aggiornare le ricerche, in particolare, nello studio dei parametri, ormai fuori norma, per la presenza di arsenico, fluoruri di origine vulcanica del nostro territorio dove l’inquinamento delle falde acquifere e il cambiamento climatico sta incidendo in modo notevole “.

















