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Piscine Carletti, nuove prescrizioni per rimuovere il solarium abusivo: necessari progetto tecnico e autorizzazioni

di REDAZIONE-

VITERBO – Si complica l’iter per la rimozione delle opere abusive realizzate nell’area termale delle Piscine Carletti. Il Comune di Viterbo ha disposto nuove prescrizioni per il ripristino dello stato dei luoghi, imponendo al responsabile dell’intervento la presentazione di un progetto esecutivo redatto da un professionista abilitato. L’obiettivo è garantire che la demolizione delle strutture in cemento avvenga senza compromettere le sorgenti termali, il patrimonio archeologico e l’equilibrio ambientale della zona.

Il nuovo provvedimento integra l’ordinanza dell’8 settembre 2026, con la quale l’amministrazione comunale aveva già ordinato la rimozione di un camminamento adibito a solarium e di alcune canalette realizzate senza le necessarie autorizzazioni su un terreno di proprietà pubblica.

La vicenda risale all’estate scorsa, quando un sopralluogo effettuato dagli uffici comunali insieme alla Polizia locale aveva portato alla scoperta di alcune modifiche non autorizzate nell’area delle Piscine Carletti.

Gli accertamenti, documentati in una relazione del 30 luglio, avevano evidenziato la realizzazione di una piattaforma in calcestruzzo lunga circa 23 metri e larga tra uno e due metri, costruita lungo il bordo di una delle vasche termali naturali.

Oltre al camminamento, erano state individuate tre canalette in cemento, utilizzate per modificare un tratto del percorso naturale delle acque termali. Le verifiche negli archivi comunali non avevano rilevato la presenza di pratiche edilizie o autorizzazioni relative agli interventi.

La Polizia locale aveva quindi proceduto all’identificazione e alla denuncia all’autorità giudiziaria del responsabile, disponendo anche il sequestro dell’area interessata.

La nuova ordinanza introduce un passaggio preliminare obbligatorio prima dell’avvio delle operazioni di demolizione.

Il responsabile dovrà presentare entro venti giorni dalla notifica del provvedimento un progetto esecutivo delle demolizioni e del ripristino ambientale, sottoscritto da un tecnico abilitato.

Il documento dovrà descrivere le modalità operative previste per eliminare le strutture abusive, specificando gli accorgimenti necessari a evitare danni alle vasche naturali, alle sorgenti, al sottosuolo e alle eventuali testimonianze archeologiche presenti nelle vicinanze.

Particolare attenzione sarà riservata anche alla sicurezza delle operazioni e alla corretta gestione dei materiali rimossi. Il progetto dovrà infatti prevedere il conferimento delle macerie presso impianti autorizzati, documentandone la tracciabilità attraverso gli appositi formulari di identificazione dei rifiuti.

Prima dell’esecuzione dei lavori sarà inoltre necessario acquisire i pareri degli enti competenti, compresa la Soprintendenza e i settori comunali responsabili dei lavori pubblici e del termalismo.

Le prescrizioni più rigorose derivano dalle particolari caratteristiche dell’area, che rappresenta una componente significativa del patrimonio termale viterbese.

Le Piscine Carletti si trovano infatti in un contesto sottoposto a diverse forme di tutela, legate alla presenza di risorse idrotermali, testimonianze archeologiche e vincoli paesaggistici riguardanti il territorio compreso tra il Bullicame, il Riello e le Masse di San Sisto.

L’importanza archeologica della zona è confermata anche da precedenti ritrovamenti effettuati nei pressi del sito. Durante gli scavi preliminari per l’installazione dell’opera artistica Submansio VI, inserita nel progetto regionale Arte sui Cammini, erano emerse strutture riconducibili a impianti termali di epoca romana.

Si tratta quindi di un territorio nel quale anche gli interventi finalizzati alla rimozione di manufatti irregolari devono essere attentamente programmati, per evitare alterazioni del sistema naturale di circolazione delle acque e possibili danneggiamenti ai beni storici.

Il nuovo provvedimento ridefinisce anche le tempistiche per il ripristino dell’area. Il termine di novanta giorni previsto per completare le operazioni decorrerà dalla notifica dell’ordinanza integrativa.

L’avvio dei lavori resta comunque subordinato all’acquisizione delle autorizzazioni necessarie, al dissequestro temporaneo da parte dell’autorità giudiziaria e al rilascio del permesso di accesso all’area da parte degli uffici comunali competenti.

Qualora il responsabile non presenti il progetto tecnico entro i venti giorni stabiliti, il Comune potrà procedere direttamente all’affidamento dell’incarico ai professionisti necessari, addebitando i relativi costi al soggetto responsabile dell’abuso.

Anche le eventuali operazioni di demolizione eseguite d’ufficio resteranno economicamente a carico di quest’ultimo.

La vicenda evidenzia la necessità di conciliare il recupero della legalità urbanistica con la salvaguardia di uno dei luoghi più conosciuti del termalismo libero della Tuscia. L’obiettivo dell’amministrazione è restituire l’area alla sua condizione originaria, assicurando che gli interventi di ripristino non producano ulteriori conseguenze su un patrimonio naturale e storico particolarmente delicato.