Dai questionari della Fondazione Foresta a 1.399 studenti delle scuole superiori di Padova e provincia emerge il malessere che non ha un solo volto: ansia, umore depresso, autolesionismo, bullismo, difficoltà nel rapporto con il corpo e consumo intenso di alcol. Le ragazze riferiscono più spesso segnali di sofferenza emotiva; tra i ragazzi è più frequente l’eccesso ponderale. Nel 15,3% del campione compaiono pensieri suicidari.
Il disagio giovanile non ha un solo volto. A volte si presenta come ansia o umore depresso, altre volte passa attraverso il rapporto con il corpo, l’autolesionismo, il bullismo o il consumo di alcol. Non sempre è evidente agli adulti e non sempre chi sta male riesce a chiedere aiuto. Nei casi più gravi, la sofferenza può arrivare fino ai pensieri suicidari. Non si tratta di una singola patologia, ma di una condizione complessa di malessere che può assumere forme diverse e coinvolgere la sfera emotiva, relazionale e comportamentale. È la fotografia che emerge dai questionari anonimi raccolti dalla Fondazione Foresta ETS nell’anno scolastico 2025/26 tra 1.399 studenti delle scuole superiori di Padova e provincia, in gran parte diciottenni e diciannovenni. I numeri non descrivono diagnosi, ma segnali diversi di un disagio che merita di essere riconosciuto prima che diventi emergenza.
Il primo dato che colpisce riguarda il benessere emotivo. Oltre la metà degli studenti raggiunge la soglia utilizzata nel questionario per i sintomi ansiosi e quasi quattro su dieci per quelli depressivi. Le differenze tra ragazze e ragazzi sono marcate: i sintomi ansiosi riguardano il 68% delle ragazze contro il 33,8% dei ragazzi, mentre quelli depressivi il 47,1% contro il 30,8%. Anche l’autolesionismo nell’ultimo anno è riferito più spesso dalle ragazze: 17% contro 7%.
Il rapporto con il corpo racconta un’altra parte della stessa storia. Il sottopeso interessa il 14,1% delle ragazze e il 4,1% dei ragazzi. Nei maschi è invece più frequente l’eccesso ponderale, cioè sovrappeso e obesità insieme: 18,9% contro 8,8%. Sono segnali da leggere con cautela, ma mostrano quanto il rapporto con il corpo sia un tema centrale per molti adolescenti.
Anche il bullismo resta molto presente: il 34,3% degli studenti riferisce di aver subito ripetutamente bullismo a scuola, cyberbullismo o entrambi. E il dato diventa ancora più importante quando lo si mette in relazione con il sentirsi ascoltati: tra i ragazzi che hanno subito bullismo ripetuto, i pensieri suicidari sono riferiti dal 34% di chi non si sente ascoltato dai genitori e dal 17% di chi dice invece di poter contare sul loro ascolto.
Alcuni comportamenti mostrano invece una maggiore frequenza tra i ragazzi. Un consumo alcolico particolarmente intenso nel fine settimana (binge drinking – almeno cinque bevande alcoliche) è riferito dal 10,2% dei maschi e dal 4,1% delle femmine. Anche in questo caso il dato non va isolato dal resto: il punto non è costruire un profilo unico del disagio, ma capire che esso può trovare strade diverse per esprimersi nei giovani.
L’ultimo dato è forse il più preoccupante: nell’ultimo anno 214 studenti, pari al 15,3% del campione, hanno pensato almeno una volta di togliersi la vita. Per 123 di loro, l’8,8% dell’intero campione, il pensiero si è presentato più di “qualche volta” o più spesso. La quota è più alta tra le ragazze, 19%, rispetto ai ragazzi, 10,8%. E il 23% di chi ha riferito questi pensieri non si è rivolto a nessuno per chiedere aiuto.
«Questi dati ci dicono che il disagio dei ragazzi non può essere ridotto a una sola causa – osserva il professor Carlo Foresta, presidente della Fondazione Foresta ETS –. Lo vediamo nell’ansia, nel rapporto con il corpo, nelle relazioni, nel bullismo, nei comportamenti autolesivi e nel modo in cui i giovani riescono, o non riescono, a chiedere aiuto. Ci sono differenze tra ragazzi e ragazze, ma c’è un punto comune: molti segnali compaiono prima dell’emergenza. È lì che dobbiamo imparare a riconoscerli e ad ascoltare».
Per la Fondazione Foresta, la prevenzione deve quindi cominciare molto prima che il disagio diventi una situazione estrema. Significa portare nelle scuole occasioni di confronto sul benessere emotivo, sul rapporto con il corpo e con gli altri, rafforzare gli spazi di ascolto e aiutare famiglie e insegnanti a cogliere i cambiamenti che persistono nel tempo. Soprattutto, significa rendere più semplice per un ragazzo dire “non sto bene” senza sentirsi giudicato.
Il tema sarà al centro della presentazione della 21ª edizione del Progetto Scuola di Fondazione Foresta ETS, in programma venerdì 23 ottobre alle ore 9.00 al Teatro Ruzante di Padova. Da oltre vent’anni il progetto coinvolge studentesse e studenti degli ultimi anni delle scuole superiori e rappresenta un osservatorio privilegiato sui cambiamenti negli stili di vita, nei comportamenti e nei principali fattori di rischio per la salute endocrino-riproduttiva e sessuale dei giovani.
L’evento inaugurerà il progetto che si svolgerà durante l’anno scolastico 2026/27 e affronterà, con un approccio multidisciplinare, i principali temi della salute e della prevenzione in età giovanile: dalle problematiche andrologiche e ginecologiche agli stili di vita, dalle infezioni sessualmente trasmesse alla contraccezione, fino alla sessualità, alle relazioni e al consenso.
Il contesto. Secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, nel 2023 in Italia sono stati registrati 3.830 decessi per suicidio tra le persone di almeno 15 anni. In Veneto, il numero verde regionale per la prevenzione dei suicidi ha ricevuto 7.757 contatti tra settembre 2023 e luglio 2025; il 26% proveniva dalla provincia di Padova. Sono dati diversi da quelli del questionario scolastico, ma ricordano quanto sia importante intercettare precocemente la richiesta di aiuto.
Se tu o qualcuno che conosci state attraversando un momento difficile Parlarne aiuta. Per chiedere aiuto: Numero verde della Regione del Veneto 800 33 43 43 (gratuito, 24 ore su 24); Telefono Amico Italia 02 2327 2327. Telefono Azzurro, dedicato a bambini e ragazzi, al 19696. In caso di emergenza, 112.
Fonti dati esterni: Istituto Superiore di Sanità, 9 settembre 2026; ISTAT, Cause di morte in Italia, anno 2023 (11 maggio 2026); Servizio Epidemiologico Regionale Veneto, Mortalità 2020-2022; Regione del Veneto, comunicato n. 1601 del 9 settembre 2025.


