di REDAZIONE-
VITERBO- Coltivare pomodori, insalata e zucchine, ma soprattutto relazioni. È questa la filosofia che da dieci anni accompagna gli Orti solidali di Santa Barbara, diventati nel tempo uno dei principali esempi cittadini di agricoltura sociale e inclusione.
Giovedì 1 ottobre, nello spazio di via Lega dei Dodici Popoli, è stato inaugurato il nuovo settore didattico destinato alle scuole di Viterbo, un ulteriore tassello di un progetto che dalla semplice coltivazione della terra si è progressivamente trasformato in un luogo di incontro tra generazioni, persone fragili, volontari e famiglie.
A celebrare la Messa è stato il vescovo di Viterbo, Orazio Francesco Piazza, che ha raggiunto gli orti incontrando volontari e partecipanti all’iniziativa.
L’apertura dello spazio riservato agli studenti punta ora a trasformare l’area in una vera aula all’aperto, nella quale bambini e ragazzi potranno conoscere da vicino la natura, la biodiversità, la sostenibilità ambientale e il valore della cura.
La storia degli Orti solidali comincia nel 2016, quando il Comune di Viterbo concede in comodato alla Caritas diocesana un terreno inutilizzato di circa 9mila metri quadrati nel quartiere di Santa Barbara.
L’area viene progressivamente bonificata e attrezzata: vengono realizzati un pozzo, l’impianto per l’irrigazione, i servizi, le strutture di deposito e gli appezzamenti destinati alla coltivazione.
A distanza di dieci anni il progetto conta 45 lotti, con dimensioni comprese prevalentemente tra gli 80 e i 120 metri quadrati, ai quali si aggiungono due appezzamenti collettivi di circa 300 metri quadrati utilizzati rispettivamente dal gruppo “Nonni e Nipoti” e dalla comunità ortodossa.
Un’evoluzione importante rispetto ai primi anni. Già nel 2019, dopo nuovi lavori di riqualificazione, la Caritas aveva pubblicato un avviso per l’assegnazione gratuita di altri dieci lotti, riservando particolare attenzione alla situazione reddituale, sociale e familiare dei richiedenti.
La produzione non è marginale. Secondo i dati diffusi in occasione dell’apertura della nuova area didattica, ogni appezzamento produce mediamente circa 130 chilogrammi di ortaggi l’anno, portando la produzione complessiva oltre quota 6mila chilogrammi.
Il valore economico stimato del raccolto è di circa 10mila euro l’anno, con un risparmio che per molte delle famiglie coinvolte può superare i 240 euro annuali. Una cifra particolarmente significativa considerando che una parte degli assegnatari è composta da pensionati con redditi molto contenuti.
Una parte dei prodotti viene volontariamente donata e raggiunge famiglie in difficoltà, la parrocchia di Santa Barbara, l’Emporio solidale e la mensa diocesana della Caritas. Complessivamente sono circa 300 le persone che beneficiano direttamente o indirettamente degli ortaggi prodotti nell’area.
La solidarietà legata al raccolto non è recente. Già dal 2017 sono documentate raccolte straordinarie destinate alle persone in difficoltà attraverso la Caritas, le Acli, diverse parrocchie e altre realtà assistenziali del territorio.
L’ultima tappa del progetto guarda soprattutto alle nuove generazioni.
La nuova area didattica è stata pensata per accogliere gli studenti delle scuole viterbesi e proporre attività sulla tutela della natura, sulla biodiversità, sulla produzione alimentare e sulla sostenibilità.
L’orto diventa così uno strumento educativo concreto: non soltanto conoscere come nasce una pianta, ma imparare ad aspettarne i tempi, assumersi la responsabilità della sua cura e lavorare insieme agli altri.
Il progetto punta infatti a collegare sostenibilità ambientale e innovazione sociale, mettendo al centro il rapporto tra le persone. La cura di una pianta diventa il punto di partenza per parlare di collaborazione, fragilità, rispetto e responsabilità.
Non è un caso che gli Orti solidali siano stati progressivamente aperti a laboratori, seminari, incontri ed eventi rivolti a tutta la cittadinanza. Secondo i dati della Caritas, nel corso degli anni oltre 3mila persone hanno preso parte alle diverse iniziative organizzate nell’area.
Dietro gli ortaggi c’è infatti un obiettivo che va ben oltre il sostegno materiale.
Nel progetto ufficiale della Caritas, gli Orti solidali vengono indicati come uno strumento rivolto in particolare alle persone che attraversano condizioni di fragilità economica, familiare o sociale. Attraverso la coltivazione, i partecipanti possono recuperare autonomia, responsabilità, relazioni e fiducia nelle proprie capacità.
Nel luglio 2025 la Caritas aveva ulteriormente rafforzato questa vocazione assegnando uno degli appezzamenti a persone seguite dalla mensa e dal dormitorio diocesano, comprese persone senza dimora. L’obiettivo era duplice: produrre ortaggi per contribuire al fabbisogno della mensa, che prepara quotidianamente circa 50-60 pasti, e offrire ai partecipanti un’occasione concreta di coinvolgimento e riscatto.
Durante gli anni della pandemia, inoltre, gli orti hanno continuato a rappresentare un presidio contro isolamento e fragilità, mantenendo vivo il rapporto tra le persone anche in un periodo segnato dalla forte riduzione della socialità.
La funzione sociale del progetto emerge anche dalle storie personali di chi quegli appezzamenti li vive quotidianamente.
Tra le testimonianze raccolte durante l’iniziativa c’è quella di Luca Talucci, presidente provinciale del Silb, che ha raccontato come la frequentazione dell’orto abbia rappresentato un sostegno importante durante un periodo particolarmente difficile della propria vita.
Colpito da una grave malattia e sottoposto a chemioterapia, Talucci ha spiegato di aver trovato proprio nell’orto una possibilità per uscire dall’isolamento e recuperare progressivamente una dimensione di normalità.
Una testimonianza che sintetizza uno degli aspetti centrali dell’iniziativa: chi coltiva non rimane solo. Gli ortisti più esperti aiutano quelli alle prime armi, ci si scambia prodotti e consigli, si interviene quando una coltivazione non riesce e si costruiscono rapporti che spesso proseguono anche fuori dagli appezzamenti.
Intorno agli orti si è costituita negli anni anche una rete articolata di realtà associative e istituzionali.
Accanto alla Caritas diocesana collaborano, tra gli altri, Acli Viterbo, il gruppo Nonni e Nipoti, Anteas, Caritas Emmaus e la Comunità ortodossa di Viterbo, mentre sono state sviluppate collaborazioni con il dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia e con Arsial.
Il progetto ha ricevuto inoltre 33mila euro di fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, secondo la scheda ufficiale dedicata agli “Orti Solidali di Comunità”.
La stessa Caritas riassume la filosofia dell’iniziativa in un concetto semplice: il lavoro della terra può trasformarsi in uno strumento attraverso il quale recuperare capacità, costruire rapporti e aiutare altre persone.
A dieci anni dalla nascita, quello che nel 2016 era un terreno inutilizzato è quindi diventato molto più di un insieme di piccoli appezzamenti.
È uno spazio produttivo, ma anche educativo e sociale; un luogo nel quale convivono anziani e giovani, persone con difficoltà economiche e volontari, cittadini italiani e stranieri.
Con l’apertura dell’area dedicata alle scuole il progetto entra ora in una nuova fase. I bambini che arriveranno a Santa Barbara non troveranno soltanto terra da coltivare. Troveranno la storia di una comunità che, anno dopo anno, ha scoperto come da un piccolo pezzo di terreno possano nascere verdure, solidarietà e soprattutto nuove relazioni.






